25 Maggio 2015

Il Modello Parma in sette punti, pronta una firma “pubblica”

Il Modello Parma in sette punti, pronta una firma “pubblica”

Sotto i Portici del Grano, in concomitanza con lo sciopero sui servizi educativi


Prove di sistema. Sindacati, comitati, consiglieri comunali dell’opposizione si sono dati appuntamento per martedì 26 maggio alle 16 e 30 per ribadire più lotta all’evasione e maggiori risorse ai servizi educativi e ai disabili. Ma si richiede anche di riconrtrattare gli interessi con le banche e rimodulare la tassazione alle famiglie. È questa la dichiarazione d’intenti in 7 punti “Per un Modello per Parma Fondato sulla coesione sociale”, che verrà sottoscritta pubblicamente. MA vediamola nel dettaglio:

1. Il Comune di Parma è penultimo fra i Comuni capoluogo dell’Emilia-Romagna per introiti legati al recupero dell’evasione fiscale: occorre dunque intensificare la lotta all’evasione fiscale e destinare prioritariamente le somme recuperate ai servizi sociali, educativi e assistenziali

2. Sulle imposte locali già accertate come evase (in particolare Cosap e Ici sui terreni edificabili) occorre procedere a rapida riscossione e destinare prioritariamente le somme ai servizi sociali, educativi, assistenziali;

3. Rispetto al debito contratto con le banche dalle amministrazioni precedenti, occorre un’efficace ricontrattazione al ribasso degli interessi corrisposti, richiamando gli istituti di credito alla propria funzione anche sociale, e occorre destinare prioritariamente il risparmio ai servizi sociali, educativi, assistenziali;

4. A seguito dell’impegno assunto in Consiglio Comunale sull’integrazione scolastica agli alunni disabili, è necessario un costante monitoraggio dell’efficacia e della qualità del servizio di integrazione scolastica, a partire dall’attivazione e dai contenuti del bando;

5. La crisi economica, l’impoverimento di molte famiglie, l’ampio ricorso ad ammortizzatori sociali, la perdita di posti di lavoro rischiano di lasciare ampiamente sottostimato il reale fabbisogno di servizi all’infanzia della città: riteniamo dunque indispensabili un serio censimento dei nuclei familiari che non fruiscono di tali servizi unicamente per ragioni economiche e la difesa di un modello educativo fondato su qualità del servizio, professionalità degli operatori, equità di accesso e integrazione fra culture;

6. Occorre definire un percorso di confronto sulle politiche per gli anziani a partire dallo sviluppo della rete di domiciliarità, da una nuova regolamentazione delle case famiglia e dalla definizione di regole certe sull’assistenza familiare;

7. Occorre istituire un “comitato territoriale per il lavoro” costituito da istituzioni locali, università, sindacati confederali, rappresentanze datoriali, che abbia come obiettivo quello di salvaguardare i livelli occupazionali e insieme immaginare un nuovo modello di sviluppo, aperto al contributo dell’associazionismo, in grado di raccogliere idee e progetti e di attivare un percorso di costruzione dal basso di una nuova identità economica del territorio ripartendo dalle nostre eccellenze manifatturiere, gastronomiche, culturali e ambientali.

Apporranno la firma “pubblica” CGIL, CISL, UIL, ANMIC, Comitato “Genitori infuriati”, Comitato “Per fare un bambino ci vuole un asilo”, Comitato “Per la tutela dello stato sociale”, Assemblea degli educatori, Fondazione “Mario Tommasini” e i consiglieri comunali  Giuseppe Bizzi, Nicola Dall’Olio, Maria Teresa Guarnieri, Massimo Iotti, Ettore Manno, Giuseppe Pellacini, Pierpaolo Scarpino, Maurizio Vescovi e Alessandro Volta.

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