14 marzo 2019

IL FRUTTETO INSOLITO. La Biricoccola

IL FRUTTETO INSOLITO. La Biricoccola

Biricoccola, un nome curioso per un frutto decisamente originale


Un nome scherzoso, che rimanda a un tempo antico, quello delle corti barocche, quando ogni occasione era buona per il gioco, gli enigmi e gli indovinelli.

E le tavole bandite di ogni ben di Dio dovevano continuamente sorprendere e divertire (riguardatevi il film Vatel, con Depardieu): ingegneri, cuochi, artisti a tutti era richiesto il massimo sforzo. Anche ai botanici. Questi dovevano proporre continue novità e fu così che nel Seicento, da qualche parte in Francia, qualcuno osservando la possibilità di incrociare il Mirabolano (Prunus Cerasifera), con l’Albicocco (Prunus Armeniaca), intuì che poteva ottenere una drupa dalle qualità intermedie. Si definì così il Biricoccolo, le cui drupe sferiche, gialle e rosse, delle dimensioni di una piccola prugna, hanno caratteristiche che potrebbero indurre in inganno. Sono lievemente pelose, come un’albicocca, profumano come questa, ma sono liquescenti come una prugna, dolci e un po’ acidule. Insomma un divertente scherzo. Dalla Francia la pianta si diffuse nelle altre corti europee e italiane, come a Napoli, a Roma dove era chiamato albicocco del Papa, a Bologna e anche a Parma, quando vi giunse probabilmente durante il periodo borbonico.

Poi anche le feste finirono. La frutticoltura a fine Ottocento selezionò le varietà più produttive e orientate al mercato, meglio conservabili e dalla pezzatura più importante. Come poteva una pianta nata per gioco diventare cosa seria? Il Biricoccolo rischiò di estinguersi, se non fosse che alcuni appassionati dopo aver ritrovato degli esemplari in qualche parco storico, ne avviarono il recupero. Oggi è facilmente disponibile nei principali vivai, ma non nei supermercati, perché poco conveniente l’impianto industriale. È invece ideale per un frutteto familiare. Resistente alle malattie, facile da potare, non richiede cure o terreni particolari e i suoi frutti a inizio luglio vi sorprenderanno.

A cura di Daniele Paterlini

 

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