18 Maggio 2015

CGIL, CISL e UIL: i servizi educativi si fermano

CGIL, CISL e UIL: i servizi educativi si fermano

 

Riprende il presidio permanente sotto i portici del Grano. Giovedì 21 dalle 7,30 assemblea unitaria di tutto il personale dei servizi educativi in preparazione dello sciopero


Dopo le reiterate proteste dei genitori, sfociate in Consiglio Comunale nel corso della lunghissima ultima seduta,  nel corso della quale l’Amministrazione ha confermato le decisioni annunciate in merito alla riorganizzazione dei servizi educati, scendono oggi in campo i Sindacati Provinciali del Pubblico Impiego di CGIL, CISL e UIL proclamando per il prossimo martedì 26 maggio la prima iniziativa di sciopero nell’ambito della vertenza contro la riorganizzazione dei servizi educativi del Comune di Parma.

L’astensione riguarderà le prime due ore di ogni turno di lavoro. Si tratta di una prima azione di sciopero per ribadire che i lavoratori non accettano una riorganizzazione che penalizza i servizi e l’occupazione. Sono oltre 200, infatti, i posti/bambino tagliati e sono circa 18/20 le unità di personale precario (dipendente dal Comune stesso) che rischiano il posto di lavoro.

Nel frattempo, lunedì 18 maggio, le sigle di categoria riprenderanno, almeno fino al 26 maggio, il presidio permanente sotto i portici del Grano dalle ore 17 alle ore 19.

È inoltre stata convocata, per giovedì 21 maggio, alle ore 7.30, un’assemblea unitaria di tutto il personale dei servizi educativi in preparazione dello sciopero.

Nel confermare la richiesta di un incontro immediato con la Giunta sulle prospettive dei servizi educativi comunali; di un riequilibrio del rapporto pubblico/privato nella gestione dei servizi, alterato dalle ultime scelte effettuate dall’Amministrazione; di una stabilizzazione dei lavoratori precari oltre alla copertura di tutti i posti vacanti in organico (questo serve a dare maggiori diritti al lavoro e garanzia di futuro ai servizi), i sindacati si categoria ribadiscono con forza la contrarietà ad una riorganizzazione che riduce i servizi, taglia l’occupazione e non difende le scuole e i nidi comunali.

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