4 Ottobre 2019

Giornate Fai d’Autunno, ecco i luoghi aperti tra Parma e Busseto

Giornate Fai d’Autunno, ecco i luoghi aperti tra Parma e Busseto

Appuntamento sabato 12 e domenica 13 ottobre, coinvolte 260 città in tutta Italia


Nel weekend di sabato 12 e domenica 13 ottobre tornano le Giornate Fai d’Autunno, un appuntamento attesissimo che l’anno scorso ha fatto registrare numeri da record per quanto riguarda i visitatori. In queste giornate saranno coinvolte la bellezza di 260 città in tutta Italia, che daranno la possibilità di visitare luoghi poco accessibile o solitamente chiusi al pubblico. Tutto ciò sarà reso possibile grazie ai volontari del Fai. A Parma e provincia, saranno cinque le possibili mete dei visitatori.

Il Palazzo del Monte di Pietà e Biblioteca Fondazione Cariparma a Busseto. Nel 1768 nei ducati di Parma e Piacenza furono soppressi i Collegi dei Gesuiti; la ricca Biblioteca del Collegio di Busseto confluì così nelle raccolte del Monte di Pietà. Generazioni e generazioni di studenti e di studiosi si sono serviti dell’antica Biblioteca di Bussetto e tra essi il giovane Giuseppe Verdi la frequentò al tempo in cui ne era bibliotecario il canonico don Pietro Seletti, suo insegnante di umanità e retorica al ginnasio. Si visiterà la biblioteca immaginando, durante un viaggio nel tempo, di ritrovare Verdi assorto nello studio.

La Chiesa S. Maria ai Servi – Fondazione Don Gnocchi. La Chiesa di Santa Maria dei Servi è ricca di splendidi dipinti. Dell’antica decorazione pittorica sono rimasti gli affreschi del catino absidale, dell’arcone del presbiterio; e gli affreschi della cupola, eseguiti da Pier Antonio Bernabei, raffiguranti “l’Ascensione”; in quello che era il refettorio del convento si conserva un’imponente “Ultima cena” attribuita a Giovanni Battista Tinti. Dalla chiesa provengono, inoltre, la “Madonna dal collo lungo” del Parmigianino, oggi agli Uffizi, e lo “Sposalizio della Vergine” di Giulio Cesare Procaccini, conservato alla Galleria nazionale di Parma.

Il Chiostro delle Luigine. Nascosto fra la chiesa gotica del Santo Sepolcro e gli edifici circostanti, si conserva il chiostro delle Luigine, un vero e proprio gioiello di architettura rinascimentale. Caratterizzato da un pregevole apparato decorativo, realizzato alla fine del XV secolo, rappresenta una delle testimonianze più preziose del rinascimento parmense. Il complesso, quando alla fine del Settecento avvenne la definitiva soppressione dei canonici lateranensi, fu rilevato da Padre Eugenio Porta, co-fondatore insieme a Rosa Gertrude Orzi del Conservatorio delle Luigine. Il chiostro cambia così la sua funzione conventuale e si apre a quelle educativa e scolastica indirizzate alle bambine indigenti. Di conseguenza furono eseguiti diversi lavori di restauro con la sopraelevazione dell’ala est e la ricostruzione del lato nord con chiusura del portico sottostante.

“L’Otello di Boito e Verdi: storia di un capolavoro”. La mostra: “L’Otello di Boito e Verdi: storia di un capolavoro” vuole raccontare il processo creativo che ha portato al capolavoro di Giuseppe Verdi, su testo di Arrigo Boito, e la sua realizzazione scenica. L’opera è rappresentata per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano nel 1887 e divenuta fin da subito un successo planetario. L’incontro tra Boito e Verdi avvenne in occasione del rifacimento di Simon Boccanegra. La mostra si apre con un approfondimento su questo antefatto: è esposto il libretto originale del 1879 con gli interventi autografi di Verdi e Boito, un abbozzo musicale autografo dell’atto III, scena I che Verdi scrive per la revisione del 1881 e il bozzetto di scenografia di Girolamo Magnani per il primo atto. Ma è con l’opera shakespeariana che Verdi allaccia la collaborazione definitiva con il librettista e il binomio Boito-Verdi, voluto fortemente da Giulio Ricordi, editore lungimirante, dà vita al successo di Otello, replicato sei anni dopo con Falstaff.

Palazzo Tarasconi. Al piano nobile, si apre verso strada Farini un salone con soffitto ligneo a cassettoni tardo-cinquecentesco, suddiviso in nove riquadri interamente decorati; al centro campeggia la probabile raffigurazione della Primavera, mentre intorno si trovano vari motivi a grottesche alternati a volti femminili, uccelli e leoni. Sulla sommità delle pareti corre un fregio che rappresenta, all’interno di cornici, 12 scene dell’Antico Testamento, strutturalmente correlate strettamente all’orditura dei cassettoni. I dipinti dei cassettoni furono probabilmente realizzati da Cesare Baglione, mentre i fregi furono presumibilmente completati in un secondo momento dai suoi aiuti, tra i quali Girolamo Curti detto “il Dentone”, Angelo Michele Colonna e Giovanni Maria Conti della Camera.

 

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