3 Ottobre 2016

“L’economia il mio lavoro, i bimbi la mia passione”

“L’economia il mio lavoro, i bimbi la mia passione”

INTERVISTA DELLA DOMENICA. Giorgia Chicarella, giornalista e redattrice de “La città dei bimbi”. Come l’informazione sopravvive alla crisi: “Dimenticate i copia e incolla”


Quali sono le strategie per muoversi da libero professionista nel settore della comunicazione? Cos’è importante non perdere di vista se si vuole entrare a far parte del mondo del giornalismo nell’epoca della rivoluzione digitale? Giorgia Chicarella ha lavorato e continua a lavorare come giornalista, addetto stampa e consulente comunicazione per diversi enti pubblici e privati. Una figura professionale che ha vissuto appieno il periodo della rivoluzione digitale e dell’informazione al tempo della crisi economica. Nata sulla carta e cresciuta poi anche grazie online, Giorgia spiega perché si tratta di due mondi che non sono l’uno il sostituto dell’altro, ma si completano a vicenda. E lo fa riportando la propria esperienza personale legata alla rivista “La Città dei Bimbi”.

Tu sei la curatrice del La Città dei Bimbi, la prima rivista cittadina dedicata ai bambini e alle loro famiglie. Com’è nata?

“L’idea di dar vita al La Città dei Bimbi è maturata all’interno della Casa Editrice Edicta, come sviluppo dell’esperienza pregressa de La Casa dei Bimbi: una struttura, presente per diversi anni nel centro storico di Parma durante il periodo natalizio, a disposizione di famiglie e bambini. Un luogo all’interno del quale venivano realizzate diverse attività per i più piccoli, motorie, culturali, artistiche, ricreative, grazie alla collaborazione con numerose realtà del territorio. Un servizio gratuito per i genitori che potevano lasciare di mattina e di pomeriggio i propri figli a svolgere attività sia ludiche sia educative, capace, al contempo di favorire il commercio nel centro storico della città e l’interazione tra bambini e servizi a loro dedicati. Oggi La Casa dei Bimbi viene aperta, in forma ridotta, durante gli eventi organizzati da Ascom Parma Viva e, come sempre, riscuote un grande successo.
Da questa rete, di associazioni, enti, genitori, è nato il progetto editoriale de La Città dei Bimbi, una rivista dedicata a tutte le famiglie di Parma, distribuita gratuitamente in diversi luoghi della città e all’interno delle scuole. Un prodotto editoriale unico che grazie a sua capacità di distinguersi sia a livello di immagine che di contenuti, con una grafica dedicata, un fuori formato e un target molto preciso, ha tenuto testa non solo alla crisi , ma anche alla rivoluzione digitale e, anzi, proprio grazie a questa si è rafforzata, arricchendosi anche di un sito web e di una pagina Facebook. Una strategia che si è rilevata vincente per un prodotto nato dal basso e che si autosostiene: qualità e unione tra online e off-line, punti di forza de La Città dei Bimbi e della comunicazione nel suo complesso”.

Quali sono le differenze tra comunicazione online e su carta?

“L’online è veloce, offre un’informazione sintetica e in tempo reale, può raggiungere tutti e, soprattutto, garantisce un’iterazione diretta con l’utente che diventa parte attiva del processo di comunicazione. La carta invece ha il grande pregio di essere un prodotto tangibile, che si può toccare con mano e ha la capacità di offrire approfondimenti. La Città dei Bimbi è entrambe le cose. E’ un giornale locale, nato in un periodo di crisi e in una città con una situazione politica piuttosto complicata, che grazie alla sua qualità, a un’informazione mirata realizzata grazie alla collaborazione con esperti di vari settori, è riuscita a diventare un punto di riferimento per il territorio. Chi è libero professionista e imprenditore di se stesso, lo sa: qualità, flessibilità, precisione, puntualità: sono un vade mecum da cui non si può prescindere e La Città dei Bimbi è nata e cresciuta proprio sotto l’egida di questi valori”.

Parlando di rivoluzione digitale, da giornalista come hai vissuto il passaggio dal cartaceo all’online? Cosa di positivo o di negativo c’è in tale rivoluzione per il giornalismo stesso?

“La mia esperienza da giornalista, da social media strategy e da consulente comunicazione mi ha insegnato che il cartaceo e l’online, lo ripeto, sono sì diversi ma la loro grande forza è nella capacità di integrarsi, non di sostituirsi. L’online ha infatti la capacità di offrire un’informazione rapida, istantanea, creata con e per l’utente. Non solo, ma può servirsi di prodotti molto efficaci e tecnologicamente innovativi, impattanti dal punto di vista emozionale, come i contenuti video. E, sebbene sia più volatile, arriva dove il cartaceo non riesce. Il fatto di raggiunge un pubblico molto più vasto è il suo punto di forza ma, allo stesso tempo, anche la sua debolezza. Un aspetto che chi opera nel mondo della comunicazione deve avere ben presente: perché a questi “tutti” ci arrivano in molti, c’è poco da fare il web per sua stessa natura è vasto ed aperto, e fare la differenza e diventare un punto di riferimento e fidelizzare non è così facile. Per uscire dall’impasse valgono sempre le stesse regole, offrire una comunicazione corretta, di qualità, tarata sul mezzo, professionale, ed efficace per l’utente finale, altrimenti questo “tutti” rischia di diventare “nessuno”.
Il punto di forza e di crescita per il cartaceo invece è proprio questo: riesce a differenziarsi, può offrire un’informazione più approfondita, targettizzata e specifica, e che crea un legame con l’utente finale; anzi forse proprio grazie all’online, ha la capacità di proporsi come un prodotto autorevole e di nicchia.
Quando il web ha iniziato a prendere piede ero all’inizio della mia carriera e ho inteso il tutto come un fattore di crescita, con molta positività. Lavorando ho iniziato ad accorgermi dei limiti e delle potenzialità di entrambi. Si tratta di due strumenti necessari, oggi come oggi, per il giornalismo e il settore della comunicazione, possono e devono convivere, riuscire a farlo nel mondo giusto sta nella capacità e nella bravura di chi fa comunicazione”.

Hai scelto di specializzarti nel settore economico. Qual è la metodologia migliore per parlare di economia e finanza ad un pubblico che in grande maggioranza non si intende di tali materie?

“Quello economico è senz’altro un ramo del giornalismo complesso e, al contempo, fondamentale. Perché l’economia, al di là di ogni giudizio di valore, è una leva importante che manda avanti il mondo. In economia più che in altri settori, il giornalista si scontra con la propria capacità di saper comunicare, di saper leggere, interpretare e soprattutto di saper poi trasmettere al lettore concetti piuttosto difficili. La famosa regola, di analisi e sintesi, qui vale cento. Si hanno davanti numeri e analisi complesse, e quando si scrive non si può di certo fare un elenco di voci e dati e presentarlo al pubblico. Il rischio è quello di fare un report perfetto ma incomprensibile a chi legge. Bisogna dunque comprendere, selezionare gli aspetti che più interessano al lettore e metterli su carta. Chiedendosi, sempre, se l’utente che si vuole raggiungere capirà quello si sta scrivendo. Chi scrive deve avere piena conoscenza dell’argomento che sta affrontando e anche di tutto il contesto. Deve insomma conoscere il mondo. È un settore che richiede uno studio continuo. Solo studiando e apprendendo si sarà in grado di comunicare bene agli altri. Ricordo che quando ho camiciato a lavorare in economia avevo un qualche timore, ma mi sono rimboccata le maniche e ho cominciato a a leggere e a mettermi alla prova, a provare e riprovare, anche grazie a chi supervisionava giorno dopo giorno il mio lavoro. Tornando indietro, con il senno di poi, non ho dubbi, sceglierei esattamente questo settore”.

Se dovessi dare un consiglio a chi oggi vuole diventare giornalista, cosa diresti?

“Se l’obiettivo è quello di entrare in una redazione e avere un posto fisso è meglio cambiare progetto di vita. Se l’obiettivo è invece quello di crescere, andare avanti e innovare, mettersi alla prova allora la situazione cambia. Quella del giornalista è una professione fantastica nonostante le difficoltà che innegabilmente si incontrano sul mercato del lavoro. Serve una buona dose di umiltà, voglia di fare gavetta, e tanta motivazione. Non solo, bisogna tenersi aggiornati su tutto, anche se il nostro settore specifico è uno, leggere, ascoltare e comprendere i vari cambiamenti economici e sociali in atto. Se si è aperti al cambiamento, se si approfondisce e si punta all’informazione di qualità, e non si fa “tuttologia”, allora si può diventare non solo bravi giornalisti, ma anche bravi comunicatori, da ogni punto di vista. Se c’è un aspetto importante che il lavoro da giornalista offre, è proprio questo: ti insegna a comunicare, e, sembra scontato ma non lo è, a scrivere. Si possono avere contenuti di grande qualità, ma se non li si sa trasmettere è come non avere in mano nulla. Chi legge ti dà fiducia, e questa fiducia non deve mai essere tradita. Altro aspetto importante è differenziarsi: il copia e incolla di una notizia non porta da nessuna parte, anzi. Solo se ci si differenzia dagli altri si riesce a conquistare l’utente e a fidelizzarlo, che sia carta o web, social o video”.

 

 

 

 

 

 

 

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