11 Gennaio 2018

Giancarlo Ilari: “Il Teatro aiuta ad invecchiare bene”

Giancarlo Ilari: “Il Teatro aiuta ad invecchiare bene”

“Un gioco meraviglioso quello dell’interpretazione, dell’immedesimarsi in un’altra realtà, in un altro cuore, in un’altra mente. E fare finta che sia tutto vero”.


 
«Per 33 anni mi sono diviso tra la fabbrica e il teatro: lavoravo come disegnatore tecnico in una grande vetreria della nostra città e il fine settimana partivo per i grandi palcoscenici europei. Il teatro mi ha aiutato a vivere, ad invecchiare bene, mi è venuto in aiuto, mi ha dato suggerimenti. È un gioco meraviglioso quello dell’interpretazione, dell’immedesimarsi in un’altra realtà, in un altro cuore, in un’altra mente. E fare finta che sia tutto vero. Ecco, a 90 anni farei ancora teatro e vorrei avere a disposizione l’arma più importante per farlo, la memoria, che invece un po’ se ne sta andando. Vecchio in scena lo sono stato molte volte: ne “Il Canto del Cigno” di Anton Cechov, un piccolo capolavoro dove si respira l’essenza del teatro, il mestiere dell’attore, la sua solitudine, e poi ancora ne “Il Guardiano” di Pinter, o ne “L’ultimo nastro di Krapp” di Beckett. Come Krapp, oggi rivedo il mio passato. Non solo di teatro, ma di vita, tutta. Perché un attore non può e non deve vivere solo di teatro ma deve guardare anche fuori dalla scena, occuparsi della vita. Oggi mi piacerebbe fare e vedere un teatro più umano, che pur nel rispetto della tradizione attoriale, sia contemporaneo, sappia affrontare le nuove sfide che si affacciano al nostro quotidiano, possa portare in scena opere che trattino problemi della società, che parlino di noi, della nostra esistenza, senza retorica. Anche se qualcuno per fortuna cerca di percorrere questa via nella propria ricerca artistica, tanti sono gli argomenti che il teatro ancora non affronta come a mio parere dovrebbe: ci sono interi continenti, quali l’Africa o l’Asia, che stanno abitando l’Europa e il teatro non ne racconta. Eppure sono cambiamenti epocali! Così pure il precariato, la disoccupazione, la giustizia. Insomma, non è più tempo per il teatro convenzionale. Vorrei un teatro più autentico, e anche degli autori più autentici. Abbiamo un bisogno di umanità fortissimo. Ricominciamo dal teatro?»
 
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