3 aprile 2017

I 40 anni di Martino: da 35 prepara il gelato per il Montanara

I 40 anni di Martino: da 35 prepara il gelato per il Montanara
I 40 anni di Martino: da 35 prepara il gelato per il Montanara
I 40 anni di Martino: da 35 prepara il gelato per il Montanara
I 40 anni di Martino: da 35 prepara il gelato per il Montanara
I 40 anni di Martino: da 35 prepara il gelato per il Montanara

GALLERY. STORIE DI COMMERCIO. Un locale a gestione familiare, nato nel lontano 1977. Tra le specialità il gelato boero e la torta meringata


Martino, Marta, Enrico e Carlo. Una famiglia, un gelato: quello della Gelateria Martino. Una tradizione che prosegue da quarant’anni, tra via XXII Luglio, luogo in cui il locale è nato, e via Montanara, dove si è trasferito da oltre trent’anni. Dalla crema al cioccolato, dalla stracciatella alla zuppa inglese, una varietà di gusti per il palato di grandi e piccini. Un’attività a continuità familiare, da sempre, che lavora in nome di un gelato “antico” – come loro stessi lo definiscono. Niente gusti dai nomi incomprensibili, niente vetrine decorate e dai colori pastello, ma una serie di pozzetti dove il gelato non si vede…ma si sente.

Un gelato che “rinfresca” via Montanara da tempo. Quando nasce la Gelateria Martino?
La gelateria esiste da 40 anni. E’ stato mio padre ad aprirla (parla Enrico), nel 1977, ma in via XXII Luglio. Nel 1984, invece, ci siamo trasferiti in via Montanara. Inizialmente a gestirla erano i miei genitori e i miei nonni, solo dopo siamo subentrati io e mio fratello. Mia mamma e mio papà, però, lavorano ancora qui.

Dal centro a via Montanara, dunque. Come mai questo tipo di spostamento?
Dopo qualche anno dall’apertura mio papà ha deciso di vendere l’attività. Non perché non andasse bene, ma perché io e mio fratello eravamo piccoli, e per avere più tempo da dedicare alla famiglia ha preferito avviare una società volta alla distribuzione del gelato. L’attività, però, non ha dato i frutti sperati, così mio padre ha deciso di riaprire una gelateria. Conosceva via Montanara, qui aveva rifornito alcuni locali, e quando ha saputo di un’attività in vendita l’ha subito comprata.

Come è cambiato il quartiere nel corso di questi trent’anni?
Negli anni Ottanta via Montanara era chiamata “Il Bronx di Parma”. C’erano uno spaccio e un consumo di eroina notevole. A parte quello, però, si stava abbastanza bene. Il lavoro non mancava, era un quartiere piuttosto attivo, circolavano molti giovani. Oggi non c’è più quella stessa affluenza di ragazzi, che si spostano più in centro, ma si sta comunque bene. Ogni tanto si verifica qualche fenomeno di microcriminalità, ma nulla di particolarmente allarmante. Dà fastidio, sì, ma non ci si sente ancora in pericolo. La cosa bella del Montanara è che più che un quartiere è un paese all’interno della città. Ci si conosce quasi tutti. Ci sono giovani che, crescendo e divenendo adulti, non hanno smesso di frequentare la nostra gelateria, e oggi portano i figli. Mio padre conosce anche i sassi di questo quartiere.

Quale caratteristica non può mancare al gelato della Gelateria Martino?
La continuità nella qualità. Per questo preferiamo mantenerci più “antichi”, più “tradizionali”. Non ci piace seguire la moda, produrre gelati più appariscenti che gustosi. Oggi c’è una forze tendenza al gelato “moderno”, gusti particolari, dai nomi strani e dai colori vivaci, ma anche molto grassi. Si tratta di gusti per la vetrina, nati da un mix che spesso il palato non riesce a capire. Noi lavoriamo più all’antica, puntiamo sul tradizionale e sulla qualità.

Quali sono i gusti più richiesti dai clienti? E quale il tipo di torta più gettonata?
Crema, nocciola, stracciatella…i gusti classici qui vanno molto. Ma il pezzo forte è il cioccolato. E’ quello che io preferisco, e anche i clienti dicono di apprezzarlo molto. Un tipo di gelato che solitamente non si trova altrove, invece, è il boero. Fatto sul gusto del famoso cioccolatino dalla carta rossa, con liquore e ciliegia dentro. La torta più richiesta è la meringata. La facciamo da oltre trent’anni, possiamo considerarla il nostro piccolo cavallo di battaglia. Mio fratello, invece, si dedica alle torte decorate, sia a gelato che semifreddo, con pasta di zucchero.

Un consiglio per scegliere un buon gelato?
Far lavorare le papille gustative e non l’occhio. E’ vero che l’occhio vuole la sua parte, ma le montagne di gelato in vetrina, dalle decorazioni particolari e i colori pastello, sono “gelati per turisti” e rischiano di mancare di qualità. Se mangiamo un gelato e non appena finito ne mangeremmo un altro, allora abbiamo fatto la scelta giusta. Se ci sentiamo come se avessimo mangiato primo, secondo e contorno, in quel caso non è proprio il gelato ideale. La differenza sta nella leggerezza.

 

 

 

 

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