2 Marzo 2019

Gabriele Balestrazzi: “Sono stato fortunato ma ho anche odiato il mio lavoro”

Gabriele Balestrazzi: “Sono stato fortunato ma ho anche odiato il mio lavoro”

“Il periodo peggiore? Quando è stato ucciso il piccolo Tommy, non accettavo di dover dare la notizia”


Inizia a collaborare con la Gazzetta di Parma, fino a raccontare la sua città per ben vent’anni. Gabriele Balestrazzi, oggi in pensione, si definisce un giornalista fortunato. “Amo Parma, il mio sogno era quello di osservarla e raccontarla e ci sono riuscito, passando dalla carta, alla tv allo smartphone”. E’ lui il protagonista del terzo appuntamento del Febbraio Italiano, presso la Biblioteca Sociale Roberta Venturini.

Per raccontare una città bisogna saper dosare l’emozione e il sangue freddo. E questo, Gabriele Balestrazzi lo sa bene. Il giornalista, infatti, si è trovato a raccontare la storia del rapimento e della morte del piccolo Tommy, l’angelo dei parmigiani. “Ho sperato, ho immaginato la prima pagina della Gazzetta al momento del ritrovamento del bambino…ma quella prima pagina non è mai stata stampata. Quando si è saputo che Tommy era morto, in redazione è calato il gelo. Mi sono annullato, non ricordo nulla di quel momento, se non che ho profondamente odiato il mio mestiere. Non riuscivo ad accettare di dover dare una notizia del genere”. 

Tra le difficoltà dei giornalisti, inoltre, Balestrazzi fa presente quella di dover “invadere” la vita della gente anche in momenti complessi. Citando sempre il caso del piccolo Tommy, ricorda a malincuore le accuse che all’epoca toccarono ai genitori del bambino, sospettati di essere i colpevoli del delitto. E mentre i coniugi soffrivano, Balestrazzi raccontava. “Mi sono trovato ad invadere la vita di due persone che non solo avevano perso un figlio, ma erano anche sospettate di essere colpevoli. Furono 15 giorni tremendi, finché non si trovarono le impronte del vero colpevole”.

Oggi docente universitario presso l’ateneo di Parma, desideroso di trasmettere ai giovani ciò che negli anni ha imparato, spiega: “Mi ritengo un artigiano locale del giornalismo, non ho mai fatto uno scoop ma ho sempre raccontato con passione la mia città”.

A proposito del giornalismo odierno, in forte calo, manifesta fiducia: “Arriverà sicuramente qualcuno ad inventare qualcosa per aiutare il nostro mestiere. La carta è calata, il web non riesce a compensare il vuoto creatosi, la crisi è evidente…ma non irrisolvibile”. 

 

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