8 Aprile 2017

Foto Medici: scatti di Parma da oltre cinquant’anni

Foto Medici: scatti di Parma da oltre cinquant’anni
Foto Medici: scatti di Parma da oltre cinquant’anni
Foto Medici: scatti di Parma da oltre cinquant’anni

GALLERY. STORIE DI COMMERCIO. Un’attività nata in Venezuela e trasferitasi a Parma. “Il digitale vive di scatti su scatti nell’attesa di una foto soddisfacente, ma la professionalità sta nel cogliere l’attimo”


Fra rullini e immagini in bianco e nero fin da quando avevano 11 anni. Così Gabriella e Andrea hanno iniziato a sentire il suono dei primi clic, preso in mano macchine fotografiche di vario genere, imparato le tecniche di sviluppo di una pellicola, fino a ritrovarsi titolari di Foto Medici. Una piccola casa della fotografia in Borgo Collegio Maria Luigia, aperta nel lontano 1963 dal padre Giorgio, tornato a Parma dopo il colpo di stato che ha messo in ginocchio Caracas e lo ha costretto a chiudere il grande studio fotografico lì avviato. Fra uno scatto e l’altro Foto Medici ha spento la sua 54esima candelina, ricevendo in dono la targa di “Bottega Storica”. “Una grandissima soddisfazione – commentano i titolari – di cui nostro padre sarebbe fiero”.

Foto Medici esiste dal 1968, ma in realtà la vostra storia è iniziata in Sudamerica…
Esatto. Nostro padre ha aperto il suo primo negozio fotografico, nonché laboratorio, alla fine degli anni ’50, a Caracas. Prima di avviare questa attività lavorava presso l’Inos (Instituto Nacional de Obras Sanitarias), ma a causa di un colpo di stato si è ritrovato senza lavoro. A questo punto ha aperto il negozio. Qualche anno dopo, però, c’è stato un ulteriore colpo di stato, è scoppiata la rivoluzione, non si era sicuri in nessun posto. Un giorno mio fratello, mentre si trovava sul balcone, è stato sfiorato da un proiettile che ha bucato il vetro della finestra. A quel punto i miei genitori hanno deciso di tronare a Parma. La paura era troppa. Nel 1963 mio padre ha aperto questo negozio.

E voi quando avete preso in mano la prima macchina fotografica?
Quando abbiamo iniziato a frequentare questo posto eravamo molto giovani, intorno agli 11 anni. Durante l’estate venivamo in negozio per aiutare nostro padre, e a poco a poco ci siamo appassionati. Non era un lavoro semplice e neppure divertente, non subito abbiamo potuto tenere in mano la macchina fotografica. Passavamo ore a ritagliare i bordini bianchi che circondavano ogni fotografia o a timbrarle dietro. Intanto imparavamo e ogni tanto scattavamo anche.

Dall’analogico al digitale. Come è cambiata la fotografia nel corso di questi anni?
Purtroppo si è passati da una fotografia di alta qualità ad una che punta più sulla velocità. La gente preferisce avere le foto stampate in un’ora piuttosto che aspettare qualche giorno. Ma per stampare in così poco tempo si deve necessariamente penalizzare la qualità del lavoro. Noi ci siamo sempre rifiutati di consegnare delle stampe così in fretta. Abbiamo sempre voluto mantenere una certa professionalità, come nostro padre ci ha insegnato. Con i macchinari antichi, inoltre, si svillupavano 3/4 pellicole al giorno, oggi si può arrivare anche a venti…ma non è lo stesso. Pensa che prima tutte le foto venivano ritoccate con un pennellino, in modo da eliminare i minimi difetti, quelli lasciati da un granello di polvere, per intenderci. Oggi c’è Photoshop. Le fotografie avevano una certa magia, adesso si riesce sì a fare delle cose particolari, ma quella magia non c’è più.

Siamo nell’era dei selfie e delle foto scattate al cibo prima di mangiarlo. In questi casi si può parlare di fotografia?
E’ il mondo dell’immagine. La foto deve darti qualcosa, deve trasmetterti qualcosa. Occorre cogliere l’attimo, non fare cento scatti prima di avere quello che piace. Cogliere l’attimo è professionalità. Con le vecchie macchine, inoltre, le foto non si vedevano immediatamente. Il portare il rullino dal fotografo e aspettare il risultato generava una certa emozione. Adesso tutto questo non c’è più. Anche i bambini hanno grandi reflex ormai. La cosa importante non è fare tante foto e belle, ma capire cosa si vuole trasmettere. Per fortuna chi non si accontenta c’è ancora, alcuni riprendono in mano vecchie macchine dopo un periodo di ubriacatura di digitale.

Da qualche giorno siete ufficialmente “Bottega Storica”. Una grande soddisfazione…
Grandissima. I momenti di difficoltà nell’ultimo periodo non sono stati pochi. Fra l’avvento del digitale, la crisi, il dilagare dei centri commerciali, l’affermersi di internet…Una vera gioia. Anche mio padre e mia madre ne sarebbero soddisfatti.

Qual è la fotografia più bella che avete mai fatto? Quali i soggetti che preferite mettere a fuoco da dietro l’obiettivo?
Io amo fotografare le persone (parla Gabriella), perchè mi piace cogliere l’espressione della gente, trasmettere, attraverso la foto, quello che hanno dentro. Una che ricordo con piacere è la foto di due sposi. Lei era particolarmente preoccupata perchè diceva di non essere bella, ma in quella foto non si vedeva tanto l’aspetto fisico, quanto l’intensità del loro amore, trasmesso dai loro occhi, dalla loro espressione. Alla fine si è piaciuta molto, ed è stata una soddisfazione. A me (parla Andrea) piaccionmo molto i paesaggi, il cogliere i colori della natura. Una foto particolare mi è capitata per caso. Nel 1987 a Parma è stato girato il film Opera, di Dario Argento. Un giorno mi hanno chiamato gli addetti alla produzione, chiedendomi se avevo una carta macchina fotografica ed eventualmente di andare al Teatro Regio per fare una foto. Quando sono arrivato ho conosciuto Dario Argento. Voleva una foto della sala e del lampadario. E l’ha voluta in formato molto grande in pochissimo tempo. Alla fine l’hanno apprezzta molto e utilizzata come locandina del film.

Oggi i giovani che si dedicano alla fotografia sono molti, alcuni per hobby, altri ambiscono a diventare dei veri fotografi. Cosa consigliate loro?
E’ una strada piena di difficoltà. Richiede molto lavoro e tanto impegno. E’ pesante, soprattutto quando si ha una famiglia, si esce di casa alle otto del mattino e si torna alle undici di sera. Ma al contempo dà tanta soddisfazione. Bisogna essere molto decisi, non mollare dinanzi agli ostacoli. E avere ben chiaro quello che si vuole trasmettere prima del clic.

 

 

 

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