25 settembre 2018

Federalberghi all’attacco: “Airbnb, a Parma 847 alloggi. Troppi”

Federalberghi all’attacco: “Airbnb, a Parma 847 alloggi. Troppi”

In crescita del 55,41% rispetto ad agosto 2016. Incerti: “Occorre un registro nazionale degli alloggi turistici”


Il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, ha consegnato oggi al Ministro del Turismo, Gian Marco Centinaio, un rapporto sulla shadow hospitality, insieme ad un elenco di quasi 400mila appartamenti italiani disponibili su Airbnb ad agosto 2018 da cui emerge anche il dato a livello provinciale. Nel territorio di Parma e provincia, sono disponibili, su Airbnb 847 alloggi, in crescita del 55,41% rispetto ad agosto 2016, quando erano pubblicizzati 545 annunci. Degli 847 annunci presenti su Airbnb.it: 528 (62,34%) sono riferiti ad interi appartamenti; – 547 (64,58%) sono disponibili per più di sei mesi; – 478 (56,43%) sono gestiti da host che mettono in vendita più di un alloggio (fonte: elaborazioni Federalberghi / Incipit srl su dati Inside Airbnb – agosto 2018)-

“I dati elaborati da Federalberghi – ha commentato Emio Incerti, presidente Federalberghi Parma – confermano che anche Parma e il suo territorio non sono immuni al problema: 847 annunci dimostrano infatti l’esistenza di una consistente e crescente offerta ricettiva parallela che incide sul mercato al pari di otto grandi strutture alberghiere, assorbendo quindi flussi turistici del territorio e comportando un mancato introito di tassa di soggiorno stimato in oltre 200mila euro. Un fenomeno dunque di grande portata.”

Dall’analisi nazionale sono emergono inoltre quattro grandi bugie che smascherano la “favoletta” del gestore che accoglie l’ospite in casa propria:1) NON È VERO CHE SI TRATTA DI FORME INTEGRATIVE DEL REDDITO. Sono attività economiche a tutti gli effetti. Più della metà degli annunci (il 62,22%) sono pubblicati da persone che amministrano più alloggi, con casi limite di soggetti che gestiscono più di 4.000 alloggi. 2) NON È VERO CHE SI CONDIVIDE L’ESPERIENZA CON IL TITOLARE. Più di tre quarti degli annunci (il 76,88%) si riferisce all’affitto di interi appartamenti, in cui non abita nessuno. 3) NON È VERO CHE SI TRATTA DI ATTIVITÀ OCCASIONALI. Quasi due terzi degli annunci (il 64,58%) si riferisce ad alloggi disponibili per oltre sei mesi l’anno. 4) NON È VERO CHE LE NUOVE FORMULE TENDONO A SVILUPPARSI DOVE C’È CARENZA DI OFFERTA. Gli alloggi sono concentrati soprattutto nelle grandi città e nelle principali località turistiche dove è maggiore la presenza di esercizi ufficiali.

“A causa di questa narrazione fraudolenta – prosegue Incertiil consumatore è ingannato due volte: viene tradita la promessa di vivere un’esperienza autentica e vengono eluse le norme poste a tutela del cliente, dei lavoratori, della collettività e del mercato. Si pone inoltre con tutta evidenza un problema di evasione fiscale e di concorrenza sleale, che danneggia notevolmente le imprese turistiche.”

Per questo è stato chiesto al Ministro che venga istituito con urgenza il registro nazionale degli alloggi turistici e che si affermi con chiarezza, anche per le locazioni brevi, l’obbligo di rispettare le norme di tutela dei clienti, dei lavoratori, dei vicini di casa, della collettività, della concorrenza. “Ma più di tutto – conclude Incerti – occorre intervenire con più forza con misure di controllo sulle attività che operano in questo settore parallelo, affinché si possa operare tutti in un regime di assoluta parità”.

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