15 Settembre 2016

Fallimento Parma FC: assolti Ghirardi e soci

Fallimento Parma FC: assolti Ghirardi e soci

Secondo il consulente del Tribunale delle Imprese le colpe dell’ex patron e soci iniziano solo nel 2014, ma la versione non è ancora definitiva


“Dalle analisi svolte e dalla documentazione esaminata non appare condivisibile la visione espressa”. Questo la conclusione,  in una relazione, di Renato Santini – professore di Economia a Bologna- a cui il Tribunale delle Imprese di Bologna ha chiesto di valutare le posizioni dei curatori fallimentari del Parma Fc – che hanno chiesto dei sequestri a danno dell’ex patron Ghirardi e di altri soci del Parma e della holding Eventi Sportivi – e le obiezioni degli ex soci della società fallita.

Oltre Ghirardi, infatti, sono coinvolti nella questione diversi ex soci, amministratori e sindaci del Parma Fc, chiamati a pagare i danni: Pietro Leonardi, Susanna Ghirardi, Arturo Balestrieri, Silvia Serena, Roberto Giuli, Giuseppe Scalia, Roberto Bonzi, Andrea Zaglio, Ottavio Martini, Mario Bastianon, Francesco Sorlini, Maurizio Magri, Osvaldo Francesco, Maria Riccobene, Giovanni Schinelli, Alberto Volpi e Alberto Rossi.

Il tracollo economico del Parma risale a prima dello scandalo mediatico (e allora chi stava all’interno ha imbrogliato nascondendo le carte), oppure a dopo (quando i soci non potevano più farne niente)? Questa la domanda intorno alla quale si erge tutta la questione.

Secondo i curatori fallimentari – che vorrebbero recuperare denaro dagli ex soci – l’insostenibilità dei conti era chiara già al bilancio chiuso al 30 giugno 2013, cioè ben prima del fallimento della primavera 2015. E’ in quel momento che marchio e contratto di sponsorizzazione vengono ceduti alla Parma Brand. Ma il consulente del Tribunale delle Imprese non la pensa allo stesso modo: “la cessione del Marchio e del Contratto – si legge nella relazione del Tribunale – pare eseguita ad un valore congruo, mentre gli elementi a supporto di una immediata rettifica del credito verso Parma Brand paiono deboli e difficilmente condivisibili. Parimenti, anche se l’operazione appare indubbiamente ‘sospetta’ nella tempistica, la medesima non può essere definita ‘fittizia’ e posta in essere ‘al solo scopo di differire il dissesto aziendale’”.

Secondo Renato Santini, dunque, la situazione è da considerarsi persa solo dal 15 novembre 2014. Fino a quel momento, infatti, l’azionista Eventi Sportivi aveva garantito la copertura delle perdite. I curatori che accusano Ghirardi si sono soffermati sulle questioni di natura contabile e di bilancio, “ma poco o nulla sugli aspetti strategici delle società di calcio, sull’importanza dei risultati sportivi e sulla rilevanza delle garanzie dei soci. In altre parole, sembra a chi scrive che l’apprezzabile lavoro svolto sia stato forse troppo influenzato dall’ottica ex-post, ma poco a nulla dall’ottica ex-ante, che vedeva viceversa la Società lottare per in campionato per l’accesso alle competizioni Europee in un contesto certamente difficile ma non troppo dissimile da quello di altre società di calcio. Come si è visto, un eventuale giudizio di incapienza delle coperture finanziarie del socio può essere certamente rilevato in un’ottica ex-post, ma assai più difficile è rilevarlo ex-ante tenendo conto della prospettiva ora per allora”.

Le vere responsabilità degli amministratori che si possono far pagare, sono solo per quanto successo dalla fine del 2014 in poi, operazioni “compiute prevalentemente nel periodo di reggenza del gruppo Taci, ove il solo consigliere e Dg Leonardi era presente ma gli altri consiglieri di amministrazione, così come i sindaci, risultavano di nuova nomina. In questo lasso di tempo, caratterizzato tuttavia da una certa opacità in termini di disponibilità di documenti societari a partire dal mese di gennaio sino al fallimento, lo scrivente ha identificato in 3,6 milioni di euro le operazioni dannose e 0,9 milioni di euro gli oneri finanziari che hanno aggravato il dissesto della Società”.

Il consulente concorda con i curatori solo su alcune operazioni su costi del vivaio e stipendi dei calciatori, giudicandole finanza creativa, ma si tratta di “operazioni minori, la cui dimensione non sarebbe stata tale da compromettere il patrimonio aziendale”.

Dunque, la conclusione di Renato Santini è che Ghirardi avrebbe abbandonato la barca solo alla fine del 2014, quando inizia la ricerca di un nuovo socio, assolvendo così lo stesso e tutti gli altri soci coinvolti.

 

 

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