11 Dicembre 2016

Savani: “Parma è stata la Stalingrado d’Italia, non diventi la Caporetto”

Savani: “Parma è stata la Stalingrado d’Italia, non diventi la Caporetto”

Parla il consigliere 5 stelle di minoranza Fabrizio Savani. “Non so ancora se mi candiderò alle prossime amministrative, la città ha bisogno di scelte ponderate”.


Dalla vittoria del No al Referendum Costituzionale alle amministrative 2017, in cui Parma dovrà eleggere il suo nuovo primo cittadino. A parlare è uno dei consiglieri di minoranza del Movimento 5 stelle, Fabrizio Savani, che spiega di volere un sindaco capace di guardare la gente negli occhi, di garantire più sicurezza, di non tralasciare le periferie. Un sindaco umile e trasparente, che affronti i veri problemi dei parmigiani.

A proposito di Referendum Costituzionale, il No ha vinto e lei ne è contento, ma Parma è una delle poche città della Provincia in cui i voti a favore del Sì hanno, seppur non di molto, superato quelli contrari. A cosa si deve tale risultato?
Lo scarto a favore del Sì a Parma è stato di appena settecento voti circa, ma l’Emilia-Romagna è stata fra le poche regioni in cui il Sì ha prevalso. Questa è da sempre una roccaforte rossa e ciò ha sicuramente influito. Inoltre l’Emilia è fatta di molte città ricche, in cui ci sono servizi – come la sanità – particolarmente efficienti, perciò tale benessere può essere stato un appoggio indiretto al governo Renzi. Al contempo, però, molta gente, a Parma come altrove, è stufa. Il No è stato un No di colore, con cui la popolazione vuole sancire e ufficializzare il distacco del governo dai problemi della gente. Le frasi di berlusconiana memoria pronunciate dal premier Renzi non hanno funzionato.

Lei è stato fra i primi militanti nell’ormai nota “guerra dei cachi”, che pare ormai essere diventata un “pace dei cachi”. Cosa ha portato la Giunta ad optare per il taglio delle piante? Era stata semplicemente una decisione affrettata?
La guerra dei cachi le sue vittime le ha comunque lasciate, e sono le piante tagliate in via Picedi Benettini. Il progetto di abbattimento, infatti, era già stato avviato. La consulta ha ricevuto delle istanze su un’attività già in corso, solo allora io ho potuto sollevare il problema in Consiglio Comunale. Abbattere le piante è puro killeraggio ambientale. Tutte le piante perdono le foglie, tutte le piante sporcano. Abbattiamo tutto? L’Amministrazione dovrebbe piuttosto trovare delle strade alternative, come aumentare i controlli sugli addetti ai lavori. Se i cachi cadono e sporcano e nessuno, se non i cittadini direttamente interessati, se ne accorge, è normale ricevere delle lamentele da parte dei residenti. La colpa non è dei cachi né dei cittadini, ma del Comune, che non effettua i necessari controlli. Se si controllasse di più si riuscirebbe a pulire per tempo, e non ci sarebbe bisogno di prendere in mano la spada dell’Islam ambientale. Per abbattere le piante sono stati stanziati 40 mila euro, mentre con 2/3 mila si riesce a raccoglierli. Menomale che alla fine la Giunta si è resa conto dell’errore fatto. Adesso, però, cosa ne sarà di questi 40 mila euro? L’ideale sarebbe investirli in altri progetti ambientali che non prevedano alcun abbattimento, mi auguro sia così. Purtroppo l’Amministrazione non ha alcuna empatia ambientale, ha un’intelligenza ecologica pari a zero, da ciò la decisione di abbattere 160 piante che sono a Parma e fanno frutti da anni e anni.

Lei scrive sul suo blog “Il vento è cambiato, ora speriamo che soffi in favore di una politica che affronti i veri problemi dei cittadini”. Quali sono i primi tre problemi che chi uscirà vincitore dalla prossime amministrative dovrà affrontare?
Problemi ce ne sono tanti. Il primo è la mobilità sostenibile. A Parma abbiamo un inquinamento da paura, ma non siamo l’unica città a vivere in questa situazione. E’ tipico di diverse città della pianura padana e che coinvolgono più regioni. Servirebbe un Piano sinergico in grado di coinvolgere le varie amministrazioni e Regioni interessate. Il piano di Mobilità Sostenibile approvato in Consiglio qualche giorno fa non tiene conto della sinergia fra le città, perché fatto su direttive europee e non sulle peculiarità della città stessa. Tutte le azioni fatte fin ora sono inadeguate, non fanno parte di un cambiamento strutturale, bensì facciale. Le domeniche ecologiche non servono a nulla se non a creare disagio ai commercianti e a bloccare il traffico cittadino. Una soluzione potrebbe essere abbassare il limite di velocità in autostrada a 100 chilometri orari, anziché 130. Secondo me, poi, i residenti in città non dovrebbero pagare il biglietto del bus, in quanto un prezzo politico il cui ricavato non serve a molto, dal momento che la società che gestisce i trasporti riceve dei finanziamenti dalla Regione. O ancora, i centri commerciali potrebbero stipulare degli accordi con le GDO e far in modo che agli anziani venga portata la spesa a casa. Forse non lo si sa, ma una fetta determinante della comunità parmigiana è fatta da anziani, che necessitano di una mobilità sostenibile e comoda. Il bike sharing dovrebbe essere gratuito, perché i suoi costi sono puramente sociali e non hanno un utile. La vera modernità non sta nell’usare macchine sempre più performanti, ma nel non utilizzarle. Su questo si dovrebbe lavorare.

Un altro problema da affrontare è la gestione dei rifiuti. Parma paga 38 milioni all’anno per la raccolta e lo smaltimento. Compensare la presenza dell’inceneritore con una pista ciclabile che parta da via Trento e arrivi allo Spip non ha assolutamente senso. E’ vero che Parma ha ottenuto ottimi risultati in quanto a raccolta differenziata, e questo è lodevole, ma a cosa serve se il cittadino non ha alcun tornaconto? Si potrebbe non far pagare la bolletta dei rifiuti. Pagare 38 milioni all’anno è più che sufficiente. Oltre il danno la beffa, in poche parole. Non soltanto viviamo in un centro altamente inquinato ma dobbiamo pure pagare. I rifiuti sono ormai il “nuovo oro”, il cittadino differenzia e poi, per esempio, parte della plastica messa da parte finisce nell’inceneritore. Per di più non ottiene nulla in cambio. Perché farla, allora? A Parma c’è una differenziata non partecipata. Perché far pagare dopo il raggiungimento di un cero numero di svuotamenti? Più si differenzia meno si paga, dovrebbe essere così.

Infine la povertà. A Parma molta gente vive in una situazione di nuova povertà. Occorrerebbe incrementare i controlli al fine di far emergere tali situazioni prima che sia troppo tardi. La gente ha spesso vergogna di mostrare la propria povertà, ma non è una colpa. Ad esempio, se una persona che ha sempre pagato  le bollette inizia a non pagare più, non si deve aspettare un anno per provvedere, ma far emergere il problema e aiutare l’interessato a risolverlo.

Com’è cambiata Parma nei quattro anni e mezzo di governo del Movimento 5 stelle?
Una della poche cose positive è stata il dimostrare che un gruppo di cittadini è in grado di attivarsi per cambiare le cose senza bisogno di essere legati a delle logiche di partito. A Parma si è partiti così, ma poi chi è salito al governo ha dimenticato che doveva studiare le carte. Bisogna essere umili: nel 2012 eravamo tutti sconosciuti e siamo stati eletti solo grazie a Grillo, perciò quello che tutti avremmo dovuto fare subito era studiare. Qualcuno, invece ha creduto di essere stato eletto per merito e con arroganza ha creato un vero e proprio sistema demagogico. E’ questo che si verifica se i valori del Movimento 5 stelle non vengono promossi. Ed è per questo che mi sono staccato dalla maggioranza.

In un Comune  in cui si è creato il primo ed unico caso in Italia di minoranza 5 stelle e in cui il sindaco e tutti i consiglieri – tranne uno – hanno lasciato il Movimento, c’è ancora una chance per il M5s?
Parma è stata la Stalingrado d’Italia, bisogna evitare che diventi la Caporetto. Dal momento che la Giunta pizzarottiana ha sparso il sale sulle rovine, promuovere dei valori credibili è difficile, ma ci si sta pensando.

Molti scommettono sulla ricandidatura di Pizzarotti, cosa ne pensa? E come crede si comporteranno i cittadini?
Pizzarotti si candiderà quasi sicuramente. Soppesando le negatività e le positività emerse in questi anni mi auguro che la gente eviti di farsi beffare ancora. Io stesso sono stato beffato, dal momento che inizialmente appoggiavo la Giunta. La trasparenza è il primo dei valori promossi dal M5s e Pizzarotti – tra il caso del Teatro Regio e quello del Baganza – lo ha dimenticato. Ormai pare che essere indagati faccia curriculum per i politici. Lui ha affrontato con tranquillità il tutto, ma non è questo il modus operandi dei 5 stelle. I parmigiani hanno vissuto, fin ora, all’interno di una barzelletta. Il sindaco dice di aver fatto un “Rivoluzione normale”, ma la rivoluzione è tale se abbatte per costruisce qualcosa di nuovo, e non mi pare sia questo il caso.

La vedremo concorrere per la poltrona di primo cittadino nell’ormai vicino 2017? La sua Rivoluzione quale sarebbe?
La mia Rivoluzione prevederebbe il promuovere la meritocrazia all’interno della pubblica amministrazione. Ci sono molte persone virtuose che meritano di più, mentre bisognerebbe circoscrivere i meno virtuosi. Vorrei un sindaco che ascolti la gente, che garantisca più  sicurezza, che non tralasci le periferie in favore del centro, che affidi ai cittadini la gestione delle aree verdi. E poi basta cementificare. Non ho ancora deciso per un’eventuale candidatura, ci sto pensando. Parma ha bisogno di scelte ponderate.

 

 

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