16 Aprile 2017

Dulcamara: tra spianate e cocktail, ristoro e cultura in Oltretorrente

Dulcamara: tra spianate e cocktail, ristoro e cultura in Oltretorrente
Dulcamara: tra spianate e cocktail, ristoro e cultura in Oltretorrente
Dulcamara: tra spianate e cocktail, ristoro e cultura in Oltretorrente
Dulcamara: tra spianate e cocktail, ristoro e cultura in Oltretorrente
Dulcamara: tra spianate e cocktail, ristoro e cultura in Oltretorrente

GALLERY. STORIE DI COMMERCIO. Porta il nome di una bacca, offre la spianata, particolari cocktail, musica ed eventi per bambini. “Da bar di quartiere a locale noto in tutta la città, è una grande soddisfazione”


E’ tra i più antichi locali di via D’Azeglio. Frequentato da grandi e piccini, il Dulcamara è più di un semplice bar. Non solo colazioni, piccoli pranzi o cene e aperitivi, ma anche concerti in acustico, mostre, letture di libri, spettacoli teatrali. Un locale volto al benessere non solo culinario ma anche culturale del cliente. Un mix di attività che, seppur in calo rispetto al passato, continuano a resistere alla crisi che ha investito anche Parma, in un Oltretorrente che non è più quello di una volta. Liana gestisce il Dulcamara da ben 29 anni. “Il segreto? L’allegria, la positività e l’attenzione al cliente”.

Il Dulcamara è uno dei locali più antichi di via D’Azeglio. Quando e come nasce questa attività?
Questo locale è aperto da oltre ottant’anni. Ha cambiato tre gestioni e io l’ho rilavato nel 1988. Allora si chiamava Bar Perugina, e fino al 2001 ha mantenuto questo nome. Solo dopo, avendolo ristrutturato ed essendo cambiata anche la clientela, ho deciso di ribattezzarlo Dulcamara.

Come mai questo nome? Ha un significato particolare?
In realtà è un nome scelto per caso. Per due settimane non ho fatto altro che pensare a come avrei potuto chiamarlo, ma non trovavo nulla di adatto, finché un giorno una ragazza mi ha portato una lista di fiori. Tra i tanti ce n’era uno che mi è piaciuto subito: il dulcamara, una bacca dalle proprietà medicamentose. Inoltre richiama l’Elisir d’Amore di Donizetti, dove uno dei protagonisti è proprio il dottor Dulcamara. Insomma, una serie di coincidenze che mi hanno portato a scegliere questo nome.

Dicevi che fra il 1988 e il 2001 cambia anche la tipologia di clientela del locale. Cosa intendi?
All’inizio il Dulcamara era luogo di ritrovo di molta gente che si riuniva qui e giocava a carte. Inoltre era molto frequentato dai ragazzi che marinavano la scuola. Erano le vecchie compagnie degli anni ’80 e ’90. Col tempo questi giovani sono cresciuti e sono cambiati anche i modi di incontrarsi. I ragazzi non marinano la scuola quanto prima e gli adulti non passano ore a giocare a carte. Ma è comunque rimasto il locale degli universitari. E degli universitari cresciuti, che oggi portano anche i loro bambini.

Nell’ultimo periodo via D’Azeglio è considerata una delle vie più degradate di Parma…
Rispetto a qualche anno fa è peggiorata, ma come è peggiorata tutta la città, e più in generale tutto il mondo. Via D’Azeglio non è molto diversa dalle altre vie di Parma. Fin ora noi non abbiamo avuto particolari problemi legati a degrado o microcriminalità. Sicuramente ci farebbe piacere se ci fosse più gente in giro, sicuramente il venir meno della movida ha fatto la sua parte, ma non è di certo una via in cui non si cammina per paura.

Da qualche anno non si organizza più quella movida che ogni mercoledì sera animava tutta via D’Azeglio. Come vi organizzavate all’epoca?
La movida è andata avanti dal 2002 al 2011. Era tutto autogestito da noi esercenti. La strada veniva chiusa e tutti i locali mettevano fuori dei tavoli. Pagavamo i gruppi musicali, i bagni chimici, le guardie che garantissero la sicurezza, l’autobotte per pulire quando la serata si concludeva. Noi commercianti ci riunivamo, ci davamo delle regole e tutti le rispettavamo. Poi ognuno organizzava qualcosa da offrire alla clientela. Noi, per esempio, organizzavamo concerti, spettacoli teatrali,  mostre, gare di graffiti, lettura di libri e molto altro. Spesso ci vestivamo a tema con costumi particolari. Una volta ci siamo mascherati da tirolesi, con trucco e parrucco annessi. Alla gente piaceva molto, e anche noi ci divertivamo.

Si riesce ancora ad organizzare eventi di questo tipo?
Meno. Prima c’era molta più gente in giro ed era più facile sviluppare eventi del genere. Qualcosa, però, si riesce a fare ancora. Il Dulcamara ha sempre creduto nella cultura e nell’arte, perciò anche oggi organizziamo dei piccoli eventi, da quelli per bambini ai concerti in acustico.

Parlando di cibo e bevande, invece, qual è il pezzo forte del Dulcamara?
Sicuramente la spianata. E’ pasta della pizza piegata in due e farcita nei modi più svariati. Abbiamo puntato molto su questo prodotto. E una delle più gettonate è quella con la salsa di radicchio. Poi abbiamo anche dei cocktail molto particolari. 

Quali sono le difficoltà primarie nel gestire un locale come questo?
La concorrenza, che negli anni si è fatta sempre più sentire. In via D’Azeglio ci sono ventuno locali, una volta eravamo in quattro. Ci facciamo la lotta fra poveri. Un’altra difficoltà è l’intuire quello che vuole la gente. Non sempre è facile comprendere e appagare il cliente. Sicuramente qualche anno fa c’era la possibilità di fare progetti, c’erano più certezze per il futuro, oggi non è più così.

Quali le più grandi soddisfazioni?
Le soddisfazioni sono tantissime. Quella di veder crescere il Dulcamara è la principale. Da bar di quartiere è diventato un locale conosciuto in tutta la città. Inoltre, nonostante i tempi poco semplici e la crisi, il Dulcamara è ancora qui, questa è certamente una soddisfazione.

Cosa non deve mai mancare all’interno del Dulcamara e in chi ci lavora?
L’allegria e la positività. Bisogna sorridere sempre. E’ fondamentale per il benessere dei clienti, che è la cosa che un proprietario di un bar non può assolutamente tralasciare.

 

 

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