31 Agosto 2017

“Dottore adesso parlo io”: un questionario per pazienti oncologici

“Dottore adesso parlo io”: un questionario per pazienti oncologici

Analisi dei dati, traduzione e adattamento sono stati curati da Caterina Caminiti, direttore della struttura Ricerca e innovazione. E il malato di tumore, anche in Italia, diventa protagonista delle ricerche più avanzate


Sul sito web del prestigioso National Cancer Institute è disponibile la versione italiana del Pro-Ctcae, il questionario utilizzato nelle ricerche cliniche negli Stati Uniti che mette realmente al centro il paziente oncologico, consentendogli di comunicare direttamente i sintomi e la propria esperienza soggettiva durante gli studi clinici. Obiettivo è quello di non sottostimare gli effetti collaterali che si verificano nel trattamento dei pazienti con cancro, in particolare con la classica “chemioterapia.

E’ il malato di tumore, mediante la compilazione del test, a segnalare gli effetti collaterali delle terapie antitumorali attraverso ottanta domande che affrontano problemi come il vomito, la caduta dei capelli, il calo del desiderio sessuale o la diarrea. Per tenere in considerazione anche la soggettività della cura, non solo i risultati clinici e di laboratorio. Tale strumento è ritenuto ormai indispensabile per poter registrare un farmaco dalle agenzie autorizzative americana ed europea (la Food and Drug Administration e l’European Medicines Agency). Ed è questo l’orientamento anche di quella italiana, l’Aifa.

Ma affinché il questionario avesse un riconoscimento internazionale occorreva una traduzione validata e scientifica che raccogliesse informazioni relative agli eventi avversi in modo omogeneo in ogni paese del mondo, tra cui l’Italia che mancava all’appello. La definizione della metodologia di validazione, l’analisi statistica dei dati, l’adattamento e la traduzione scientifica sono stati quindi affidata al team di Caterina Caminiti, direttore della Struttura Complessa Ricerca e Innovazione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma che spiega: “Non si è trattato di una semplice tradizione linguistica, ma della definizione di un metodo che, confrontando medici e pazienti, arrivasse ad un’esatta formulazione delle domande, assicurandosi che i termini usati venissero compresi dai pazienti e avessero lo stesso significato per tutti”. Il progetto è stato realizzato grazie alla collaborazione di oltre 200 pazienti, in 15 centri oncologici Italiani, che hanno partecipato alle fasi di verifica della comprensione e validazione dello strumento oggi disponibile.

Il gruppo di studio, costituito nel 2014, era composto da: Favo (Federazione delle Associazioni di Volontariato Oncologico), Istituto Nazionale dei Tumori di Napoli Pascale, Fondazione Smith Kline, oltre a ricercatori dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, dell’Università Statale di Milano, del Policlinico San Martino di Genova e dell’Università di Torino, dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica, dell’Ospedale di Cremona, del Gruppo Oncologico Italiano di Ricerca Clinica e dell’Ircss San Matteo di Pavia.

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