25 Settembre 2016

“Parma Città Futura, più spazio alle persone e meno alle auto”

“Parma Città Futura, più spazio alle persone  e meno alle auto”

INTERVISTA DELLA DOMENICA. Sostituire il cemento col verde. Creare più bellezza, più sicurezza, più socialità. Ecco come potrebbe essere la Parma del futuro


Come potrebbe essere Parma fra quindici anni? Cosa non va nell’attuale città ducale? Ne parliamo in un’intervista a Dario Costi, presidente di Parma Urban Center e promotore di Parma Città Futura, il progetto attualmente in mostra all’ex oratorio di San Quirino, che fa vedere ai cittadini come potrebbe diventare Parma fra non moltissimi anni.

A luglio è stata inaugurata la mostra Parma Città Futura, che illustra come Parma potrebbe essere fra alcuni anni. Di cosa si tratta?
Parma Città Futura è un progetto urbano strategico che immagina la città fra 10/15 anni. Lo fa immaginando di ridisegnare i viali di circonvallazione come occasione per ricucire centro storico e periferia. Quindi l’idea è quella di costruire un anello verde ciclo-pedonale che possa facilitare le circolazioni e collegare tutti i grandi parchi. Grazie a Parma Città Futura si riuscirebbe quindi a fare spazio alle persone oltre che alle auto, attraverso una razionalizzazione della viabilità. Il sistema di viabilità attuale tiene separati i viali interni da quelli esterni, e si tratta per altro di una separazione irregolare per quanto concerne il codice della strada. Infatti gli incidenti in città sono quasi all’ordine del giorno. Parma Città Futura, invece, vuole mantenere i viali esterni e spostare i viali interni verso l’esterno.

Concretamente come diventerebbe la città? E in cosa gioverebbe ai cittadini?
Diventerebbe una città con 25 mila metri di asfalto in meno e con 80 mila metri di verde in più. Quasi tutti gli alberi già presenti, inoltre, verrebbero mantenuti, quindi non si genererebbe alcun disastro ambientale. Inoltre il progetto si propone di riscoprire 2.100 metri di basamenti delle mura farnesiane, in modo da ridare alla città stessa memoria della sua storia. Per fare un esempio, come sostenuto dal professore di geriatria che collabora al progetto, se ci fosse un anello verde tutti gli anziani cambierebbero le loro abitudini, potrebbero passeggiare in maggiore sicurezza, senza aver paura di attraversare la strada, e al contempo si terrebbero in movimento, il che sarebbe un grosso vantaggio per la loro salute. O ancora, i sociologi che sostengono Parma Città Futura pongono l’attenzione sul fatto che un così ampio spazio verde potrebbe portare le persone a recuperare l’uso degli spazi pubblici. Portare i giovani a ritrovarsi in tali ambienti e farne degli spazi di socialità. Favorirebbe il dialogo e la messa in relazione.

Parma Città Futura è nata dall’idea di un gruppo di architetti e di numerosi studenti universitari. Cosa vi ha spinto a dar vinta ad un progetto del genere? Qual è l’idea cardine da cui tutto è partito?
La città di oggi ha mille problemi e quello centrale è la presenza di evidenti limiti della pianificazione urbanisticacosì come come è stata attuata fino a oggi. Il progetto prova a vedere cosa vuol dire disegnare i piani pubblici della città. Non è un piano che crea regole, o l’architettura di un singolo luogo che non impatta sulla città. E’ una scala intermedia tra urbanistica e architettura. Oggi quando si parla di rigenerazione urbana, di ridisegnare la città esistente, ci si serve di strumenti arretrati, che hanno dimostrato difficoltà. Lo strumento vero è ridisegnare l’architettura della città.

La mostra all’ex oratorio di San Quirino sta riscontrando grande successo. Come si pongono i cittadini dinanzi a Parma Città Futura?
Le persone venute a conoscere il progetto sono centinaia. Noi li accompagniamo nella visita, offrendo loro una sorta di visita guidata. Siamo molto soddisfatti di questo. A me personalmente interessa molto capire come le persone vedono le cose, se hanno delle proposte o altro. E di contro anche la gente è entusiasta. Attraverso la mostra le persone capiscono cosa può concretamente succedere e sono coinvolte emotivamente. Parma Città Futura sta facendo sì che i cittadini riprendano fiducia nella città, li motiva a credere in una situazione diversa anche dal punto di vista del disegno e della vita della città stessa. Ci sono state molte persone che hanno deciso di fare delle donazioni o di avviare delle petizioni per sostenere il progetto. La gente ci guarda come un fenomeno importante.

Accanto alla mostra sono stati avviati anche 10 tavoli di discussione che affrontano, settimana dopo settimana, 10 temi di interesse collettivo in visione della Parma del futuro. E’ soddisfatto di come si stanno svolgendo?
Si, anche i 10 tavoli stanno avendo successo, perché permettono di confrontarsi sull’idea della città futura, e favoriscono l’avanzare di proposte specifiche fatte dai docenti, dalle eccellenze dell’imprenditoria e dagli stakeholder della città che hanno un certo ruolo su questi temi. Ai tavoli partecipano più di 60, tra enti e associazioni, e più di 150 persone che portano la loro esperienza e fanno le loro proposte. Inoltre è grande anche la partecipazione degli addetti ai lavori hanno assistito ai sei tavoli fin ora presentati.

In un periodo in cui Parma non brilla economicamente, progettare una città futura non è una sfida eccessiva? Come la affronterete?
Solitamente si aspetta l’uscita di eventuali bandi per mettere insieme un progetto, noi di Parma Città Futura, invece, abbiamo voluto fare il contrario. Prima abbiamo ideato un progetto e adesso cerchiamo i bandi o le possibilità di finanziamento varie. E’ una questione di metodo.
La vera sfida è credere nel progetto e nello scenario ideato, trovare le risorse per attuarlo e impegnare i vari livelli amministrativi. Senza una comunità che lavora insieme, infatti, non si ottiene alcun risultato. Per questo motivo io sollecito ad un cambiamento di metodo: rilanciare l’idea di città per trovarne le modalità. Una fonte di finanziamento possono essere sicuramente gli investitori privati. Ad esempio, il progetto prevede la realizzazione di tre nuovi parcheggi, che possono dare un contributo fondamentale in quanto costituiscono un’occasione di investimento e possono dunque attrarre gli stessi privati. A breve, inoltre, uscirà una nuova legge urbanistica regionale che produrrà bandi di finanziamento. Pertanto abbiamo invitato qui a Parma l’assessore regionale, che sarà con noi, all’ex oratorio di San Quirino, il prossimo 3 ottobre, e abbiamo fatto in modo che a dialogare con lo stesso siano presenti diverse realtà locali. Ci saranno gli industriali, l’Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili), Legambiente, la Soprintendenza per i Beni Artistici e dei professori di Urbanistica. L’obiettivo è quello di far sì che degli attori che hanno un certo ruolo discutano e si confrontino sulla Parma del futuro, al fine di trovare le giuste modalità per poterla realizzare.

L’amministrazione comunale ha sin da subito ben accolto il progetto, dicendo che “la rigenerazione urbana è sempre stata un loro cavallo di battaglia”. Cosa si aspetta da chi vincerà le prossime elezioni?
Noi abbiamo presentato il progetto pubblicamente e a metà novembre regaleremo alla città un “Libro Bianco” che racchiuderà le proposte avanzate dalle migliori intelligenze della città, affinché sia patrimonio di tutti. Il libro consentirà anche a chi vuole candidarsi alle prossime elezioni di avere una base su Parma città futura e impegnare il proprio mandato sul progetto. Starà alle forze politiche cogliere il valore del progetto e farne un impegno nei confronti dei cittadini. Naturalmente se i politici decideranno di impegnarsi sul progetto, dovranno farlo non solo per ottenere l’appoggio dei cittadini in campagna elettorale ma dovranno impegnarsi concretamente a perseguirlo.

 

 

 

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