14 Giugno 2019

Inchiesta sul controllo e vigilanza qualità prosciutto di Parma

Inchiesta sul controllo e vigilanza qualità prosciutto di Parma

“Da giovedì 13 giugno il Prosciutto di Parma non potrà più essere certificato e marchiato”. La Regione chiede chiarezza al ministro e all’Istituto Parma Qualità


“Lo “scandalo Prosciuttopoli” non si arresta. Da giovedì 13 giugno, infatti, il Prosciutto di Parma non potrà più essere certificato e marchiato. A ciò si aggiungono le concomitanti dimissioni dei quattro ispettori del Comitato di certificazione (Coce) dell’IPQ, nominati nell’autunno 2018 proprio dal Ministero delle Politiche Agricole, che avevano evidenziato nel maggio 2019 le gravi irregolarità all’interno dell’Istituto”, lo dichiarano e commentano in una nota i cittadini parlamentari del MoVimento 5 Stelle Davide Zanichelli, Maria Edera Spadoni, Maria Laura Mantovani e Gabriele Lanzi.

“La negligenza dimostrata in questi anni dall’Istituto è davvero un fattore molto grave – continuano i pentastellati – Non è tollerabile il fatto che proprio tale ente, atto specificatamente al controllo, non si sia accorto che una parte rilevante della filiera del Prosciutto crudo di Parma, per anni, abbia aggirato le regole e i disciplinari, e abbia commercializzato finti prosciutti Dop, venduti, tra l’altro, a caro prezzo ai consumatori”.

“La gestione superficiale dell’Istituto, le ipotesi di conflitto di interesse, le irregolarità tecniche e burocratiche, e adesso le dimissioni di massa degli ispettori, sono tutti fattori che hanno contribuito a revocare il mandato all’unico ente che per legge può imprimere il sigillo sui prosciutti.

In attesa che gli organi preposti prendano i necessari provvedimenti a tutto ciò, abbiamo interessato il Ministro Centinaio per chiedere un intervento del ministero per cambiare i meccanismi di gestione dell’Istituto che stanno mostrando lacune inaccettabili mettendo a rischio un importante Dop italiano, nonché maggiori controlli finalizzati a garantire che i prodotti alimentari in questione rispondano ai requisiti dei rispettivi disciplinari di produzione.

Serve dunque una soluzione duratura per correggere questo sistema ormai “malato” e serve che chi ha sbagliato paghi, e anche in maniera “salata”, nel rispetto dei consumatori e dei produttori che lavorano onestamente”, concludono Zanichelli, Spadoni, Mantovani e Lanzi.

Anche la Regione non ci sta, e sulla vicenda dei prosciutti vuole la massima trasparenza. Pur non potendo intervenire direttamente né sulla vigilanza dell’organismo di controllo, né sull’attività di controllo vera e propria – che sono materia del ministero Agricoltura (Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione delle frodi dei prodotti agroalimentari) e dell’Istituto Parma Qualità – l’Emilia-Romagna si è già attivata per avere risposte certe su quanto sta emergendo, che va a discapito della qualità e dell’unicità dei prosciutti emiliano-romagnoli.

“Il prosciutto rappresenta una filiera importante per il sistema agroalimentare emiliano-romagnolo- spiega l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli– che non vogliamo venga in nessun modo scalfita. Per questo, vista la persistente mancanza di comunicazioni, abbiamo indirizzato due lettere al ministero e all’Istituto Parma Qualità – che sono responsabili dei controlli, come dovrebbero sapere anche quei politici che lanciano accuse alla Regione, probabilmente senza sapere esattamente di ciò di cui si sta parlando – perché ci diano risposte concrete e dettagliate e si attivino subito. E per questo tre giorni fa abbiamo anche convocato un tavolo tecnico per fare il punto della situazione, dove però – ed è grave – non erano state comunicate le ulteriori criticità organizzative di Ipq emerse oggi”.

“La posta in gioco è così alta che occorre arginare il danno il più in fretta possibile- prosegue Caselli-, anche perché il sistema della Dop deve essere credibile in ogni passaggio: si accertino eventuali irregolarità e si eviti di coinvolgere indiscriminatamente tutti gli operatori ed un marchio storico. In un clima di incertezza non può essere messa in dubbio la qualità di un prodotto che nobilita da sempre la nostra terra”.

“Quando parliamo del prosciutto di Parma, infatti, parliamo di una eccellenza del territorio e dell’Italia, conosciuta in tutto il mondo. E questa vicenda- chiude l’assessore-, se non sarà gestita in modo corretto, rischia di causare una perdita immeritata della quotazione del prodotto dovuta, purtroppo, al non fare di chi può fare”.

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