16 Giugno 2015

Congiuntura industriale, segnali di ripresa

Congiuntura industriale, segnali di ripresa

Segnali di ripresa nell’industria parmense. Alimentare, meccanica e comparto delle tecnologie segnano dati positivi, la farmaceutica si rilancia con le esportazioni, male invece le costruzioni. Presentata l’indagine dell’UPI


Ci sono segnali di ripresa. L’economia sta lentamente rimettendosi in marcia. Nessun tono trionfalistico, ma sano realismo: forse l’adattamento ad una condizione di mercato completamente rivoluzionata rispetto a qualche anno fa si è completata e, se non vi saranno nuovi sconvolgimenti internazionali (Grexit su tutti ad esempio), la via della ripresa sembra essere stata imboccata.

I dati presentati alla 70a Assemblea dell’Upi e che fanno riferimento all’indagine condotta nei primi mesi del 2015 tra le industrie locali, mostrano segnali finalmente positivi per i settore trainanti dell’economia parmense. Sono stati presi in considerazione i dati 2014 di 218 aziende con 23.218 dipendenti.

L’alimentare, che è il comparto principale, segna un +3% rispetto al 2013, mentre le esportazioni salgono a +6% (il dato nazionale di settore è +7%). Si tratta di una conferma e dimostra che la base industriale locale è ancora una garanzia: l’alimentare è il settore che ha meno sofferto in questi anni ed è quello su cui si concentrano gli sforzi e le azioni di valorizzazione e tutela. Il Prosciutto di Parma perde il 6,1% sul mercato nazionale (dato imputato al calo di reddito delle famiglie), ma cresce in export, il Parmigiano Reggiano ha visto crescere la domanda sia a livello nazionale che internazionale, ma i prezzi sono in diminuzione. Il mercato dei salumi ha consolidato invece i forti risultati del 2012 e sta affrontando lo stop del mercato russo. Per le tecnologie alimentari, altro settore storico parmense, i segnali di ripresa si sono finalmente manifestati nel secondo semestre. Luci ed ombre, quindi, con esportazioni in calo, ma portafoglio ordini in crescita. Vedremo nel corso del 2015.

La meccanica, massacrata negli anni scorsi, ha mostrato nel corso del 2014 una crescita dei dati di produzione, ma le attese sono ancora stazionarie. Il dato in sè non sarebbe quindi particolarmente positivo, se non che in Italia il settore in 7 anni ha perso il 30% della produzione e quindi si è forse giunti al punto di svolta per un ripresa.

La chimica farmaceutica è un altro settore chiave per l’economia di Parma. Il 2013 non fu un’annata brillante, ma il progressivo trend di crescita delle esportazioni si è confermato e sta trascinando il settore verso conferme di segni positivi tanto nel fatturato, che nella produzione e nell’occupazione.

Stazionari i settori dell’abbigliamento, del vetro e del legno. Negativo invece il saldo produttivo e occupazionale del comparto costruzioni. I motivi sono noti, la crisi ha colpito l’immobiliare e gli investimenti pubblici sono cessati, il risultato è che in Italia il settore in sette anni ha perso il 62,3% nel comparto edilizia abitativa e il 48,1% nelle opere pubbliche. Notte fonda anche a livello locale: calo di produzione e fatturato, occupazioni ai minimi, accesso al credito (fondamentale in questo comparto) quasi impossibile. Unico dato positivo, le compravendite immobiliari in città: +2% sul 2013 (che però si traduce ancora in un -40% sul 2008).

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