8 Maggio 2018

Parmigiano russo o Crudo canadese? Cresce il “falso” Made in Italy

Parmigiano russo o Crudo canadese? Cresce il “falso” Made in Italy

Aumento di oltre 100 miliardi in dieci anni. Coldiretti: “A taroccare sono i Paesi più ricchi”.


Parmigiano Reggiano, mortadella siciliana o prosciutto crudo san Daniele? All’estero si mangia italiano. Nulla di strano, se non fosse che i prodotti in questioni sono “taroccati”.

La denuncia viene da Coldiretti Parma, durante la cerimonia di apertura della 19esima edizione di Cibus. Il falso Made in Italy agroalimentare nel mondo è salito di circa il 70% negli ultimi anni.

Parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia è ciò che attrae gli acquirenti, ma di italiano in tavola arriva ben poco. Pertanto quest’anno, per la prima volta, al Cibus è stata aperta la più grande esposizione sul “Made in Italy rubato”.

Notevole risulta la produzione di prodotti “italiani” in Russia. Dal salame “Italia” alla mozzarella “Casa Italia”, dall’insalata “Buona Italia” alla Robiola, ma anche la mortadella Milano, Parmesan o burrata tutti rigorosamente realizzati nel Paese di Putin.

E non meno preoccupano gli accordi commerciali bilaterali fatti con il Canada (CETA), per cui che per la prima volta nella storia l’Unione Europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall’Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele, ma è anche liberamente prodotto e commercializzato dal Canada il Parmigiano Reggiano con la traduzione di Parmesan.

E pare ci sia anche il Sud America tra le aree in cui la produzione locale del “falso” è tra i più fiorenti del mondo.

In testa alla classifica dei prodotti più’ taroccati ci sono i formaggi partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano con la produzione delle copie che ha superato quella degli originali, dal parmesao brasiliano al reggianito argentino fino al parmesan diffuso in tuti i continenti. Ma ci sono anche le imitazioni di Provolone, Gorgonzola, Pecorino Romano, Asiago o Fontina. Tra i salumi sono clonati i più prestigiosi, dal Parma al San Daniele, ma anche la mortadella Bologna o il salame cacciatore; gli extravergine di oliva o le conserve come il pomodoro San Marzano.

Lo stesso vale per il settore vinicolo. Dal Bordolino argentino nella versione bianco e rosso al Barbera bianco prodotto in Romania e il Chianti fatto in California, passando anche per il Marsala sudamericano e statunitense.

“A differenza di quanto avviene per altri articoli come la moda o la tecnologia, a taroccare il cibo italiano non sono i Paesi poveri, ma soprattutto quelli emergenti o i più ricchi a partire proprio dagli Stati Uniti e dall’Australia – ha spiegato Coldiretti.

 

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La rassegna resterà aperta fino al 10 maggio. Curiosità per i 100 prodotti più innovativi

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