29 novembre 2016

I cibi etnici nelle mense scolastiche fruttano un premio al Comune

I cibi etnici nelle mense scolastiche fruttano un premio al Comune

Si tratta della categoria Enti pubblici della quarta edizione di “Vivere a spreco zero”, vinta grazie alle novità e alle sperimentazioni introdotte nelle primarie


Il Comune di Parma, con il suo “Giro del mondo a tavola” per bambini delle Scuole Primarie, con le innovative mense antispreco e multietniche, vince la 4° edizione del premio “Vivere a Spreco Zero” 2016 nella categoria Enti Pubblici. Menzione speciale per la Regione Piemonte e il suo portale “Una buona occasione”, vetrina costantemente aggiornata di buone pratiche, consigli, novità e tecniche antispreco. Lo scrittore e giornalista Paolo Rumiz e il grande chef Moreno Cedroni vincono il Premio nella categoria Testimonial 2016: ambasciatori di una filosofia a passo sostenibile che declina il cibo in salute e rispetto per l’ambiente. I vincitori, annunciati a Roma dal Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente Barbara Degani con il fondatore di Last Minute Market Andrea Segre’ e il coordinatore di giuria Luca Falasconi, saranno premiati a Padova lunedi’ 28 novembre, in occasione di “Vivere a spreco zero” 2016: un appuntamento dedicato a Pubbliche Amministrazioni, aziende, scuole e cittadini. Dal 21 novembre al 31 gennaio 2017 al via il contest #sprecozero in 140 caratteri, un tweet contro lo spreco con premi e sorprese per tutti.  Policies antispreco nelle case degli italiani: 4 cittadini su 5 utilizzano cibo scaduto e sempre 4 su 5 sostengono di non gettare cibo mai o quasi mai nell’arco di una settimana. Ma il Rapporto Waste Watcher 2016 attesta che sprechiamo 2,4 kg al mese per un costo di 28 € a famiglia 7 € la settimana. Va un po’ meglio il Triveneto che spreca ‘solo’ 6 € settimanali e dimostra maggiore attenzione al problema nell’acquisto, per esempio con la lista della spesa.  Frutta, verdura, pane, salumi, formaggi nella infausta ‘hit’ del cibo buttato.  Le cause? Bulimia da acquisto soprattutto: lo dichiara il 62% degli intervistati in Triveneto, contro il 48% del resto d’Italia.

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