21 ottobre 2018

Centro commerciale di Baganzola: si valuta anche l’abuso edilizio

Centro commerciale di Baganzola: si valuta anche l’abuso edilizio

Lo ha messo in evidenza il giudice in quanto il permesso di costruire è illegittimo. Dal 2011 non si poteva più procedere con il progetto. Legambiente: “Pronti a fare un nuovo esposto alla Guardia di Finanza”


Il giudice delle indagini preliminari ha posto una serie di questioni alle quali la Procura dovrà dare delle risposte e approfondire e valutare in quale direzione vorrà far evolvere l’indagine. Tra queste c’è anche la possibilità che, oltre all’abuso d’ufficio, si scelga di procedere anche per abuso edilizio, in quanto il permesso di costruire concesso dal Comune risulterebbe illegittimo.

Dal 2012, infatti, il Commissario Ciclosi raccomandava di adeguarsi al nuovo Piano di Rischio al quale attenersi per salvaguardare l’incolumità dei cittadini in quei Comuni che, come Parma, avevano sul proprio territorio un aeroporto. L’area dove si sta costruendo il mall è infatti troppo vicina all’aeroporto per risultare sicura. Si tratta di un’area che “ricade pienamente sulla base di norme sia primarie (Codice della navigazione) che secondarie (regolamento Ente nazionale aviazione civile) deve ritenersi sottoposta a vincolo aereoportuale”, si legge nel documento di sequestro del cantiere.

allora perchè i lavori sono stati avviati senza curarsi del fatto che migliaia di persone sarebbero state messe a rischio da una struttura troppo vicina alle piste di atterraggio? E soprattutto, si poteva impedire che questo accadesse? Secondo l’Amministrazione no: “l’iter che avrebbe dovuto portare alla realizzazione del mall è un lungo e complesso percorso in corso dal 2006, un’eredità del passato su cui erano già in essere diritti acquisiti approvati nel corso degli anni sotto il mandato di altre amministrazioni”.

Quello che però sostiene l’accusa è che quanto affermato dall’amministrazione potrebbe non essere vero e che sì, la questione risale al 2006, ma nel frattempo i ritardi nell’avanzamento del progetto per il contesto economico poco favorevole di recessione economica (non era il caso di costruire un altro centro commerciale in quel periodo a Parma) e la necessità di perfezionare un iter amministrativo complesso e delicato non esente da necessari aggiustamenti(anche Ascom aveva presentato un esporto, tutt’ora fermo al Consiglio di Stato, relativo alla configurazione della attività presenti nel mall), hanno fatto scadere la vecchia normativa sul Piano Sicurezza e quella in vigore al momento in cui sono state chieste le autorizzazioni, avrebbe obbligato a un diniego al permesso di costruire un centro commerciale di 300 mila mq in prossimità di un’aeroporto. Insomma, i ritardi nell’impresa costruttrice, uniti alla nuova normativa introdotta nel 2011, avrebbero potuto vanificare il progetto approvato nel 2006, rendendolo ineseguibile e senza far partire un cantiere costoso e impegnativo.

I permessi sono stati rilasciati dal Comune di Parma tra ottobre 2017 e gennaio 2018, senza tener conto del regolamento dell’aviazione civile aggiornato nel lontano 2011. Usando strumenti urbanistici obsoleti. Insomma se ci si fosse messi in regola con la normativa, il permesso di costruire, probabilmente, non sarebbe stato concesso. Per questo il Giudice ritiene che si possano riscontrare delle responsabilità per tre esponenti del Comune, che avrebbero dato una possibilità di edificare ai costruttori, che non si sarebbe dovuta concedere. E per questo gli Ufficiali di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza di Parma hanno sottoposto sotto sequestro l’area di cantiere. Da quando è stato concesso il permesso il costruttore, dal suo punto di vista perfettamente regolare, ha proceduto molto spedito: ed ora che è arrivato lo stop, annuncia di volersi “tutelare per tutto quello che è accaduto”.

Ma le associazioni ambientaliste che a Parma non apprezzano particolarmente l’amministrazione ex-M5s Effetto Parma, accusata di sostenere una politica ambientalista di facciata, annunciano inoltre una una integrazione all’esposto, presentato lo scorso 22 giugno, che scaturirebbe da nuovi documenti, riferiti alle comunicazioni inviate da Enac al Comune e dai quali emergerebbero, a loro parere, altre responsabilità nel non aver proceduto con solerzia sui problemi che si stavano venendo a creare.

Rimane poi il tema più prettamente ambientale e che riguarda l’impatto più volte ritenuto “devastante” da parte di legambiente di far confluire in un’unica zona il mall e il traffico di un aeroporto destinato a trasformarsi in Cargo. Su questo punto finirebbero sotto la lente di ingrandimento la raccolta delle osservazioni alla Valutazioni di impatto ambientale sul piano di sviluppo dell’aeroporto realizzato da Sogeap (società di gestione dello scalo) e dall’Amministrazione comunale. Secondo le associazioni non sarebbe stato fatto con la dovuta attenzione.

Sulla questione gli Amministratori in carica fanno quadrato intorno all’assessore Alinovi, che non entra nel merito della questione, definendola “tegola personale”: “Per chi mi conosce sa quanto in questi anni abbia messo anima e corpo per Parma, lavorando con piena onestà e trasparenza e nel rispetto delle normative. Purtroppo l’amministratore pubblico, sindaco o assessore, cammina ogni santo giorno su cocci di bottiglia. Un mestiere complesso ma carico di soddisfazioni. Affronterò questa tegola personale con grande rispetto nei confronti della magistratura”, ha scritto su fb. E nei giorni successivi ha pubblicato molti dei progetti che vorrà realizzare per il futuro della città.

 

 

 

 

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