17 aprile 2018

Centro commerciale e aeroporto, Legambiente chiede chiarezza

Centro commerciale e aeroporto, Legambiente chiede chiarezza

L’associazione ambientalista, in una conferenza stampa, evidenzia presunte irregolarità nei piani urbanistici del Comune


Il silenzio assordante di cui ha parlato Legambiente nella conferenza stampa di questa mattina è quello piombato sui due progetti di sviluppo urbanistico che nel prossimo futuro cambieranno in modo radicale il volto di Parma: l’aeroporto e il centro commerciale nell’area ex Salvarani.

L’associazione ambientalista di Parma è contraria alla costruzione del centro commerciale e all’ampliamento dello scalo, operazioni che comporteranno una significati cementificazione dei terreni, e rileva incongruenze nel Piano urbanistico attuativo (Pua) e nel piano rischi approvato dal commissario mario Ciclosi. Tra gli altri aspetti, vi sarebbe anche un’area “protetta”, e quindi non edificabile, di 600 metri nelle vicinanze della pista di decollo dell’aeroporto, una condizione che renderebbe quindi impossibile la realizzazione del centro commerciale, previsto proprio in quella zona.

Legambiente si rivolge quindi al Comune per sapere se i piani urbanistici citati abbiano subito aggiornamenti tali da permettere ampliamento dello scalo ecostruzione del centro commerciale, decisioni rispetto alle quali non sarebbero stati forniti aggiornamenti da parte dell’amministrazione.

Legambiente ritiene che il Mall in costruzione in zona Fiere a Parma (presentato come uno dei più grandi d’Europa) e il potenziamento del vicino Aeroporto non siano opere sostenibili per la città ed il territorio  circostante. Un mancanza di sostenibilità sotto i tre punti  chiave dell’Agenda Onu 2030: ambientale, sociale ed economica.

 Legambiente è sempre stata contraria al Mall, il centro commerciale dell’impresa Pizzarotti nell’area ex Salvarani in zona Fiere, per il suo devastante impatto ambientale (smog da volumi  di traffico)  e socio-economico (vedi  posizioni  di Ascom e Confesercenti locali, condivise appieno dall’associazione ambientalista). La posizione sull’aeroporto è più articolata: con le attuali dimensioni  può essere  di servizio funzionale  per Parma, mentre un eventuale ampliamento  e trasformazione in scalo cargo ha più  aspetti negativi che positivi,  a cominciare dalla cementificazione di 39 ettari prevista dal progetto e dai verosimili  aumenti di emissioni e rumore forieri di disagi per la popolazione. Per non parlare delle incognite economiche testimoniate dalle difficoltà nella ricapitalizzazione della Società.

Per questo Legambiente ha avviato  un approfondimento  sui  vari aspetti normativi,  che verrà meglio presentato più avanti. Quello che già emerge è che, al di là delle considerazioni politiche ambientali, ci sono una serie di dubbi tecnici rispetto ai documenti e alle norme che regolano il funzionamento degli scali aeroportuali.

Sono molteplici i punti  che Legambiente trova incongruenti confrontando norme di settore e atti specifici, come il PUA (piano urbanistico attuativo) del Mall approvato dal consiglio comunale nel 2010, con il piano Rischi dell’Aeroporto approvato dal commissario Ciclosi nel 2012, e la mancanza di un adeguamento della pianificazione successiva, pur  essendo trascorsi  vari anni ed essendo andate avanti entrambe le progettazioni di queste opere. In sostanza Legambiente pone oggi due domande, alla classe politica locale e ai corpi sociali ed imprenditoriali, nonché a tutti i cittadini.

La prima domanda riguarda il Mall in costruzione in zona FiereAlcune aree del Mall ricadono nella fascia B di sicurezza dell’aeroporto? Se sì, le attività previste sono compatibili alla normativa ENAC? Nell’immagine –  tratta dal piano rischi aeroportuale vigente – si evince che una parte dell’area interessata dal Mall (in giallo nell’immagine) ricade sotto la zona di tutela B (cono blu). La normativa  Enac prevede nelle zone B una modesta funzione  residenziale, con indici di edificabilità bassi ed attività non residenziali con indici di edificabilità medi, tali da comportare la permanenza di un numero limitato  di persone. Risulta che, comunque per le zone A,B,C vadano comunque evitati insediamenti ad elevato affollamento e, in generale, obiettivi  sensibili;   cosa si prevede di costruire nel dettaglio per quella fascia di terreno?

 La seconda domanda riguarda l’ampliamento dell’aeroportoL’ampliamento dell’aeroporto sarebbe compatibile con la presenza del Mall? La nuova normativa Enac, in vigore dal 2014 ma già prevista dall’atto del commissario Ciclosi nel 2012, prevede  l’introduzione di  una  nuova  zona  di tutela  D,  che individua  una  fascia di inedificabilità  assoluta per 600 metri a lato della pista di decollo e atterraggio aerei. Tale fascia di rispetto sembra incompatibile con la presenza del Mall.

In base ai documenti raccolti non è possibile sapere se il Comune di Parma: ha adeguato il PUA del Mall ex Salvarani al Piano di Rischio Aeroportuale e, dunque se i successivi permessi di costruire sono conformi alle nuove norme; ha aggiornato il Piano di Rischio Aeroportuale rispetto alle modifiche del Codice di Navigazione che introducono un ulteriore zone di tutela (Fascia D) e limitazioni d’uso che incidono sull’area ex Salvarani.

Osservando le carte progettuali diffuse da Sogeap pare che l’allungamento della pista, in forma ad L  rovesciata, nei  suoi fianchi  paralleli veda questa area da lasciare libera, come zona D, già occupata dal Mall in costruzione e dalle connesse strade di accesso. A tal proposito si domanda: è già stato  acquisito  il  parere Enac sulla  zona D?  Come mai non compare  nel piano Rischi dell’aeroporto?

Non è che la costruzione del Mall  in fascia di tutela D impedisce, di fatto, lo sviluppo dell’aeroporto così come peraltro già accaduto altrove in Italia, vedi Casoria-Napoli e Venezia?

 Legambiente sta preparando un dossier  su Mall  e Aeroporto  dove elencherà tutti  i dubbi che sorgono in merito all’impatto  ambientale di queste opere e ai vincoli urbanistici e di sicurezza che sarebbero elusi, con conseguente rischio per le persone e l’ambiente.

L’auspicio è che il Comune di Parma e la Regione Emilia-Romagna, seppur silenti, stiano affrontando la questione e che non tardino a fare chiarezza, dando le risposte tecniche necessarie. In conclusione notiamo un’evidente bulimia  da cemento tesa ad un “ingrandimento” della città che pone  in  contrasto tra  loro  opere private  (Mall)  e opere di presunto  interesse pubblico (aeroporto). Ci pare che dopo il disastro TI-BRE la città dovrebbe frenare queste corse e riconsiderare le proprie priorità se vuole imboccare la strada della sostenibilità.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono segnalati. *