5 Gennaio 2016

La “prova di forza” dell’assessorato alla Cultura

Da / 4 anni fa / Città / Nessun commento
La “prova di forza” dell’assessorato alla Cultura

Leggere tra le ruspe: “Ci chiediamo dove, una volta smantellato il Centro Cinema e terminata questa avventura amministrativa, i cittadini di Parma potranno recarsi a recuperare un servizio culturale apprezzato e importante che gli sarà stato ingiustamente tolto”


Nel corso dell’incontro di presentazione del “distretto della memoria”, tenutosi il 19 dicembre scorso, si è parlato delle possibili destinazioni d’uso dei tanti locali dell’Ospedale Vecchio con accesso su strada Massimo D’Azeglio. L’assessore Alinovi ha dichiarato trattarsi di un’area ancora indefinita, aperta a molteplici soluzioni. Nel corso del dibattito è stato fatto notare quanto sia importante mantenere il Centro Cinema nella sua storica sede, per le sue grandi e ignorate potenzialità.
L’assessore Ferraris, all’interno di una risposta molto articolata, ha fatto intravedere qualche possibilità di dialogo in tal senso, confermando in parte le parole dell’assessore ai Lavori Pubblici.

In quella sede, di fronte alla prima palese attestazione, da parte del Comune di Parma, della fondatezza della lotta di tanti cittadini per il mantenimento della destinazione pubblica dell’Ospedale Vecchio; di fronte al manifestarsi dell’inconsistenza del progetto “Mastertown” almeno per quanto riguarda lo storico edificio, ci è parso corretto rimandare i numerosi dubbi ad altre sedi. Ci siamo limitati a presentare esempi di partecipazione popolare (Multiplo di Cavriago), corroborati in tal senso dalle direttive IFLA-UNESCO in merito alla progettazione delle biblioteche, e abbiamo chiesto che tutte le fasi progettuali siano (al contrario di quanto fatto nel recente e deprecato passato) visibili ai cittadini di Parma. Le parole dei due assessori facevano, finalmente, presagire un’apertura al dialogo…

Torniamo al Centro Cinema, oggetto di mobilitazione popolare (oltre 1500 firme, presidi, striscioni, articoli, interrogazioni in Consiglio Comunale, incontri) da quasi due anni. Nei giorni appena precedenti il celebrato incontro sull’Ospedale Vecchio, due determine dirigenziali (datate 15 dicembre) affidano la progettazione ed il coordinamento della sicurezza per il TRASFERIMENTO DEL CENTRO CINEMA a due studi professionali.
Quindici (!) giorni dopo, il 31 dicembre, negli stessi giorni in cui un cittadino del CCV “Montanara” denuncia in una lettera alla Gazzetta di Parma il mistero sul destino dell’area di Largo 8 marzo, un’ulteriore passo in avanti dà a tutta la cittadinanza una misura della credibilità di questa giunta in materia di partecipazione popolare.

Viene approvato un progetto esecutivo di portata limitata, soltanto “l’innesco” di una serie di lavori ancora da definire nei prossimi anni. L’ex foresteria, così come villa Ghidini, restano fuori dal progetto. I soldi donati a tal scopo da IREN bastano solo per queste opere parziali. Ma il senso è chiaro: il Centro Cinema deve sbaraccare. Lo smantellamento del “Lino Ventura” si configura, di fatto, come il primo tassello di un gioco che prevede lo spostamento, tra un palazzo e l’altro, tra un quartiere e l’altro, di non meno di cinque istituzioni culturali (oltre al “Lino Ventura”, l’Istituto Storico della Resistenza, il Museo dei Burattini, l’Informagiovani, e non dimentichiamo le migliaia di libri e riviste di Emeroteca Comunale e Biblioteca Civica destinati al macero), col principale scopo, pare, di svuotare in gran fretta il complesso del San Paolo e di rinforzare coi DVD a “alta rotazione” una biblioteca Civica in crisi di prestiti.

Tenuto però conto che la futura “scuola del documentario” al Cinghio (volta all’alta formazione e destinata al massimo a una ventina di studenti), che dovrebbe essere gestita dall’Università, non ha alcun interesse nella vicenda del Centro Cinema; che il messaggio delle 1540 firme è stato recepito da diverse istituzioni in essa coinvolte (Università stessa, Regione Emilia Romagna); che il “Lino Ventura” è costato centinaia di migliaia di euro solo pochi anni fa, ci chiediamo se tanta pervicacia non sia dovuta a una sorta di “prova di forza” da parte dell’assessorato alla cultura. Sarebbe davvero un fraintendere la portata propositiva della nostra lotta, che sta trovando aiuto da parte di tanti cittadini. Li ringraziamo una volta di più.

Ci chiediamo dove, una volta smantellato il Centro Cinema e terminata questa avventura amministrativa, i cittadini di Parma potranno recarsi a recuperare – una volta esibito regolare titolo di proprietà – un servizio culturale apprezzato e importante che gli sarà stato ingiustamente tolto.

Comitato Leggere tra le ruspe

 

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