19 Settembre 2016

CCV Lubiana: “C’è molta delusione, è difficile andare avanti”

CCV Lubiana: “C’è molta delusione, è difficile andare avanti”

INTERVISTA AI CCV/4. Pennacchietti: “Eravamo partiti con molti stimoli, poi però l’entusiasmo è scemato”


Dino Pennacchietti, coordinatore del CCV Lubiana, racconta i problemi del quartiere e l’attività del Consiglio. Partiti con tanti stimoli, i consiglieri si son ritrovati ad affrontare tante difficoltà, perdendo, via via, l’entusiasmo.

Com’è stato iniziare con questo progetto? Quali sono state le aspettative iniziali?
«C’è una grande varietà di persone all’interno del CCV, ragion per cui è difficile dare un imprinting generale all’organismo, in quanto ognuno all’inizio pensava di trovarlo un organo conforme alla propria personalità. In realtà invece io avevo già fatto parte dei consigli di quartiere in precedenza e sapevo più o meno come funzionava. Questo è stato presentato in modo più apartitico, però fondamentalmente le funzioni si possono avvicinare più o meno a quelle di prima. Raccogliere le segnalazioni ad esempio dovrebbe essere il compito principale, ma ovviamente ognuno è arrivato lì con una propria idea da apportare al CCV. Tra i primi progetti portati avanti è stata fatta una mostra concorso nel quartiere, per settori: fotografia, disegno e ricette. L’organizzazione da parte dei consiglieri, per mesi e mesi, è stata molto assorbente. Si è guardato principalmente a questo per il primo periodo, per questo siamo stati costretti a dividerci i compiti per gestire più fronti e non lasciare nulla indietro. Ma la principale difficoltà con l’amministrazione è la carenza di strumenti e parlo anche di una persona messa a disposizione per le pratiche più burocratiche. Dover affrontare determinati iter burocratici porta via del tempo. Un conto è avere una segreteria che ti appoggia, un altro è gestire autonomamente anche gli aspetti più semplici».

Quali sono i risultati raggiunti ad oggi?
«Noi abbiamo mandato diverse segnalazioni. Alcune mandate da qualche collega hanno avuto riscontro e risposta. Altre invece hanno avuto risposta negativa o non hanno proprio avuto risposta. Ad esempio segnalazioni in strada Braghetto e in via del Garda, di cui siamo in attesa di risposta. Siamo in attesa anche di risposte sulla pericolosità delle antenne in via Orlandi».

Dove avvengono le riunioni? Come vi trovate nella sede che vi è stata affidata? E come definirebbe il vostro rapporto con i residenti?
«Abbiamo una struttura, ma il CCV non è conosciuto e non è stato pubblicizzato. Non c’è per adesso un’apertura al pubblico. Il quartiere Lubiana è un quartiere molto variegato, ci sono persone di molti generi, anziani, single, che è difficile che ti seguano. Senza l’adeguata informazione e pubblicità, i cittadini non sanno nemmeno che esiste il CCV e quale sia la sua funzione. Non veniamo riconosciuti. C’è molta delusione, si cerca di lavorare, vedi che arranchi, ma non sei aiutato e quindi non si riesce ad andare avanti. Anche quando abbiamo fatto la mostra, non ha avuto molto riscontro sulla stampa e questo ha penalizzato il lavoro».

Quindi quali sono le differenze che avete riscontrato rispetto al lavoro fatto in precedenza?
«Rispetto a prima sicuramente siamo meno organizzati. I problemi che vogliamo affrontare sono in primis quello sulla sicurezza stradale, ci sono strade come via Sidoli o via Zarotto che sono spesso teatro di incidenti anche mortali. Poi volevamo indire delle riunioni con San Prospero, che ha problematiche specifiche sulla viabilità, per trovare una soluzione che permetta di incanalare meglio in traffico. Anche i rifiuti, rafforzare ad esempio a San Prospero i cassonetti del verde è un obiettivo che vogliamo raggiungere».

Quali sono le prospettive future?
«Noi ci riuniamo una volta al mese formalmente. Stiamo cercando di lavorare per incontrare i residenti della zona che hanno bisogno. Eravamo partiti con molti stimoli, poi però l’entusiasmo è scemato. Abbiamo un prossimo dimissionario, molti non si sono mai nemmeno presentati. Per cui così diventa difficile lavorare e le speranze di costruire qualcosa diminuiscono».

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