21 Giugno 2016

Cardinal Ferrari: l’importanza del “caregiver” nei processi riabilitativi

Cardinal Ferrari: l’importanza del “caregiver” nei processi riabilitativi

Al convegno annuale del Centro Cardinal Ferrari si è tenuto un approfondimento sul lavoro di cura svolto dai familiari di pazienti cerebrolesi


Poco si parla delle persone che ogni anno sopravvivono ad un evento che causa loro lesione cerebrale. Nella sola Emilia Romagna sono circa 1.300 vittime di incidenti stradali, malattie invalidanti e abusi di sostanze. Per molti di loro, circa un quarto, dopo il ricovero nei reparti di rianimazione o in neurochirurgia inizia un percorso intenso e altamente specializzato di riabilitazione, che ha l’obiettivo di condurli alla migliore qualità di vita possibile, nonostante gli esiti della cerebrolesione.

In questo lungo cammino, che quasi sempre restituisce una vita da disabile, protagonista non è solo il malato, ma anche la sua famiglia, in particolare il “caregiver”, cioè il familiare che più di tutti si assume le responsabilità dell’assistenza del proprio caro.

“Il caregiver ha un ruolo fondamentale nell’evoluzione del percorso riabilitativo. Il suo equilibrio psicofisico influenza la prognosi che, in generale, migliora in funzione dello “stato di salute” della famiglia” ha detto Simona Lombardi, direttore del Centro Cardinal Ferrari di Fontanellato, l’istituto nazionale per la riabilitazione di persone con cerebrolesione congenita o acquisita, del gruppo Santo Stefano Riabilitazione.

Il ruolo di questi adulti con responsabilità di assistenza verso il proprio familiare è stato discusso nel corso del convegno “Il caregiver nel percorso riabilitativo di una grave cerebrolesione”, promosso dal Centro Cardinal Ferrari nella Rocca Sanvitale di Fontanellato, in provincia di Parma. Attraverso testimonianze di genitori, rappresentanti di associazioni familiari e con il contributo di illustri specialisti, si è approfondito l’apporto del caregiver al progetto riabilitativo delle persone con disabilità, che non è mai un percorso predefinito, in quanto ogni individuo è diverso, come lo sono le storie personali e le famiglie che affiancano queste persone fragili.

“Quanto più il caregiver è informato, motivato, coinvolto e adeguatamente formato, tanto più efficace sarà l’alleanza terapeutica con gli operatori sanitari, che può rendere il familiare di riferimento un vero un “rinforzo” al team riabilitativo multidisciplinare” ha spiegato il direttore clinico del Centro Antonio De Tanti.

Ma il rapporto tra operatori e parenti del paziente non è sempre rose e fiori, soprattutto all’inizio, quando ancora non si è instaurata la piena fiducia. Così, per motivare, informare e formare il caregiver, nelle strutture più evolute come il Cardinal Ferrari, non solo si incentiva il dialogo e lo scambio di informazioni tra il personale e la famiglia, ma si mettono a disposizione anche servizi come il supporto psicologico, l’assistenziale sociale, oltre all’aiuto strutturato per le prime incombenze legali e burocratiche, legate al nuovo stato di salute dell’assistito.

 

 

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