11 Luglio 2016

Carcere di Parma. Lavori fermi e problema sovraffollamento

Carcere di Parma. Lavori fermi e problema sovraffollamento

I lavori di ampliamento del penitenziario sono fermi e con 585 detenuti torna il problema sovraffollamento. A sollevare il caso è Desi Bruno, Garante regionale delle persone private della libertà personale della Regione Emilia-Romagna


I lavori di ampliamento del penitenziario avevano visto luce già verso la fine del 2013 ma è dal 31 luglio che vi è stato un blocco del “Piano Carceri”. Perciò, nonostante nel 2015 fosse stata data la conferma della portata a termine dei lavori, al giorno d’oggi il carcere è sempre lo stesso e i lavori sono ancora fermi.

E’ stato Desi Bruno, Garante regionale delle persone private della libertà personale della Regione Emilia-Romagna, a sollevare il caso che nei giorni scorsi ha effettuato una visita agli Istituti penitenziari di Parma per effettuare un sopralluogo nel circuito della Media sicurezza e incontrare per dei colloqui i ristretti. 

Il carcere di Parma conta 585 detenuti quando avrebbe una capienza regolamentare di 486 posti.

Il problema del sovraffollamento è percepibile soprattutto al Centro diagnostico terapeutico del carcere, dove il numero di detenuti aventi bisogni di cure è superiore al numero di posti disponibili. “Risulta fondamentale per la tutela del diritto alla salute delle persone detenute che i trasferimenti e le assegnazioni per motivi sanitari, giustificati per assicurare cure più adeguate al detenuto rispetto al carcere di provenienza, intervengano solo previa valutazione dell’effettiva sostenibilità della presa in carico nel breve periodo” afferma la Garante.

Tra i problemi riportati dai ristretti della media sicurezza, Bruno segnala “la limitata aerazione della cella, anche in ragione delle calde temperature, per l’impossibilità di apertura completa della finestra a causa della seconda branda” e “la problematica relativa all’acquisto di generi alimentari freschi dal sopravvitto”.

Al termine della visita Desi Bruno ha avuto un colloquio di confronto con Carlo Berdini, direttore della struttura, che ha illustrato l’offerta trattamentale: in particolare è in progetto, sostenuto dalla Fondazione Cariparma, il finanziamento di attività  che possano offrire una concreta possibilità di occupazione ai detenuti  attraverso il coinvolgimento degli imprenditori e artigiani del territorio locale e nazionale che potranno utilizzare gli spazi e la forza lavoro del carcere.

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