23 Febbraio 2016

Borgo Bosazza: sigillate le porte degli stabili occupati

Da / 3 anni fa / Città / Nessun commento
Borgo Bosazza: sigillate le porte degli stabili occupati

Rete Diritti in Casa: “I nuclei che vivevano nei due palazzi oggi stanno ricominciando una nuova vita dentro delle nuove case”


Se ne sono andati senza far rumore e, soprattutto senza l’intervento della forze dell’ordine, le tredici famiglie che da oltre un anno occupavano le palazzine in borgo Bosazza, quelle al numero 22 e al numero 6 dello stabile vuoto poco lontano da via D’Azeglio.
Martedì mattina, 23 febbraio, la Digos e i legali dei proprietari hanno posto i sigilli alle porte degli edifici, ma gli appartamenti erano già vuoti: le famiglie avevano già trovato sistemazioni alternative.

Il commento della Rete Diritti in Casa:

“Questa mattina Digos e legali della famiglia Tegoni si sono ritrovati davanti alle ex palazzine occupate di borgo Bosazza 6 e 22 per realizzare un sogno durato 2 anni: quello di sgomberare, sequestrare e sigillare le porte dei due stabili. Questo sogno, in realtà, si è avverato solo in parte in quanto mentre in borgo Bosazza c’era chi esultava davanti all’apposizione dei sigilli, in altre parti della città tutti i nuclei che vivevano nei due palazzi oggi stanno ricominciando una nuova vita dentro delle nuove case. Questo non è altro che il frutto della lotta per una vita degna degli uomini e delle donne che ogni giorno si mettono in gioco per ottenere diritti reali per tutte e tutti. Sorridiamo davanti all’arroganza di chi si sente appagato all’idea di poter lasciare case vuote per anni in una città dove tante sono le persone che dormono in strada. Con lo stesso sorriso, ricordiamo alle stesse persone che a Parma l’aria è cambiata e che chi ha i diritti negati non resterà più da solo/a a piangere ma si unirà con altri/e e riaprirà quelle porte che scioccamente si pensano di poter tenere sigillate pagando avvocati e operai. Consci/e del fatto che nessuna casa verrà lasciata vuota, affermiamo con orgoglio e convinzione che
LA DIGNITA’ NON SI COMPRA, SI CONQUISTA A SPINTA (proprio come hanno fatto gli/le ex abitanti di borgo bosazza)”.

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