28 febbraio 2018

“Bilancio 2018: una mobilità non sostenibile. Utile solo stare a casa”

“Bilancio 2018: una mobilità non sostenibile. Utile solo stare a casa”

Dalle previsioni di Bilancio comunale: Tep acquista autobus a diesel, Infomobility non investe sulla mobilità sostenibile, ma il Comune conta di incassare 20 milioni dalle multe (111 euro/anno per abitante)


L’Amministrazione comunale ha annunciato una “rivoluzione copernicana della mobilità”, primo punto strategico della presentazione del Piano triennale di bilancio 2018/2020.

Dalla lettura dei dati, questa annunciata “rivoluzione” si traduce in un salasso per le tasche dei cittadini ma in assai scarsi vantaggi per la mobilità sostenibile. Per le multe sono infatti previsti a bilancio più di 20 milioni di euro/anno (ovvero 111 euro per abitante, neonati compresi) soprattutto a seguito della prevista introduzione di nuovi varchi elettronici.

E la tutela dell’ambiente? Il Comune di Parma controlla l’azienda partecipata TEP, il cui piano triennale prevede l’acquisto di 82 nuovi bus, di cui solo 20 a metano o elettrici e ben 62 con motore diesel. Si tratta di una scelta del tutto incoerente con una logica di attenzione all’ambiente. Solo ieri il Gruppo Fiat, dopo che lo avevano già anticipato quasi tutte le case automobilistiche mondiali, decretava la morte imminente della tecnologia diesel, troppo inquinante, anche per i motori di ultima generazione, gli Euro 6. Poiché un bus ha una vita media di 10/15 anni, i bus acquistati oggi gireranno ancora per le nostre strade dopo il 2030, quando il diesel sarà tramontato. Pertanto il trasporto pubblico, invece di “dare l’esempio” sull’utilizzo di fonti non inquinanti, percorre la strada inversa, con la sola giustificazione che oggi i mezzi diesel costano meno di quelli a metano o ibridi.

Il Comune di Parma controlla anche Infomobility, azienda nata per studiare le strategie alternative all’utilizzo dell’automobile. Ma nel piano triennale di Infomobility non è previsto, ad esempio, nessun maggiore investimento sul car-sharing, sistema avanzato ed integrativo del trasporto pubblico, che permette in tutte le “smart city” (come Parma vuole diventare), di lasciare le auto inquinanti alle porte delle città (ai parcheggi scambiatori), per usare un’auto elettrica (non inquinante e silenziosa), senza limitare la mobilità e quindi la vita della città. Ricordiamo che il traffico da fuori città è una quota stimata di oltre il 30 % del traffico complessivo.

Un capitolo positivo riguarda la previsione di nuove piste ciclabili, che sono messe in cantiere per gli anni futuri.

Tutte le città della regione Emilia Romagna sono tenute alla attuazione delle direttive regionali del piano PAIR sulla qualità dell’aria, che impongono restrizioni all’uso delle auto più inquinanti sino ai Diesel Euro 4, l’estensione delle ZTL a tutto il centro storico, l’estensione delle aree pedonali. Il Comune di Parma, sulla base delle previsioni concrete di bilancio e non solo sugli annunci, di questo piano sembra assumere soprattutto la parte coercitiva (impedimento degli accessi e nuovi varchi elettronici), che userà per incassare multe (i 20,3 milioni di multe) e punterà, attraverso TEP, su bus con tecnologie obsolete e inquinanti, senza sviluppare la mobilità sostenibile tramite Infomobility.

Il pericolo concreto è che, senza significativi miglioramenti della qualità dell’aria, a pagare siano solo i cittadini e il già penalizzato Centro storico, mentre siano avvantaggiati come “magneti di mobilità” i centri commerciali posti oltre l’anello delle tangenziali, che ovviamente non soffriranno delle limitazioni del traffico e dei varchi elettronici.

Paolo Scarpa, per il Gruppo consiliare Parma Protagonista
Lorenzo Lavagetto, per il Gruppo consiliare PD
Fabrizio Pezzuto, per il Gruppo consiliare Parma Unita Centristi

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