12 giugno 2016

Belledi: “il teatro può ridare vita a spazi abbandonati della città”

Belledi: “il teatro può ridare vita a spazi abbandonati della città”

INTERVISTA DELLA DOMENICA. La direttrice artistica del Teatro delle Briciole Alessandra Belledi anticipa alcuni contenuti della III edizione di Insolito Festival che partirà il 27 giugno


Spettacoli, incontri inediti, esplorazioni urbane per adulti e bambini. Tutto questo è Insolito Festival, la rassegna estiva di teatro promossa dall’Associazione Micro Macro e Teatro delle Briciole, con il contributo del Comune di Parma e il sostegno della Regione Emilia Romagna, Fondazione Monte di Parma, Intesa San Paolo, che torna anche quest’anno dal 27 giugno al 3 agosto.

Insolito Festival arriva alla III edizione, come è nata l’idea?

«Insolito Festival è nato a Parma nell’estate 2014 raccogliendo il testimone, del festival “Zona Franca” – la storica rassegna di teatro per le nuove generazioni e, ancora prima, delle sei edizioni di “Il giardino racconta” – ma rinnovandone profondamente l’identità. Innanzitutto da novembre ci siamo spostati all’estate e da un manifestazione che si concentrava in pochi giorni ad una dal respiro più ampio ambientata presso il Giardino Ducale di Parma e in alcuni spazi emblematici dell’Oltretorrente dove dare vita a spettacoli, incontri inediti, esplorazioni urbane per un pubblico intergenerazionale di adulti e bambini. Fulcro di questo cambiamento è stato portare al centro della nostra visione teatrale il rapporto con la città, la sua storia, i contesti urbani e architettonici. Insolito si è radicato negli anni in città proprio perché parte da una riflessione su di essa. Non è di certo un evento spot che si consuma in una sera ma approfondisce nuove modalità di relazione con il pubblico e dialoga con il profilo urbano, sociale, generazionale del territorio».

Perché questo nome?

«Insolito come ciò che supera il concetto di noto, che alimenta lo stupore, che incita al cambiamento e alla trasformazione dello sguardo. Inediti gli incontri, le connessioni che l’artista crea nel luogo in cui opera. Il concetto di insolito permette così di aprire nuovi orizzonti creando connessioni inedite tra arte, luogo e pubblico. Con questo festival si intende, infatti, approfondire il concetto di arte in relazione allo spazio della visione per incontrare lo sguardo di uomini, donne, bambini, giovani, anziani. A loro ci rivolgiamo come interlocutori speciali a cui, in alcune occasioni, chiediamo anche di essere protagonisti di creazioni nate nell’ambito del festival e pensate per la sua natura insolita».

Un’anticipazione sugli elementi di punta della rassegna di quest’anno?

«Senza entrare nel merito del programma, che presentiamo il 13 giugno, possiamo anticipare che quest’edizione, che si concentra di più tra fine giugno e primi giorni di agosto, presenta progetti speciali intergenerazionali per il quartiere oltretorrente, spettacoli in formati inediti che sovvertono l’idea di spazio teatrale e lo reinventano in contenitori anomali. Il Parco Ducale sarà attraversato da misteriosi percorsi notturni, avremo tra gli ospiti una fitta presenza di artisti stranieri e, come preludio, un progetto affidato a un gruppo di bambini alla loro primissima uscita come esploratori urbani per un lavoro futuro che porterà alla composizione di una collana di guide poetiche di Parma».

Nelle precedenti edizioni avete inserito spettacoli che hanno visto la partecipazione di “semplici cittadini” le cui performance sono entrate a tutti gli effetti nel cartellone, penso a Spring over 60 del 2014 o Scenate del 2015, ad esempio, riproporrete format di questo genere?

«Sì, appunto come dicevo prima, nel ripensare al proprio rapporto con la città e i suoi abitanti, il festival dà spazio e visibilità a forme di espressione artistica e culturale delle diverse componenti della comunità del territorio con creazione ad hoc pensate appositamente, che offrono la possibilità di incontri inediti con il teatro e capovolgono il rapporto usuale tra creazione artistica e pubblico».

Il festival si svolge principalmente nella cornice Parco Ducale, è un modo per riappropriarsi di questo spazio cittadino e dare nuova vita all’Oltretorrente?

«Certamente, anche se da quest’anno il festival è molto presente in Oltretorrente in modo paritario al Parco Ducale. Abbiamo voluto dare continuità al progetto “S-chiusi”, inserito in due precedenti edizioni del Festival (2013 e 2015), viaggio teatrale nei negozi chiusi per crisi di Via Bixio e Via Imbriani, che ha messo in luce quanto potentemente il teatro può ridare vita e umanità a spazi abbandonati della città, fragilità urbane e far riscoprire luoghi, angoli, percorsi, storie. Il teatro, con questi progetti, esce dallo spazio e dal tempo, propone azioni fantastiche e irreali, scardina, evoca, ironizza. I negozi, nel caso di “S-chiusi”, si sono s-chiusi per una manciata di giornate, gli abitanti li hanno ripopolati. Si sono riappropriati di una spazio urbano da condividere. Lo stesso vale per il Giardino Ducale che, nell’ultimo periodo, si sta svuotando e progressivamente perdendo la sua funzione di spazio pubblico (di pregevole valore ambientale, storico, architettonico) perché minacciato da pericoli o insidie (più o meno percepite) che impediscono alla persone di viverlo con tranquillità. Ecco il teatro può mettere in luce anche queste contraddizioni. Senza risolvere, denunciare o giudicare. Semplicemente abitando luoghi speciali, ridando vita».

State già pensando anche all’edizione 2017?

«Ogni edizione chiama la successiva. Perché i progetti si inseguono anno dopo anno, soprattutto quelli affidati ad artisti internazionali che, fortunatamente per loro, sono sempre molto impegnati e vanno “prenotati” con largo anticipo. Per cui per il 2017 abbiamo già collegamenti con gruppi dalla Francia. E, perché no, vogliamo pensare a una terza edizione di “S-chiusi”».

 

 

 

 

 

 

 

 

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