17 Aprile 2019

“Spirit, Opportunity e Curiosity”: Tiziana Milo

“Spirit, Opportunity e Curiosity”: Tiziana Milo

Barbara Rondelli incontra Tiziana Milo autrice del blog Ero Lucy, diario di espatrio


Tiziana è una psicologa che per amore si è trasferita da Roma a Miami dove ha iniziato una nuova vita. File rouge in questa transizione il suo blog: attraverso il quale prima parlava di psicologia e psicoterapia, ora di Miami e dintorni.  Ero Lucy è il blog di Tiziana che nasce circa 9 anni fa. All’inizio il blog aveva come tema la psicologia, poi è diventato il diario dell’espatrio di Tiziana dall’Italia, e da un anno, da quando è nata sua figlia, è diventato un seguito family travel blog! Leggendo il blog si intravvede Tiziana, il suo spirito dinamico, aperto e accogliente, e questo mi ha spinto a conoscerla e a presentarla anche a voi.

Tiziana in Italia eri una psicoterapeuta e avevi un blog parlava di psicologia: il blog resta un importante strumento di comunicazione e contatto con l’esterno per te, come ce lo spieghi?

Lo psicoblog e’ durato poco alla fine, ho sentito subito il bisogno di instaurare un dialogo diverso con chi mi seguiva. Erano anche i tempi in cui i personal blog andavano fortissimo, e ho iniziato a raccontare della mia vita in attesa di un possibile trasferimento a Miami. Ho però continuato a scrivere di psicologia, anche se da un punto di vista più personale e meno ufficiale. Una volta che mi sono trasferita, dopo che la mia bimba è nata ed avevo iniziato anche a scrivere di come mi trovassi a Miami e quante cose ci fossero da fare, ho sentito che non avevo più quella autorità per parlare di psicologia: l’aggiornamento è importante in ogni professione, e io vivevo ormai altrove facendo altrove. È venuto naturale trasformare del tutto il mio piccolo sito in un travel blog che parlasse di viaggi in Florida con i bambini.

 Ti sei trasferita a Miami nel 2011 a 40 anni per amore, hai costruito una famiglia e mantieni vivo il tuo blog: l’amore è sempre una fortissima molla che sicuramente aiuta nelle scelte difficili e non, ma com’è vivere a Miami, iniziare da capo?

Per me è stato molto semplice proprio grazie alla mia famiglia. Chi mi segue da tanto e conosce le mie vicende personali sa che ho affrontato delle difficoltà ma che appena arrivata in Florida la mia vita è decisamente cambiata e subito in meglio. Inoltre sono una persona positiva e le novità non mi hanno mai spaventata, le ho sempre affrontate a testa alta e raramente mi guardo indietro. Mi piace riuscire a trovare il bello in ogni situazione, non sono di quegli immigrati che vive di nostalgia e critica il paese in cui vive perché’ il pane non è buono come da noi. Vivere in una nuova cultura significa, per me, adattarsi alle usanze del nuovo paese e cercare di capire ad esempio per quali motivi i residenti preferiscono pagare un’assicurazione sanitaria salatissima anziché’ ottenere una copertura da parte dello Stato. E alla fine, come sempre, si capisce che la verità sta sempre nel mezzo.

Inoltre, essere figlia di una mamma finlandese che si è trasferita in Italia ha aiutato il tuo approccio all’espatrio? A volte i figli di “emigrati/expat” diventano sedentari per reazione…  

Per me non era sedentarietà. Per tutta la mia vita ho sempre detto che non sarei mai andata via da Roma, a parte perché’ è una bellissima città, semplicemente perché’ ho sperimentato sulla mia pelle la diffidenza della gente nei confronti di mia madre. E vivevo in una metropoli! Mia madre è sempre stata vista e trattata come una straniera, spesso trattata male o derisa, in parte perché’ erano gli anni 70 e gli stranieri erano sì tanti ma in fondo non poi così tanti. Ma certamente in famiglia abbiamo questa apertura mentale di chi ha viaggiato molto e ha conosciuto culture molto differenti da vicino. Mia mamma è lappone, raccontava sempre del popolo Sami e aveva i vestiti tipici della tribù in armadio. Abbiamo visto il sole di mezzanotte e mangiato carne di renna quando eravamo bambine. E ora che sono negli Stati Uniti riconosco che moltissime abitudini anglosassoni come ad esempio l’orario di cena sono simili a quelle finlandesi, e che alla fine era l’Italia ad essere differente.

Essere una mamma italiana a Miami? Il tuo blog ti mantiene in contatto con mamme italiane che vivono in USA o in Italia: questo contatto con l’Italia che alimenti quotidianamente immagino ti arricchisca ma anche ti mantenga un po’ “separata” dalla quotidianità e dalla routine delle mamme americane. Che puoi dirmi? 

Il blog mi mantiene in contatto con gli italiani più che con le mamme. Ho un lavoro a tempo pieno e nel tempo libero scrivo il blog, ma non mi rivolgo alle mamme. Mi rivolgo a chi viaggia con bambini, possono essere pure due papà.

Il tuo blog rappresenta te stessa, nasce da due tue caratteristiche molto forti: la tendenza a guardare sempre “l’altra faccia della medaglia” e il desiderio di condividere con gli altri. Cosa significa per te la curiosità e dove si posiziona rispetto alla tua vita? 

Sai, quando mi hai contattata e dalle domande che mi fai sono rimasta sorpresa dall’idea molto precisa che ti sei fatta su di me, e nella quale mi riconosco. E ti ringrazio per questo, non mi capita’ così di frequente. Sì, sono una persona molto curiosa e aperta verso il mondo. Non sono sempre stata così, ma ho sempre avuto questa caratteristica di essere per le persone un punto di riferimento, qualcuno su cui appoggiarsi. Mi viene naturale prendermi cura degli altri e non mi pesa. Tenere un piccolo blog di viaggi e dare consigli su cosa visitare non è troppo differente! Il saper guardare l’altra faccia della medaglia mi viene invece dal mio passato di psicoterapeuta, dove è indispensabile saper mantenere una posizione neutrale senza essere coinvolti nelle vicende personali di chi si assiste. Questa caratteristica l’ho sempre pagata nella vita privata: difficilmente le donne mi perdonano di non prendere le loro parti. Ma resto dell’idea che si è più di aiuto quando si da’ un consiglio imparziale, magari scomodo, che permetta di riflettere. Da questo punto di vista le americane sono molto più indipendenti, mentre noi italiane tendiamo a cercare in continuazione l’appoggio emotivo (come le donne latine che conosco qui!).

 Hai mai pensato di trasformare il tuo blog in un lavoro di assistente personale per viaggiatori? Da alcuni anni è una professione del “mondo travel” che sta emergendo, in alternativa alle agenzie viaggi?

 Certamente, ed è un sogno nel cassetto, ma faccio quello che posso nel tempo che ho a disposizione. Alla fine lo faccio già, anche se solo per passione.

Sei una persona positiva, piena di energia e molto fiduciosa. Vivi intensamente il presente: come vedi il tuo futuro e dove ti vedi? 

Non saprei dove mi vedo. Mi vedevo a Roma e sono finita a Miami cambiando abitudini, amici e lavoro e mi è andata di lusso! Affronto quello che viene, il futuro ce lo costruiamo noi.

Ultima domanda: cos’è per te la curiosità? 

Non smettere mai di farsi domande.

di Barbara Rondelli

 

 

 

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