1 Maggio 2016

Bandini: “dietro a uno studio radiofonico c’è un mondo da scoprire”

Bandini: “dietro a uno studio radiofonico c’è un mondo da scoprire”

INTERVISTA DELLA DOMENICA. RadiorEvolution è la web-radio degli studenti universitari di Parma. Il progetto è nato nel 2010 da un gruppo di giovani che volevano comunicare in modo originale e innovativo


Oggi la web radio è affiliata al CAPAS (Centro per le Attività e le Professioni delle Arti e dello Spettacolo) ed è composta da una quarantina di ragazzi. Francesco Bandini ne è lo Station Manager e ci ha raccontato come stanno portando avanti l’esperinza.

Francesco, a ormai 6 anni dalla nascita della radio, tante cose sono cambiate, come siete organizzati oggi?

«Da un anno e mezzo a questa parte siamo molto aumentati di numero. Ci siamo strutturati all’interno dell’Università, ottenendo riconoscimenti ufficiali. Oggi abbiamo una sede presso il dipartimento di Lettere, Arte, Storia e Società in via D’Azeglio e ci siamo dati un organigramma interno, con un direttivo di persone che gestisce la linea editoriale della radio. Non abbiamo programmi pre-definiti, cerchiamo di dare voce a tutti gli studenti, alle loro idee e passioni e diamo molto spazio agli artisti emergenti, soprattutto musicali ma non solo».

Chi sono i vostri ascoltatori e quali sono i programmi che hanno più successo?

«Siamo seguiti da universitari e post-universitari, quindi giovani tra i 20 e i 35 anni. I programmi più ascoltati sono Revolution (A)live in cui intervistiamo band musicali emergenti di tutta Italia e molto seguito è anche Bianco, Rosso, Gialloblu, curato da Beppe Facchini, che è anche giornalista e intervista personalità della città. Abbiamo avuto ospiti il sindaco, il presidente della Provincia, il nostro rettore ovviamente e tanti altri. Un altro programma che sta andando bene, ed è nuovo, è R al cubo, che parla di Hip hop e Rap, è condotto da tre ragazzi che hanno idee molto diverse tra loro e quindi si contraddistingue per lo scontro di opinioni».

Cosa caratterizza la vostra radio?

«Prima di tutto il nostro bacino è universitario, ogni ragazzo porta le proprie competenze, interessi di studio che possono diventare spunti per programmi. Un altro aspetto importante riguarda la provenienza dei componenti della squadra, veniamo da tutta Italia e questa poliedricità crea un grande scambio, che difficilmente si trova in altre radio. C’è una grande libertà di espressione al nostro interno, ad esempio abbiamo un programma che si chiama Relative’s Psychedelic Sound, incentrato su una famiglia immaginaria con le sue debolezze, le sue manie, che vengono messe a nudo attraverso letture e musiche».

Avete anche creato una radio ambulante su bicicletta, quando la usate?

«È stata costruita appositamente per lo Squinterno Festival di Berceto, di cui siamo radio ufficiale e cui parteciperemo anche quest’anno nella prima metà di luglio. All’inizio era una bicicletta normale riadattata a radio. L’anno scorso siamo riusciti ad avere una di quelle bici che vengono utilizzate per la raccolta dei rifiuti e l’abbiamo rifatta rendendola ancor più funzionale per muoverci agevolmente tra gli stretti borghi del paese».

Oggi è il primo maggio, voi siete ancora studenti ma cosa pensate del mondo del lavoro di oggi e delle possibilità che una città come Parma può offrire ai giovani?

«Un buon 25% dei ragazzi che fanno parte del team della nostra radio ha già finito di studiare e sta cercando lavoro. La realtà di Parma è complessa, probabilmente è lo specchio d’Italia. La nostra città non offre molto e quello che mette a disposizione è al limite dello sfruttamento. In ambito strettamente radiofonico, spesso esperienze come la nostra servono come trampolino di lancio per passare poi in radio FM; Parma da questo punto di vista è indietro rispetto a città limitrofe come Reggio, Modena o le città lombarde, quindi fatta l’esperienza bisogna necessariamente spostarsi, se si vuole continuare in questo mondo».

Al di là del fatto che possa diventare una scelta lavorativa o meno, cosa lascia ad un giovane un’esperienza radiofonica come quella che state vivendo?

«La radio dà la possibilità di parlare di ciò che più appassiona davanti a un microfono, arrivando a tanti. Un giornale va letto, la TV va guardata e ascoltata, la radio si può ascoltare ovunque e in ogni momento e crea un rapporto diretto e molto intimo con persone sconosciute. Dietro a uno studio radiofonico c’è un mondo che chiunque può scoprire».

I progetti per il futuro?

«Al momento siamo una web radio podcast, abbiamo un palinsesto settimanale in cui sono inseriti diversi programmi. Da settembre prevediamo di avere uno streaming fisso con anche un flusso musicale oltre alla programmazione normale».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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