22 Gennaio 2019

Arpae: “A Parma arriva l’inquinamento delle navi del Mediterraneo”

Arpae: “A Parma arriva l’inquinamento delle navi del Mediterraneo”

Secondo i dati dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale l’influenza delle emissioni in atmosfera delle navi influisce sulla qualità dell’aria in Emilia-Romagna


È possibile che in pianura Padana vengano avvistate enormi navi porta-container, o eleganti imbarcazioni da crociera, mentre navigano tranquillamente in campagna, fra un campo di granturco e l’altro? – si chiede Arpae dell’Emilia Romagna – Certamente no. Eppure così non sembrerebbe almeno da una prima lettura dei dati che emergono da una delle linee di studio del progetto Supersito, voluto dalla Regione Emilia-Romagna per studiare i rapporti fra l’inquinamento atmosferico e la salute delle persone”.

Infatti, uno studio dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale ha rilevato che “dall’analisi chimica delle polveri in aria (PM2,5) rilevate nelle stazioni di monitoraggio di Bologna, Parma, San Pietro Capofiume (BO) e Rimini emergerebbe l’influenza delle emissioni in atmosfera delle navi che solcano i mari adiacenti alle coste italiane, non solo nell’Adriatico. Si potrebbe quindi dire, ad esempio, che a Parma in minima parte l’inquinamento derivi perfino dalle navi in navigazione nel centro del Mediterraneo.

I motori delle imbarcazioni infatti consumano oli combustibili che emettono un mix specifico di inquinanti: questi elementi sono identificabili anche a distanza (come se fossero una sorta di “impronta digitale”) grazie alla presenza di due elementi chimici, nichel e vanadio, in una proporzione caratteristica. Questi due metalli infatti sono considerati come dei “traccianti”, o meglio dei marker nella letteratura scientifica, la presenza dei quali indica cioè che la sorgente emissiva, generalmente navi appunto, ma anche raffinerie, utilizza la combustione di oli pesanti.

Le emissioni in atmosfera provenienti dalle navi quindi, in particolari condizioni climatiche, si propagano nelle masse d’aria e arrivano a depositarsi anche in pianura Padana: per questo motivo sono state rilevate nelle quattro stazioni citate prima. I laboratori Arpae hanno riscontrato la loro presenza all’interno delle polveri del PM2,5.

È importante però sottolineare che l’impatto che la combustione di questi oli combustibili ha sulla quantità di polveri rinvenute in pianura Padana è minimo: pochi punti percentuali rispetto al totale. Tale contributo può sembrare trascurabile se comparato alle emissioni locali in aria derivanti da traffico o dalla combustione di legna, ma è comunque presente e identificabile con chiarezza, e costituisce un interessante esempio di apporto di origine certamente non-locale.

Bisogna poi evidenziare che, sebbene questa sorgente emissiva contribuisca in minima parte alle polveri del PM2,5, essa è però responsabile nei siti considerati di almeno 3/4 del vanadio e di almeno 1/3 del nichel presenti. Tra l’altro, il nichel è uno dei metalli pesanti per cui la legge prevede che venga rispettato un valore limite annuale per la protezione della salute umana (secondo il Dlgs 155/2010 la media annuale non deve superare i 20 ng/m3), limite che è in ogni caso rispettato nei quattro punti di misura considerati”.

 

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