18 Aprile 2017

Anziani e disabili: la soluzione può essere la domotica

Anziani e disabili: la soluzione può essere la domotica

L’opinione arriva dal ricercatore per l’Università di Parma Guido Matrella secondo cui: “Una tecnologia come questa può permettere anche l’automazione di un appartamento, aiutando chi ha problemi di movimento”


Ci sono sensori che ci possono dire se una persona si è alzata da letto, se è caduta, quanti passi ha fatto o se ha guardato la televisione. Possiamo perfino sapere se, e quante volte, è andata in bagno. Il tutto a distanza, a qualsiasi ora del giorno e della notte.

Si chiama domotica, ed è una preziosa alleata nell’assistenza ad anziani e disabili. Una tecnologia amica che può permettere anche l’automazione di un appartamento, aiutando chi ha problemi di movimento. E di domotica si è parlato mercoledì 5 aprile nella “Corte Agresti” a Traversetolo, durante il secondo incontro del ciclo di appuntamenti “Nati Due Volte”, promosso da Pedemontana Sociale. «Si tratta di un elemento essenziale per progettare una vita autonoma», ha affermato Emiliano Pavarani, responsabile dell’Area anziani, adulti e disabili, dell’azienda che gestisce i servizi alla persona nei comuni dell’Unione (Collecchio, Felino, Montechiarugolo, Sala Baganza e Traversetolo), prima di introdurre il relatore, l’ingegner Guido Matrella, ricercatore dell’Università di Parma e consulente del CAAD, il Centro di Adattamento all’Ambiente Domestico che ha la sua sede operativa presso il Settore Non Autosufficienza del Comune di Parma. Un servizio che dal 2005 opera su tutta la provincia, ha sottolineato l’esperto, ricordando come un buon progettista debba «porsi il tema di rendere più accessibile e fruibile l’abitazione, anche in prospettiva futura. Perché la disabilità può insorgere in tutte le fasi della vita».

La domotica, nata per controllare gli impianti di riscaldamento e di illuminazione dei grandi edifici come i grattacieli newyorkesi, oggi può essere applicata anche ai piccoli appartamenti, grazie ad un rivoluzione tecnologica iniziata con i personal computer e che oggi prosegue ad un ritmo mai visto prima con gli smartphone e le connessioni wireless, offrendo soluzioni sempre più economiche.

Si possono sviluppare applicazioni che l’ingegnere classifica in “attive” e “passive”. Le prime permettono alla casa di “sostituirsi” ai deficit. Per esempio, «se sono su una carrozzina, può essere scomodo dover accendere le luci alzare le tapparelle. Ma posso farlo attraverso un sistema di controllo, con un semplice telecomando – ha spiegato Matrella –. Poi ci sono le funzione passive, dedicate la monitoraggio, sensori che indicano situazioni di pericolo, come le fughe di gas, gli allagamenti o la presenza di fumo. Oppure i sistemi che possono dirmi se una persona si è alzata da letto, ha guardato la televisione e quante volte è andata in bagno. Perché può sembrare banale, ma alzarsi o meno di notte per andare in bagno è uno di quei parametri che viene preso in seria considerazione per valutare lo stato di salute di una persona. C’è ad esempio il direttore di una casa di riposo che ha chiesto al CAAD un sistema per monitorare tutti letti della struttura».

Operazioni che potrebbero essere fatte anche riempiendo l’ambiente domestico di telecamere, «ma sarebbe molto più invasivo e per niente rispettoso della privacy», ha chiarito l’esperto, che ha continuato a spiegare al pubblico, composto essenzialmente da familiari di disabili e operatori, i tanti sistemi a disposizione dei “caregiver”.

Matrella ha ricordato anche le tecnologie per la teleassistenza come la videochiamata, che consente di avere delle indicazioni sullo stato di salute della persona, dialogando con lei e guardandola in faccia, e i sistemi per il monitoraggio dei parametri fisiologici, come il conta passi e il misuratore di pressione che può inviare i dati autonomamente attraverso un collegamento internet. Un’offerta di soluzioni hi-tech che tuttavia, hanno sottolineato Matrella e Pavarani, non potrà mai sostituire la figura degli operatori o dei familiari, ma che può aiutarli a controllare le condizioni di salute e di vita dell’assistito 24 ore su 24.

 

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