25 marzo 2017

Antibiotici e sostanze cancerogene in Parmigiano e Grana

Antibiotici e sostanze cancerogene in Parmigiano e Grana

Confermata dalle analisi che nelle forme sequestrate dai carabinieri di Reggio Emilia in un blitz del 2015 c’erano tracce di aflatossine e antibiotici: 27 indagati. La Regione: “No ad inutili polemiche: i controlli funzionano e anche questo caso lo dimostra”


Le analisi lo confermano: nelle forme di Parmigiano Reggiano e nel Grana Padano sequestrate dai carabinieri di Reggio Emilia in un blitz del 2015 c’erano tracce di sostanze cancerogene: aflatossine e antibiotici.

Più precisamente  secondo l’accusa “sarebbe stato utilizzato “latte per la produzione di formaggio atto a divenire Parmigiano Reggiano Dop e Grana Padano Dop contenente residui di antibiotici, aflatossine, nonché si immettevano nella panna della soda (idrossido di Sodio), detenendo tali prodotti per la loro successiva commercializzazione”.“

A seguito di queste gravi accuse sono stati indagati dei dipendenti, caseari e rappresentanti dei due consorzi, così come gli ex vertici di uno dei principali esportatori di Parmigiano Reggiano. L’accusa è di associazione a delinquere, frode nell’esercizio del commercio, contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti, commercio di sostanze alimentari nocive ed emissione di fatture per operazioni parzialmente o totalmente inesistenti. In tutto sono 27 le persone coinvolte. Nel 2015 vennero coinvolte tre importanti società lattiero-casearie tra Reggio Emilia e Mantova, insieme a una quindicina di caseifici e magazzini di stoccaggio da cui sarebbero passate migliaia di forme non adatte a essere vendute.

Sull’inchiesta Parmigiano Reggiano, interviene l’assessore regionale Simona Caselli: “L’auspicio è che l’inchiesta avviata nel 2013 su segnalazione del Consorzio si concluda rapidamente facendo luce su eventuali responsabilità, a garanzia di un settore che rappresenta uno dei fiori all’occhiello dell’agroalimentare emiliano-romagnolo e del Made in Italy nel mondo. Il Parmigiano Reggiano è sinonimo di qualità ed eccellenza: è fondamentale che questo rapporto di fiducia con i consumatori e il mercato non venga incrinato. È anche fondamentale che non si alimenti confusione presso il pubblico sull’efficacia del sistema di controllo che ha, anzi, dimostrato di funzionare anche in questo caso- spiega Caselli rispondendo anche a un’ interrogazione dei consiglieri regionali della Lega Nord Gabriele Delmonte, Fabio Rainieri e Matteo Rancan ricordando che la Regione garantisce da sempre tutta la collaborazione necessaria alle autorità competenti e che peraltro nella vicenda in questione non ha ricevuto alcuna richiesta dagli inquirenti”.

“Il contrasto alle frodi che danneggiano tanti produttori onesti e la reputazione delle nostre eccellenze è un tema centrale per questo assessorato e non è in discussione. Per evitare l’alimentarsi di inutili polemiche e confusioni di ruoli- sottolinea infine Caselli- è bene precisare che per quanto riguarda i controlli, la Regione ha solo compiti di secondo livello, cioè non sull’operato dei caseifici ma su quello degli Organismi di controllo riconosciuti dal Ministero delle Politiche agricole. Nel caso del Parmigiano Reggiano si tratta dell’Ocpqr, l’Organismo di controllo qualità produzioni regolamentate, e in questi anni non abbiamo riscontrato problematiche analoghe a quelle oggetto dell’indagine. In caso contrario avremmo provveduto a segnarle tempestivamente alle autorità competenti”.

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