27 Marzo 2016

TINTERRI: BAG GALLERY E’ UNO SPAZIO APERTO A TUTTA LA CITTA’

TINTERRI: BAG GALLERY E’ UNO SPAZIO APERTO A TUTTA LA CITTA’

INTERVISTA DELLA DOMENICA.  Dopo Pesaro ha aperto anche a Parma una galleria di fotografia e arte contemporanea. Inaugura “Toy stories” di Gabriele Galimberti, poi “State” di Paolo Woods.


Aperta dall’11 marzo in borgo Ronchini 3, in pieno centro storico, Bag Gallery è una nuova galleria di fotografia e arte contemporanea (video, scultura, disegno, perfomance, net-art) ed è diretta dal parmigiano Andrea Tinterri.

Bag Gallery è già presente a Pesaro, come è nata l’idea e perché avete scelto Parma come nuova sede del vostro progetto?

L’idea di aprire una galleria fotografica è venuta qualche anno fa a Christina Magnanelli, che continuando l’esperienza editoriale che la vedeva impegnate nel mondo dell’arte della fotografia, ha deciso di aprire uno spazio a Pesaro. Io sono entrato in contatto con Christina, con il sistema che aveva creato, e in poco tempo abbiamo iniziato una collaborazione. Conosco bene il territorio di Parma, sono stato curatore indipendente per alcuni progetti, e quindi insieme abbiamo pensato che poteva essere interessante aprire anche nel nostro territorio una succursale, sdoppiare la realtà di Pesaro e portare anche a Parma un tipo di proposta come questa.

Che tipo di mostre intendete realizzare e qual è il pubblico al quale vi rivolgete?

Noi siamo una galleria duttile dal punto di vista espositivo, ossia ci occupiamo di contemporaneo in genere, con particolare attenzione al linguaggio fotografico. Le prime tre mostre saranno dedicate a fotografi, quella in corso è di Gabriele Galimberti, quella che inaugurerà in maggio sarà di Paolo Woods e a settembre, dopo la chiusura agostana, sarà la volta di Paolo Simonazzi. Questo però non toglie il fatto che vogliamo interessarci a qualunque tipo di linguaggio del contemporaneo, quindi non abbiamo una chiusura solo nei confronti della fotografia, non vogliamo essere autoreferenziali. Il pubblico fortunatamente, anche come abbiamo visto da questo primo periodo, è ampio e variegato. Abbiamo già i nostri collezionisti di riferimento, che continuano a seguirci ma vogliamo essere un punto di riferimento non solo per gli addetti ai lavori ma uno spazio aperto a tutta la città.

Come prima mostra avete scelto “Toy Stories” di Gabriele Galimberti, uno sguardo sociale ed anche multiculturale ritratto dal punto di vista dei bambini. Dati i recenti fatti di cronaca, c’è bisogno di trovare la forza di guardare il mondo con gli occhi dei più piccoli e qual è il messaggio che vuole trasmetterci Galimberti?

Galimberti è un fotografo che da 5-6 anni viaggia in continuazione e il progetto “Toy Story stories” vede il bambino in primo piano con i suoi giochi, fotografato nello spazio in cui solitamente costruisce le sue storie. È una lettura antropologica; i bambini che sono stati fotografati appartengono a cinque continenti diversi, quindi descrivono una situazione internazionale. Iniziare con questo progetto – aldilà del fatto che ci interessava partire con Galimberti perché è uno dei nomi più interessanti della fotografia contemporanea – ha a che fare col fatto che siamo ad un punto zero, un momento della rinascita, dopo un periodo difficile, di tensione economica ma anche sociale. Ripartire da qualcuno che mette in primo piano l’infanzia, con un messaggio che potesse essere ancora vergine, ci sembrava un buon modo, utile e anche divertente per partire.

Ogni mostra sarà accompagnata da un catalogo, qual è il valore aggiunto di questo strumento?

Noi crediamo molto nel catalogo, nella pubblicazione. Tutte le mostre saranno accompagnate da un catalogo firmato Greta Edizioni, che è la nostra casa editrice di riferimento. Il catalogo storicizza e permette una lunga durata dell’esposizione, che in quanto tale è qualcosa di effimero. Il catalogo, invece, con il testo scritto critico e una serie di immagini, permette alla mostra di sopravvivere al tempo e alla storia.

A Parma ci sono altre gallerie fotografiche, penso a “Fogg” di Chiara Allegri, ad esempio, pensate di collaborare, di fare sistema tra realtà analoghe?

Noi siamo da poco sul territorio con uno spazio fisico e una nostra programmazione. Il nostro progetto è ancora in essere, è da costruire. Fare sistema oggi è utile e fondamentale per costruire una proposta credibile e continuare ad incidere sul territorio.

A maggio continuerete, appunto, con Paolo Wood, cosa si deve aspettare il pubblico?

Paolo Woods presenterà “State”, una riflessione geo-politica e sociale su Haiti.

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