8 Giugno 2016

Pizzarotti indagato per l’alluvione. Opposizione: “Dov’è la trasparenza?”

Pizzarotti indagato per l’alluvione. Opposizione: “Dov’è la trasparenza?”

Le reazioni dopo la notizia dell’iscrizione del sindaco nel registro degli indagati per disastro colposo


Gianpaolo Serpagli (Pd provinciale): “Non si preoccupi Pizzarotti, non sarà certamente il Pd a chiedere le sue dimissioni, forse gli arriverà qualche mail anonima che le pretenderà, ma quello non ci riguarda. Per noi essere indagati non significa essere colpevoli: siamo garantisti con tutti, che siano esponenti del Pd o avversari politici”. Il segretario provinciale del Partito democratico Gianpaolo Serpagli commenta con queste parole la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati di Pizzarotti, questa volta per l’alluvione che ha colpito Parma il 13 ottobre 2014. “E’ chiaro che alcuni aspetti della gestione dell’emergenza non hanno funzionato – sottolinea – quindi auspichiamo che la magistratura faccia il suo lavoro nel migliore dei modi e nel tempo più breve possibile”.

L’esponente del Pd ricordano la reazione della città. “Nonostante gli errori e i ritardi dell’amministrazione e l’incapacità del sindaco di gestire quella situazione – dice – i parmigiani risposero all’emergenza mettendo in pratica gli ideali di solidarietà che li contraddistinguono con centinaia di volontari impegnati a dare una mano e rendersi utili. Parma, nonostante tutto, seppe reagire e questa inchiesta riapre una ferita che sembrava chiusa”.

Inchiesta o meno, il giudizio del Partito democratico sull’operato della giunta grillina non cambia. “I veri problemi della nostra città – conclude Serpagli – non sono certamente le indagini della magistratura o le spaccature di Pizzarotti con il suo (ex?) movimento. L’incapacità e l’inadeguatezza del sindaco e della sua squadra sono sotto gli occhi di tutti: la città è abbandonata a se stessa, senza un progetto e senza una visione di futuro. Parma non merita tutto questo, siamo certi che i parmigiani se ne siano resi conto e saranno loro, tra meno di un anno, a dare un giudizio”.

Paolo Buzzi e Francesca Gambarini (Forza Italia): “Nel 2014 la piena del Baganza causò milioni di euro di danni a Parma. Nei giorni successivi scoppiò la polemica sulla corretta gestione del sistema d’allerta – anche noi chiedemmo i chiarimenti del caso – e la Procura aprì un’indagine. Oggi veniamo a sapere dalla stampa che il sindaco Pizzarotti, il comandante della Polizia municipale Noè e alcuni tecnici sarebbero indagati per disastro colposo proprio in riferimento all’alluvione. Magari con una maggiore attenzione si sarebbero potuti limitare i danni della piena… Non vogliamo entrare nel merito della vicenda e dare giudizi che competono alla Magistratura, ma riteniamo che un sindaco che aveva fatto della trasparenza il suo vessillo (presto riposto in un cassetto) debba spiegare alla città la sua posizione, invece di starsene in Cina come se nulla fosse. Innanzitutto ci dica se ha ricevuto comunicazioni ufficiali dalla Procura. Fermo restando che noi siamo garantisti e che Pizzarotti (come qualsiasi altra persona) è innocente fino al terzo grado di giudizio, vorremmo ricordare al sindaco che quando erano altri ad essere indagati lui ne chiedeva le dimissioni gridando sotto i portici del Comune. Perché oggi non fa la stessa cosa? Ora si lasci lavorare la magistratura in pace e si torni a parlare di Parma e dei suoi problemi: la città ha bisogno di essere amministrata”.

Giuseppe Pellacini (UDC): “Mister Trasparenza-Pizzarotti dalla Cina commenta il voto di Bologna ma nulla ha da dire sulle indagini per l’esondazione del Baganza del 13 ottobre 2014. Dirà che si tratta di un atto dovuto, in effetti dovuto perché non è stato fatto poco o nulla dopo otto (8) fax della Protezione Civile che annunciavano la coda della perturbazione di Genova (8 ottobre). Serviva molto a capire cosa poteva succedere, viste le immagini di Genova? Sono sicuro che chi legge ora ancora ricorda. Pizzarotti diceva che il fax non si usa più. Non dice però che si tratta di otto comunicazioni urgenti recapitate via Pec che potevano essere agevolmente “girate” via email. Sorge un dubbio atroce: se il Sindaco non è presente, il sistema d’emergenza non entra in funzione? Non provi il Sindaco a scaricare le responsabilità sui funzionari della Protezione Civile per responsabilità che sono solo ed esclusivamente solo sue. Non si tratta nemmeno del primo giorno dopo le elezioni, erano già passati due anni. “Ne arrivano tanti di fax così” disse Pizzarotti all’epoca. Il numero di protocollo permette di capire che in un anno erano arrivati solo una quarantina di segnalazioni a copertura di tutta la provincia di Parma. Si trattava quindi di una comunicazione importantissima! Perché non doveva essere considerata quella segnalazione, anche se arrivata di sabato? Il delirio di re Federico dava già i primi segni, evidentemente. Sono intervenuto in Consiglio comunale a dicembre 2014, dove ho portato e letto quei “fax” che sono da considerarsi con particolare attenzione già quando contengono 4 o 6 caselle nere, questi ne contengono 21: altissimo pericolo! Pizzarotti ha detto in Consiglio che si tratta solo di chiacchiere da bar! Le comunicazioni arrivate al Comune indicano precisamente “Fiume Baganza” e indicano fra gli effetti attesi: “Sono previsti allagamenti di aree golenali con interessamento di abitazioni o attività” e in precedenza: “Sono possibili danni alle opere idrauliche, di difesa e di attraversamento e alle attività antropiche in prossimità dell’alveo”. Fra le azioni da intraprendere: “Si raccomanda la tempestiva evacuazione delle abitazioni e attività”. Fra quelle attività c’è un’ospedale, è venuto giù un ponte, ci sono stati circa 100 milioni di euro di danni. Il resto, per fortuna perché non ci sono state vittime, è storia. Pizzarotti scaricherà le responsabilità su Aipo, Regione, sul Governo e chissà chi altri ma dimentica che seguire i lavori della cassa d’espansione e, soprattutto, attivare lo stato d’emergenza già al primo fax, era un suo preciso dovere a cui non ha tenuto fede. Come a molti altri punti del suo mandato.”

Roberto Ghiretti (Parma Unita): “Dispiace dirlo ma alla fine i nodi vengono come sempre al pettine. Le indagini sull’operato del Sindaco in occasione dell’alluvione che ha colpito la nostra città nell’ottobre del 2014 sono una naturale conseguenza di tutte quelle perplessità che avevo sollevato anche in Consiglio comunale nei giorni immediatamente successivi all’evento. Troppe le incongruenze, troppi i segnali che indicavano un totale scollamento del Sindaco rispetto a quanto stava avvenendo, con un post su Facebook che proprio mentre il Baganza esondava, alle 18.39, spiegava che “Alle ore 18, la situazione sta migliorando” e “Preoccupa soprattutto il Baganza”. E anche sul fronte della prevenzione suonavano pesanti le raccomandazioni scritte dal commissario Ciclosi nella sua relazione finale in merito alla cassa di espansione sul Baganza, raccomandazioni alle quali questa amministrazione non ha mai dato seguito, almeno fino all’alluvione. Ma quello che mi ha colpito maggiormente di questa vicenda è stato l’atteggiamento tenuto dal Sindaco nel corso del Consiglio comunale in cui si parlava della vicenda: non un’ammissione di difficoltà, non una valutazione quanto meno dubitativa. Per me e per chi come me chiedeva spiegazioni ci sono state solo parole di scherno e l’accusa incredibile di essere uno sciacallo, accusa poi ripresa anche da qualche fan nei media, specialista nello stare sempre dalla parte del più forte. Per non parlare poi del modo incredibile con il quale questa amministrazione si è appropriata del prezioso lavoro dei volontari nei giorni immediatamente successivi alla tragedia. Una narrazione pretestuosa secondo la quale fare domande al Sindaco equivaleva ad attaccare gli “angeli del fango”. Salvo poi, ovviamente, lasciare completamente soli i cittadini colpiti direttamente dall’alluvione, i quali ancora oggi lamentano una generale amnesia da parte dell’istituzione Comune. Da oggi la questione si dibatterà in ben altre sedi e speriamo almeno questa volta di ascoltare ragionamenti e spiegazioni ben più complesse di quelle che ci furono proposte allora. Fermo restando che delle indagini da parte della Procura non rappresentano certo una prova di colpevolezza, credo che su questa vicenda Sindaco, Giunta e maggioranza farebbero bene a porsi qualche domanda sulle modalità con cui hanno fin qui amministrato in nome e per conto dei cittadini. E magari il Sindaco potrebbe anche fare una valutazione politica sul perché in quattro anni di lavoro si trovi oggi a rappresentare ormai solo sé stesso i 18 seguaci che ancora lo stanno ad ascoltare in Consiglio comunale.”

 

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