18 Febbraio 2017

Alimadhi alla Cgil: “Il Comune sul lavoro può fare poco”

Alimadhi alla Cgil: “Il Comune sul lavoro può fare poco”

Verso le primarie. Gentian risponde alla lettera aperta del segretario Bussandri


“Gentile Segretario, un ringraziamento per aver dimostrato, con il Suo intervento, interesse per la campagna e per gli argomenti dei candidati alle Primarie per Parma, tra i quali il sottoscritto; e anche per la garbata critica rivolta all’insufficiente attenzione dedicata ad alcuni temi di indubbia importanza.

Sul tema lavoro il Comune, lo dico con chiarezza, non può  fare molto in proposito. Non ne ha i mezzi, non ne ha il mandato istituzionale. La Sua affermazione che “occorre ricostruire anche sul territorio un modello sociale nuovo,…”, è una perorazione tanto condivisibile quanto generica che, quanto meno, va rivolta all’intera socieà parmense, istituzioni, forze politiche, imprenditori e sindacati in testa.

Il mio programma amministrativo contempla la massimizzazione degli investimenti per il recupero e la valorizzazione dei beni culturali e artistici. Nonche’ il massimo impegno verso la Parma dei teatri e della musica. Fonti queste di lavoro diretto e di lavoro indotto nella misura in cui al citta’ diventa piu’ attraente.Il Comune deve e puo’, con le sue azioni e i suoi poteri, favorire e facilitare l’insediamento e lo sviluppo dell’impresa produttiva; deve fare ogni cosa per sostenere e aiutare gli investimenti e per alleggerire il peso delle procedure burocratiche. Avere consapevolezza che ogni ritardo nel rilascio di un permesso o di una concessione e’ un colpo dato allo sviluppo e alla buona volonta’ di chi vuole lavorare e per questo investe e rischia. Il Comune deve essere al fianco dei lavoratori nella gestione delle crisi e nella gestione del conflitto sociale. Ma non deve mai dimenticare che in uno stato liberale e democratico come il nostro, e’ l’impresa che crea ricchezza (e dell’impresa e’ parte essenziale il lavoratore, non solo la proprieta’, non solo il management).

Questo faro non deve mai venir spento nella conduzione del governo della citta’. Non sfuggo infine all’invito del Segretario a dire cosa si pensa del prossimo referendum sui temi del lavoro. Ho troppa stima della CGIL per non dire con amichevole franchezza che i due quesiti non mi paiono idonei ad essere sottoposti ad un referendum al quale e’ chiamato a partecipare l’intero corpo elettorale. I quesiti come noto, non hanno nulla a che fare con la riforma del mercato del lavoro (job act). I voucher svolgono una funzione positiva se fanno emergere il lavoro nero, assicurando maggiore trasparenza e protezione per la persona coinvolta: per questo furono introdotti; per converso producono un effetto negativo se consentono la trasformazione di lavoro regolare in lavoro accessorio col conseguente abbassamento dello standard di trattamento della persona coinvolta: nei fatti si sono prodotti abusi. Se e’ cosi, si tratta, come il governo sta facendo, di contrastare l’uso improprio dei voucher e ricondurli al loro uso originale, escludendo inoltre la loro applicazione in interi settori quali l’edilizia.

Quanto al quesito in materia di appalti, esso mira a sopprimere la modifica dell’articolo 29 della cosiddetta Legge Biagi del 2003, in materia di solidarieta’ passiva tra committente e appaltatore nei confronti dei lavoratori, disposta dalla legge Fornero del 2012. La modifica che verrebbe soppressa non e’ spiegabile in poche parole. Anche qui, si tratta di promuovere una attenta verifica orientata ne’ piu’ ne’ meno a garantire la tutela dei diritti del lavoratore, con azione diretta o mediata dal sindacato. Nulla, ritengo, che possa essere meglio fatto affidandosi ad un referendum piuttosto che alla azione legislativa e sindacale. A me pare tuttavia che i due quesiti non abbiano gran che a che fare con il condivisibile obiettivo conclamato dal Segretario di ricostruire anche sul territorio un modello sociale nuovo. In generale, diro’ della mia contrarieta’ all’abuso che, negli ultimi 20 anni, si e’ fatto del referendum abrogativo. Materie complesse non si prestano ad essere oggetto di scelte draconiane tra il si e il no, ma piuttosto ad essere oggetto di iniziativa politica, di discussione e quando serve di mediazione.

Ancor meno e’ accettabile un uso del referendum in chiave propositiva/legislativa attraverso operazioni di taglia e cuci finalizzate a dare al referendum un ruolo che la Costituzione non prevede. Non parlo sia chiaro del referendum confermativo del dicembre scorso, che ha giustamente visto una grande partecipazione di popolo, trattando materia di assoluto interesse generale in applicazione del dettato costituzionale. “Il secondo e’ la questione legalita’. Ho gia’ detto che il criterio dell’offerta economicamente piu’ vantaggiosa negli appalti di opere e di servizi diventa quello preferenziale nella scelta del contraente ed e’ stato reso obbligatorio in alcuni campi in cui e’ fondamentale l’utilizzo di manodopera (es. servizi di pulizia, servizi sociali ed assistenziali, ristorazione ospedaliera e per i servizi scolastici).

Il nuovo codice degli appalti del 2016 introduce finalmente nella norma il principio di trasparenza nella partecipazione dei portatori di interessi e lo strumento del dibattito pubblico: in particolare tale strumento viene reso obbligatorio per le grandi opere infrastrutturali aventi impatto rilevante sull’ambiente, sulle citta’ e sull’assetto del territorio. Con il progetto di fattibilita’ tecnica ed economica, il rating di impresa, e il nuovo contratto di partenariato pubblico-privato rappresentano, a mio avviso, assieme al grande ruolo affidato all’ANAC, sono stati finalmente introdotti presidi molto utili a garanzia della legalita’ nella gestione amministrativa. Sul welfare. Dico con chiarezza che nella mia idea amministrativa, la continuita’ prevale sui cambiamenti. Parma ha alle spalle una grandissima tradizione di amministrazione dei servizi sociali creata dalle storiche amministrazioni della sinistra, alla quale le amministrazioni via via succedutesi hanno giustamente dato sostanziale continuita’. L’asse politico rimarra’ quello del rapporto pubblico / privato, che nella nostra specifica realta’ ha dato complessivamente risultati buoni o piu’ che buoni. Alla gestione diretta dei servizi, da non abbandonare, va proseguito l’affiancamento del ricorso all’appalto, all’attivazione delle societa’ miste, al projet financing e all’accreditamento delle strutture di qualita’. Fondamentale che nelle mani dell’Amministrazione rimangano i poteri di indirizzo e di controllo. La copertura dei servizi per l’infanzia e’ a Parma gia’ al di sopra degli standard medi europei. Cio’ non impedisce di pensare e agire per un ulteriore sviluppo delle coperture, nella consapevolezza dell’importanza di questi servizi per l’occupazione femminile e per il sostegno conseguente del reddito familiare. Analogo discorso per i servizi socio assistenziali alla disabilita’ e alla quarta eta’.

Andra’ invece rivista in profondita’ la politica tariffaria, da adeguare alle crescenti difficolta’ di molte famiglie e da rapportare ai benefici indotti dall’aiuto che i servizi rendono alla famiglia e particolarmente alla donna. Una valutazione approfondita dovra’ essere portata alle politiche di sostegno ai redditi insufficienti e di mitigazione delle poverta’, nel contesto di una piu’ generale azione di sviluppo dell’economia, di incremento dell’occupazione, di lotta alle diseguaglianze sociali. Sulla proposta finale del Segratario Bussandri: volentieri partecipera’ a tavoli di confronto sui temi qui trattati, ai fini di un maggiore chiarimento e dell’auspicabile avvicinamento delle posizioni. A questi tavoli siano chiamati i soggetti interessati, a cominciare dai sindacati di tutte le tre confederazioni. Interpolando la frase finale di Bussandri diro’ che se poi all’impegno seguiranno i fatti, mi sento di poter dire che Gentian Alimadhi sara’ interlocutore leale e propositivo”.

Lettera del segretario Cgil Massimo Bussandri ai candidati

Lavoro, legalità e welfare, questioni cruciali su cui si sta dibattendo poco

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