6 Maggio 2018

ALBERTO PASINI, “La carovana dello Shah di Persia”

ALBERTO PASINI, “La carovana dello Shah di Persia”

L’opera è esposta alla Magnani Rocca fino al primo luglio nell’ambito della mostra interamente dedicata al pittore parmense


L’orientalismo si traduce nel pittore parmense Alberto Pasini in un originale tentativo, insieme tardo-romantico e verista, di soddisfare il desiderio di scoperta di mondi sconosciuti, di dar valore al sentimento dell’esotico, anche se condotto con la verità, la minuzia, il bello stile, il vivace cromatismo, tipici del suo modo narrativo, combinando elementi apparentemente opposti e dando vita a un personalissimo reportage dall’Ottocento.
Nel suo capolavoro – La carovana dello Shah di Persia del 1867 esposto alla Fondazione Magnani-Rocca di Mamiano fino al 1° luglio – lo spazio che vi si trova racchiuso è immenso, dilaga da ogni parte fino a una lontananza dove nembi di polvere indicano il movimento della sterminata carovana costituita da “figurine” che si muovono in un paesaggio soverchiante; si dilata il deserto, limitato solo dagli aridi monti rocciosi; incombe sulla scena, avvolgendola, il grande cielo nuvoloso. In nessun secolo, come nell’Ottocento, si sono dipinte nuvole, di ogni forma, luce, spessore e bellezza; quelle di Pasini sono tra le più spettacolari. Nella grandiosa costruzione del grandissimo dipinto si avverte il senso dell’ignoto; l’Oriente è la frontiera estrema con cui si confronta l’individuo, frontiera non sovrumana come nella grande pittura romantica ma reale o filtrata dalla mente del pittore.
Pasini trattiene dalla tradizione romantica una dimensione epica che coniuga non più col mito, con la religione o la grande storia ma con l’esperienza nelle terre d’Oriente, rendendo leggenda il presente. La caratteristica precisione grafica dell’artista, che risente della pratica incisoria, appare evidente nella resa del folto drappello che accompagna lo Shah, quasi un suggerimento della marcia trionfale dell’Aida. Avvolge la scena una luce chiarissima e trasparente in cui si esaltano i colori e si stagliano netti i contorni; come da vulcani primordiali pare si levino le grandi nubi che invadono la tersa luminosità del cielo, di un azzurro senza fine che pare preso dai quadri di Canaletto e Guardi.

A cura di Stefano Roffi, direttore della Fondazione Magnani Rocca

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