8 Maggio 2016

Al via la II edizione del World Food Research and Innovation Forum

Al via la II edizione del World Food Research and Innovation Forum

Lunedì e martedì all’Auditorium Paganini il Forum mondiale per la ricerca e l’innovazione alimentare. Tra gli ospiti: il ministro Martina e il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini


Dal cuore della Food Valley, a Parma, che ospita anche la sede dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare, la Regione Emilia-Romagna rilancia il proprio impegno su temi di importanza strategica per il futuro del pianeta, a partire dall’accesso al cibo sicuro e in quantità sufficiente per tutti.

Lo fa attraverso la seconda edizione del World Food Research and Innovation Forum, il forum internazionale sulla ricerca, la sostenibilità e la sicurezza nel settore agroalimentare promosso dalla Regione con il contributo di ASTER, consorzio per l’innovazione e la ricerca industriale – che oggi e domani all’Auditorium “Niccolò Paganini” – apre a Parma la diciottesima edizione di Cibus, il Salone Internazionale dell’alimentazione.

“Dopo il debutto ad Expo Milano 2015 – sottolinea il presidente della Regione, Stefano Bonaccini – questo secondo appuntamento del Forum è una grande occasione per fare rete e per dare risposte concrete alle sfide che ci attendono, prima fra tutte quella di sfamare, garantendo al tempo stesso la sicurezza alimentare e la sostenibilità ambientale, nove miliardi di persone nei prossimi decenni. Puntiamo su un’agricoltura innovativa, e lo facciamo destinando al Piano di sviluppo rurale oltre la metà dei 2,5 miliardi di fondi europei disponibili per l’Emilia-Romagna fino al 2020. Ma lo facciamo anche in un’ottica di cooperazione strategica, e non semplicemente solidaristica, con altri Paesi del mondo, tra cui la Cina, dove nel Guandong abbiamo firmato un’intesa che al primo posto mette proprio la sicurezza alimentare. Per il futuro guardiamo a nuovi mercati, ma anche a nuovi partner: vogliamo aprire un canale con l’Africa e riattivarlo con il Sudamerica, mettendo a disposizione il nostro patrimonio di esperienze sull’agricoltura sostenibile, in grado di soddisfare esigenze produttive e preservare al tempo stesso le risorse ambientali”.

Possono le istituzioni, le reti internazionali, il mondo della ricerca e le imprese, insieme, vincere la sfida di garantire cibo sano e sicuro per tutti? Qual è l’eredità di Expo 2015? Come contribuiscono concretamente gli attori locali e globali al raggiungimento degli obiettivi dell’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile? Quale apporto possono offrire ricerca, innovazione e nuove tecnologie? A queste domande cercheranno di dare risposta esperti provenienti da tutto il mondo.

L’obiettivo è quello di favorire la condivisione di ricerche, esperienze e saperi, e al tempo stesso di sollecitare l’attuazione di politiche che vadano nella medesima direzione.

Il Forum, infatti, si riunisce ogni due anni, ma promuove una piattaforma permanente di dialogo per elaborare strategie di sviluppo sostenibile in campo agroalimentare a supporto dei Governi, della comunità scientifica e delle istituzioni internazionali.

Il confronto, che nella mattinata inaugurale ospita il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, chiama a raccolta alcuni dei massimi esperti della ricerca internazionale, a partire da Sanjaya Rajaram, vincitore nel 2014 del World Food Prize, il Nobel del cibo.

Partecipano, inoltre, rappresentanti della Commissione Europea, di World Bank, FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura), EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), FDA Usa (Food and Drug Administration), FDA China (China Food and Drug Administration), UNIDO (Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale), IFAD (Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo), BEI (Banca Europea per gli Investimenti), EIT(Istituto Europeo per l’Innovazione e la Tecnologia), JRC (Joint Research Centre), CGIAR (Consultative Group on International Agricultural Research), CAAS (Accademia cinese delle scienze agricole). Completano il panel dei relatori rappresentanti di multinazionali italiane ed estere (Barilla, Nestlè, Unilever, Granarolo, Google).

La sfida è quella di ripensare l’organizzazione della produzione agricola puntando su innovazione e tecnologia. Settori in cui l’Emilia-Romagna è chiamata a giocare un ruolo di primo piano, per la qualità del suo sistema agroalimentare, l’eccellenza e la distintività dei prodotti, la capacità di competere sui mercati internazionali, la rete dei centri di ricerca e università e l’attenzione che da sempre dedica agli aspetti del lavoro. Numerosi i progetti innovativi che può portare come esempi di buone pratiche: tra gli altri, il Climate ChangER, che è stato sperimentato in cinquanta aziende agricole della regione e ha dimostrato come si possano ridurre fino al 25% le emissioni di gas serra di origine agricola, senza diminuire le rese. O i Goi, i “Gruppi operativi per l’innovazione” che coinvolgono imprese agricole ed enti di ricerca per migliorare le perfomance ambientali e ridurre l’impatto su acqua, aria e suolo: una novità del Programma di sviluppo rurale 2014-2020, a cui la Regione ha destinato 50 milioni di euro.

Le tre sessioni del Forum

Il convegno si articola in tre sessioni. Le strategie europee per la ricerca e l’innovazione alimentare nel settore dell’agricoltura e della bio-economia; gli scenari e i progetti delle imprese sull’alimentazione; la finanza alimentare, tra le novità di questa edizione, tema più che mai attuale in un contesto globale dominato dalle grandi multinazionali, che vede troppo spesso il cibo ridotto a mera commodity. Da qui la necessità di definire nuovi strumenti di finanziamento per lo sviluppo delle piccole comunità rurali del sud del mondo.

Alla tavola rotonda finale è affidato il compito di tirare le fila sui tre eventi che hanno segnato un cambio di passo nella discussione sullo sviluppo sostenibile: Expo 2015, Agenda 2030 dell’Onu e Conferenza sul clima di Parigi.

I contributi degli assessori Simona Caselli, Patrizio Bianchi e Palma Costi

A portare il contributo della Regione Emilia-Romagna saranno, oltre al presidente, che aprirà e chiuderà il Forum, l’assessore all’Agricoltura, Simona Caselli (alla quale è affidata la guida della terza sessione, la mattina del 10), l’assessore all’Università, ricerca e lavoro, Patrizio Bianchi (che interverrà alla fine della prima sessione, la mattina del 9) e l’assessore alle Attività produttive, Palma Costi (che aprirà i lavori della seconda sessione, in programma il pomeriggio del 9).

Simona Caselli: “Per due giorni Parma riunisce per la prima volta personalità di prestigio internazionale. Un risultato non scontato, che è per noi motivo di orgoglio e che fa onore a questo territorio. Siamo una delle regioni leader dell’agroalimentare europeo, vogliamo anche essere la sede del pensiero legato alla produzione di cibo sicuro e in quantità sufficiente per tutti, secondo la più autentica eredità di Expo. Quello che siamo oggi lo dobbiamo a un impegno collettivo e continuato nel tempo, da un lato nel campo dell’aggregazione, dall’altro in quello dell’innovazione e della ricerca. Con il Forum mettiamo a disposizione questa nostra esperienza in un’ottica di dialogo e confronto con il resto del mondo. Abbiamo le carte in regola per farlo, forti di un’agricoltura capace di coniugare qualità, sicurezza, innovazione e rispetto dell’ambiente”.  

Patrizio Bianchi: In un mondo globale continuare ad investire nella ricerca di alta qualità nell’agrifood è fondamentale, non solo per l’equità e per l’uguaglianza, ma anche per la sostenibilità dell’intero pianeta. Ciò è particolarmente vero in un momento di enormi cambiamenti geopolitici, che comportano rischi di marginalizzazione dell’intera Europa di fronte a dinamiche economiche che mantengono la loro centralità, nonostante la riduzione dei tassi di crescita, nell’area asiatica e pacifica. Ma la ricerca, il trasferimento e la diffusione dei suoi esiti dipendono dalla qualità delle risorse umane impiegate, pertanto dall’investimento che sapremo garantire sulle competenze delle persone”.

Palma Costi: Il contributo che l’Emilia-Romagna può dare a questa discussione nasce da esperienze concrete e di eccellenza. A partire dalla piattaforma agroalimentare costituita dalla Rete alta tecnologia, con i suoi laboratori di ricerca, i centri per l’innovazione e le Università: una realtà nata per stimolare soluzioni innovative applicabili all’industria agroalimentare, nella quale operano cinquanta start up. Aziende che lavorano per raggiungere obiettivi concreti e di interesse comune: rendere più sicuri i cibi su larga scala e allungarne la vita allo scaffale, creare varietà colturali più resistenti alle malattie, controllare in tempo e in maniera meno invasiva possibile la qualità degli alimenti, riutilizzare gli scarti dell’industria agroalimentare. Proprio per la vocazione del nostro territorio, le imprese impegnate sui temi del ‘food security-safety-sustainability’ possono essere protagoniste del percorso di cambiamento che il Forum promuove”.

“L’industria alimentare italiana può fornire un contributo insostituibile al raggiungimento di questi obiettivi essendo il nostro modello produttivo estremamente efficiente e nel contempo altamente sostenibile – ha sottolineato Luigi Scordamaglia, Presidente di Federalimentare – Su questi temi ciascun paese, ciascuna istituzione governativa e non e ciascun azienda non possono lavorare singolarmente, ma solo all’interno di un unico sistema. E il World Food Forum è la piattaforma ideale per sviluppare ed esaltare tutte queste sinergie. Indubbiamente una delle migliori eredità che EXPO poteva lasciarci”.

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