17 Novembre 2016

Al Maggiore il terzo caso in Italia di valvola aortica inserita per via ascellare

Al Maggiore il terzo caso in Italia di valvola aortica inserita per via ascellare

L’intervento è stato eseguito su un paziente di 81 anni a rischio operatorio, che dopo sei giorni è stato dimesso


Il terzo impianto valvolare aortico per via percutanea trans-ascellare eseguito in Italia è stato portato a compimento proprio l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma. Un intervento innovativo – eseguito la scorsa settimana – per l’accesso utilizzato, creato con una incisione di alcuni millimetri nella zona ascellare, che consente di raggiungere in modo diretto la valvola aortica del cuore, caratterizzata in questo caso da restringimento (stenosi).

La scelta, che lo configura come di assoluta innovazione, è stata determinata dalle condizioni generali di salute del paziente. La via trans-femorale e quella trans-apicale, utilizzate più di frequente in casi simili, risultavano, infatti, entrambe non accessibili per potenziali gravi complicanze. L’aspetto fondamentale della tecnica riguarda l’accurata selezione e preparazione del paziente che viene sottoposto a approfonditi accertamenti preliminari – quali ecocardiografia, coronarografia e Tac – indispensabili per delineare le modalità di esecuzione dell’intervento e valutare con la massima accuratezza possibile i rischi potenziali.

In questo caso, dunque, l’intervento è stato realizzato da un’équipe multidisciplinare composta dal cardiologo Luigi Vignali e dai cardiochirurghi Andrea Agostinelli e Bruno Borrello, in una delle sale operatorie della Cardiochirurgia dell’Ospedale di Parma, diretta da Tiziano Gherli. Due sole ore di sala operatoria per un paziente di 81 anni, con rischio operatorio elevato per età, sovrappeso, diabete e ridotta autonomia, destinato diversamente a un iter chirurgico pericoloso e complesso con intervento a cuore aperto e circolazione extracorporea.

La scelta praticata dall’équipe multiprofessionale del Maggiore, invece, ha consentito l’inserimento della nuova valvola aortica all’interno di quella nativa malata, grazie a uno speciale introduttore concepito per proteggere il vaso durante la manovra e guidato sotto controllo radiologico continuo. Prima dell’inserimento, la nuova protesi è stata compressa e resa sottile come una matita allo scopo di consentirne l’inserimento attraverso una arteria periferica, senza dover fermare il cuore. Il tutto, con il contenimento della pratica chirurgica a una piccolissima incisione nella zona del cavo ascellare sinistro.

L’équipe multidisciplinare sottolinea le parole d’ordine di questi casi complessi: valutare e selezionare con cura e precisione. Una modalità che all’ottantunenne di Cesena ha consentito il risveglio dall’anestesia già pochi minuti dopo l’intervento, una pratica che ora gli consente di essere già a casa, dopo soli sei giorni di osservazione post-operatoria.

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