23 Aprile 2016

Aemilia. La mafia c’è, lo dicono i giudici. Prescrizione per Bernini

Aemilia. La mafia c’è, lo dicono i giudici. Prescrizione per Bernini

Infiltrazioni mafiose, arrivano 58 condanne per complessivi 305 anni. Per l’ex-assessore FI reato derubricato e prescritto


Esisteva un sistema di corruzione, ormai radicato, che coinvolgeva poliziotti, giornalisti, tecnici del Comune, fiscalisti, imprenditori e mafiosi. Questo è quanto emerge dalle prime condanne nel processo Aemilia, 58 persone per 305 anni ed una priva verità giuridica, dopo indagini e accuse.

Cade il comune di Brescello, sciolto per mafia, ma vengono riconosciuti risarcimenti anche al comune di Reggio Emilia e Sala Baganza, oltre ad altre realtà del reggiano. L’Emilia Romagna si sveglia malamente, rendendosi conto di essere vulnerabile alla criminalità organizzata, eppure guardando quei volti, come il pentito Giglio, sembrano storie che riguardano sempre altri.

Nella nostra provincia adesso sono i giudici a scrivere, nero su bianco, che gli affari si facevano, o li facevano, imprenditori e imprese: a Parma, Langhirano, Sorbolo. Criminali che cercavano di condizionare i voti delle elezioni dei sindaci, come a Sala Baganza. E probabilmente quello che è emerso è solo una parte di ciò che ancora succede.

Intanto le prime condanne nel processo Aemilia, rappresentano anche la fine delle vicissitudini giudiziarie di Giovanni Paolo Bernini, ex assessore della giunta Vignali di Forza Italia, che parla apertamente di processo politico con la “volontà di voler colpire il centrodestra in Emilia”, facendo riferimento all’assoluzione anche di Giuseppe Pagliani, capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale a Reggio Emilia, che ha scontato 21 giorni di reclusione .

L’ex presidente del consiglio comunale e poi assessore del Comune di Parma era accusato di scambio elettorale politico-mafioso, reato che è stato derubricato in corruzione elettorale, facendo scattare la prescrizione, essendo i fatti risalenti al 2007 e il reato prescritto dopo cinque anni. Non è stata dunque rilevata la presenza di voto di scambio tra politica e mafia.

Per Bernini, dunque, non luogo a procedere. “Io non ho mai perso la fiducia nella giustizia, nonostante un accanimento giudiziario nei miei confronti”, ha commentato così la propria uscita dal processo tra i rapporti politica, affari e mafia Giovanni Paolo Bernini.

Al Comune di Sala Baganza, che si è costituito parte civile da tempo, mentre il Comune di Parma lo ha fatto il 23 marzo scorso, viene riconosciuto un risarcimento di 150mila euro.

Complessivamente, come detto, sono state 58 le condanne per un totale di 305 anni, 12 le assoluzioni, all’imprenditore edile Giuseppe Giglio, che si era pentito, sono stati inflitti 14 anni, la richiesta era di 20 anni. Condannati anche il giornalista Marco Gibertini (per lui 9 anni e 4 mesi) e i poliziotti Antonio Cianflone e Domenico Misiano (12 anni 8 mesi), ufficio stampa della questura di Reggio Emilia. Condannati anche a otto mesi la fiscalista bolognese Roberta Tattini, per concorso esterno e Giulio Gerrini, capo dell’ufficio tecnico del Comune di Finale Emilia (due anni e quattro mesi).

 

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