20 marzo 2016

Villa Matilde: la tirocinante denuncia, il direttore non le crede

Villa Matilde: la tirocinante denuncia, il direttore non le crede

Il direttore indagato per omessa denuncia sarebbe stato informato dalla giovane tirocinante. Il presidente KCS si scusa: “E’ mancata la vigilanza, ci costituiremo parte civile contro operatori”


 

“Se ha visto qualcosa si rivolga ai carabinieri”, sarebbero queste le frasi che la tirocinante dichiara essersi sentita dire quando, spaventata e indignata, ha cercato di riferire quello che aveva visto fare a dei pazienti della struttura Villa Matilde di Neviano da parte di un’operatrice.

La giovane aveva visto un degente che aveva fatto cadere un piatto di pasta, si tratta di pazienti affetti da Alzheimer o da malattie psicologiche invalidanti, ma invece di aiutarla, un’operatrice lo aveva costretto a inginocchiarsi e a mangiare la pasta sul pavimento.

La denuncia non arriva ai carabinieri, ma la voce giunge invece alla responsabile della violenza che, a sua volta, minaccia la giovane tirocinante di farle del male e danneggiarle l’automobile, se avesse insistito nel suo intento di far emergere quello che stava accadendo. E tutto questo si sarebbe potuto anche fermare in quel momento, se si fosse trattato di un fatto episodico.

Il problema è che i maltrattamenti e le sevizie secondo gli accertamenti iniziati alla fine di ottobre 2015, erano tanti, oltre un centinaio, fatti di umiliazioni, offese e violenze. In quello che è stato definito un lager, molti operatori sembravano essere impazziti, aver perso il contatto con una realtà, che solo il semplice inserimento di una tirocinante, una persona esterna ad abitudini e violenze diventate follemente banale quotidianità, ha potuto portare alla luce,

Arriva la denuncia e nella casa protetta si installano telecamere al secondo piano, quello che ospita i venti malati, si riscontra che sono 12 le persone oggetto di maltrattamenti. E i responsabili di quegli atti vengono individuati, tramite le immagini.

E così con l’accusa di concorso in maltrattamenti aggravati, ai domiciliari finiscono Silvia Gazzotti, 45 anni, Pietro Di Nuzzo, 30 anni, Angelo la Macchia 29 anni, Annamaria Selva 49 anni e Angela Palladini, 33 anni, Malika El Wahab 57 anni e Hafida El Fathaoui 36 anni. Mentre altri cinque dipendenti della struttura che risultano indagati.

Una situazione talmente evidente che anche per la difesa non rimane che ammettere la gravità generale della situazione, cercando di lavorare sui differenti gradi di responsabilità: “Gli inquirenti hanno fatto un lavoro molto minuzioso e scrupoloso: la situazione descritta appare grave. Tuttavia occorre valutare con attenzione le singole responsabilità attraverso l’ esame dell’intero materiale investigativo. Ed è opportuno aspettare l’esito degli interrogatori, che si terranno nei prossimi giorni, per chiarire meglio le posizioni di ogni indagato”, ha dichiarato l’avvocato di due delle persone coinvolte legale Domenico Noris Bucchi.

E intanto il presidente KCS, proprietari della struttura, si scusa: “E’ mancata la vigilanza, ci costituiremo parte civile contro operatori”

 

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