13 novembre 2015

Scuola per l’Europa: la storia infinita


La vicenda della Scuola europea parmigiana inizia nel 2010 e prosegue per anni, tra ritardi, errori tecnici, ripensamenti e, soprattutto, lunghe attese


18 dicembre 2010: Vignali, avvolto in un cappotto scuro, con un casco da operaio in testa e un secchio pieno di cemento accanto, posa la prima pietra della Scuola per l’Europa parmigiana. Tutti, intorno a lui, sorridono. 7 edifici, una sorta di “campus dell’istruzione” lo definisce Vignali, che aggiunge: «Questa struttura, insieme alla nuova sede Efsa e alla scuola di alta formazione, farà diventare Parma un polo europeo della sicurezza alimentare». Insomma, l’ennesima eccellenza parmigiana, l’ennesimo motivo di orgoglio, l’ennesima ragione di soddisfazione per una città che, passo dopo passo, diventa famosa nel mondo. L’impresa Co.ge di Parma e l’Unieco di Reggio Emilia, insieme per un unico obiettivo: “costruire per l’Europa”. La fine dei lavori è prevista per l’aprile 2012, con un investimento complessivo di 30 milioni di euro. Murata, nella prima pietra della Scuola, una pergamena, simbolo dell’inizio di un percorso europeo destinato a durare nel tempo. L’appalto affidato dalla Stu Authority a Co.ge e Unieco di 23 mln di euro si concluderà in tempi record e la struttura avrà importanti soluzioni mirate al risparmio energetico. Insomma, il cantiere e la città hanno lo sguardo verso l’Europa.

Ma questa storia non sembra destinata ad avere un lieto fine. Gli anni passano, l’aprile 2012 è superato abbondantemente, cambia la giunta comunale e approda il nuovissimo Movimento 5 Stelle. A Parma si susseguono i cambiamenti, ma la Scuola per l’Europa cade nell’oblio, versa in uno stato vegetativo, in un coma che fa arrabbiare tutti, in primis gli studenti. La situazione attuale della Scuola per l’Europa è ferma, bloccata, incatenata come quella pergamena rinchiusa nel cemento. Gli studenti sono costretti a fare lezione in aule inadeguate, spesso non a norma di sicurezza, divise tra via Saffi e via Toscana. Per non parlare della mensa: i ragazzi hanno poco tempo per pranzare in un’aula sovraffollata e molti preferiscono mangiare qualcosa fuori. Una mamma racconta che in via Saffi, addirittura, gli studenti si adattano a consumare cibo precotto e preconfezionato con il vassoio posato sulle gambe lungo la scala. Non esiste uno spazio per la ricreazione, le palestre sono dislocate in altri punti della città, la comunicazione tra scuola e genitori è pari a zero, il dirigente è arrivato con un mese di ritardo, le iscrizioni sono bloccate da due anni, mancano gli insegnanti, e gli assistenti scolastici che assicurano sorveglianza sono 2 anziché 4, dunque mancano 106 ore di sorveglianza in via Saffi e 64 in via Toscana. A questo, si aggiungono i 33 docenti che non percepiscono lo stipendio. Una situazione insostenibile, e lo sanno bene i genitori riuniti nell’Agsep.

Ma cosa è successo in questi lunghi 5 anni? Per scoprirlo, guardate l’inchiesta.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono segnalati. *

*Svolgi l'operazione * Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.