6 febbraio 2017

Videoinchiesta: ASILI SEMPRE PIÙ VUOTI


Dopo cinque anni sono oltre 500 le famiglie che non chiedono più di iscriversi all’asilo. Il servizio si è ridotto di oltre 200 posti e i genitori cercano sempre più spesso soluzioni alternative. Rette troppo alte


Gli asili di Parma sono sempre più vuoti. Dopo cinque anni sono oltre 500 le famiglie che non chiedono più di iscriversi all’asilo. Il servizio si è ridotto di oltre 200 posti e i genitori cercano sempre più spesso soluzioni alternative per fare crescere i loro figli. Ma come si è arrivati a tutto questo, dopo anni di continua crescita e rincorse per cercare di accedere a quello che veniva considerato un prezioso servizio del Comune? In due mosse: rette molto alte e una riorganizzazione sbagliata. Quest’anno le rette, quasi raddoppiate nel 2013 per recuperare i debiti del Comune, resteranno invariate. Gli errori di altri li pagano le famiglie che fanno figli: 650 euro al mese per i nidi e 290 per le materne, con cifre che, per chi ha due bambini, possono superare i mille euro al mese. Non solo rette alte, ma azzeramento del “Quoziente Parma”, l’unica forma che introduceva qualche correttivo “ragionato” sul calcolo delle quote. Un sistema difeso in campagna elettorale, ma poi cancellato per esigenze di bilancio. E così Parma rimane una delle città più care d’Italia. Rispetto a Modena 1.250 euro all’anno in più per la materna e 1.500 per il nido. A Reggio le rette sono più basse di 500 euro all’anno per la materna e 1.100 per il nido. Con differenze, per chi ha due bambini, che possono raggiungere anche i 3.000 euro all’anno.

L’aumento del servizio scatta nel 2013, ma è nel 2015 che esplodono le tensioni più forti tra genitori amministrazione. Quando il Comune, oltre a non rivedere le rette scolastiche, decide di mettere in atto una vera e propria riorganizzazione, che porterà a eliminare oltre 230 posti negli asili, rendendo evidente un progetto di ridimensionamento non più temporaneo, ma definitivo e finalizzato ad un risparmio per le casse del Comune, che magari possa liberare risorse per altri settori. Un progetto economico lascia il posto ad un disegno politico. Tutto questo per recuperare 603.430 euro, vale a dire l’1,7% della spesa complessiva dei servizi per l’infanzia, che è pari a 35 milioni di euro. Meno dello 0,3% del bilancio del Comune di Parma. “Dietro a questa cifra ci sono persone: bambini, educatori, genitori, che vedono minacciati i servizi all’infanzia, il bene più prezioso e strategico per una società civile evoluta. Ne valeva davvero la pena?”, accusano i comitati.

Parola d’ordine: tagliare, anche se poco. Ma si risparmia davvero con il nuovo progetto del Comune? Il fatto è che un aumento delle rette, non comporta automaticamente un aumento delle entrate, anzi, secondo il comitato “Per fare un bambino ci vuole un asilo”, “L’aumento delle rette nel 2013 ha spinto le famiglie più capaci verso strutture private, privando gli asili comunali delle entrate più cospicue”, insomma, un inutile salasso che determina un drastico crollo delle richieste, lascia ad un servizio più debole le rette basse più, andando ad incidere sulla composizione dei bambini che frequentano l’asilo e sacrificando ancor di più didattica e progetti educativi.

L’aumento dei costi ha però una conseguenza immediata sul servizio. E così, se nel 2011-2012, le domande per accedere alle scuole per l’infanzia erano 3.618, nell’anno 2016-2017 sono scese a 3.073. Ben 545 richieste in meno. Famiglie che rinunciano, si allontanano dal servizio pubblico. Non chiedono più di iscrivere i loro bambini all’asilo del Comune: sono 169 in meno alle materne e ben 376 al Nido, dove gli aumenti sono più significativi. Un abbandono non certo determinato dal calo delle nascite che dal 2008 ad oggi è rimasto pressochè invariato. (tabella con i dati: i bambini nati a Parma nel 2008 erano 1721; quelli nel 2009, 1784; nel 2012 erano 1672; nel 2013 erano 1678 e nel 2014 erano 1638. La differenza è minima…)

Ma quello delle rette non è stato il solo problema che il Comune ha incontrato in questi cinque anni di amministrazione, che hanno visto nascere comitati di protesta, come AttivarSi per l’infanzia per il quale il Comune, nel 2015 “avrebbe parlato alla città di riorganizzazione, ma in realtà ha messo a punto una vera e propria riforma. Fatta senza consultare nessuno”.

Il Comune viene accusato della chiusura di metà delle sezioni dell’Asilo Primavera di Fognano, del Girotondo a San Zenone, inaugurato appena a settembre 2014, del nido Arcobaleno di via Martinella, della trasformazione in struttura privata della scuola materna Albero Parlante di Carignano che, man mano che usciranno i 26 bimbi convenzionati, non sarà più disponibile per le graduatorie comunali. Fine della gestione diretta comunale anche per il nido Bolle di Sapone di via Olivieri e la scuola Tartaruga di via Newton.

Ed è proprio la questione del Tartaruga, che sarà oggetto di un altro caso clamoroso: quello e del mancato referendum, con il quale un comitato cittadino ha cercato di evitarne la privatizzazione. C’è voluto un richiamo e la censura del difensore civico regionale e il rischio di un esposto in procura, per obbligare il Comune a rispondere, dopo 7 mesi, prendendosi il tempo necessario per votare la gestione privata dell’asilo, in un concitato consiglio comunale durato fino alle 23 di sera. Un modo per far iniziare l’anno scolastico e annullare ogni effetto della possibile consultazione.

Il Comune rivendica di aver messo in sicurezza alcuni plessi scolastici, ma anche nella gestione dei lavori non sono mancate le polemiche, lo scorso anno come questo. Al Mappamondo è stato fatto un importante intervento sul tetto della struttura, ma non sono state ancora stati fatti interventi di contenimento alle grandi finestre per proteggersi dal freddo. E a Settembre 2016 gli asili Alice, Locomotiva e Zucchero Filato, hanno subito ritardi dei lavori e all’apertura dell’anno scolastico e fino a dicembre scorso, la scuola si presentava ancora un cantiere a cielo aperto.

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