2 marzo 2018

Terme di Baistrocchi: dopo la privatizzazione, saltano stipendi

Terme di Baistrocchi: dopo la privatizzazione, saltano stipendi

I lavoratori senza retribuzione da gennaio, solo due anni fa la vendita alla ADG srl


“Un paio di anni fa, quando l’Istituto Termale Baistrocchi venne acquisito dalla ADG srl, in città i più tirarono un grosso sospiro di sollievo perché dopo un primo bando andato deserto il timore che serpeggiava era quello di una possibile chiusura di questo importante centro.

I debiti ereditati dal Consorzio Termale pubblico erano veramente pesanti, tuttavia in questo biennio di presenza di soggetti privati si è potuto assistere a stipendi erogati sistematicamente in sempre maggiore ritardo (15/20 giorni dopo la scadenza contrattualmente prevista) oltre al fatto che sono stati decurtati unilateralmente (sia pur vero per un modesto importo) con l’obiettivo dichiarato sia di ridurre le spese fisse del personale sia per riportare il più vicino possibile alla scadenza naturale l’erogazione salariale.

Come se ciò non bastasse, in data odierna le organizzazioni sindacali FILCAMS, FISASCAT e UILTUCS sono state informate del fatto che “a causa di spese impreviste sui capitoli manutentivi, non prorogabili in quanto necessarie per garantire l’esercizio della struttura, che hanno gravato su di un periodo già tradizionalmente difficile in termini di flusso di cassa, ADG non è riuscita a corrispondere la mensilità di gennaio entro il mese successivo la maturazione, fatto salvo però il regolare versamento contributivoe che “è comunque intenzione della Società corrispondere le spettanze di gennaio entro il più breve tempo possibile, non appena chiusa l’analisi dei flussi di cassa che possano permettere l’operazione.”

Che altro aggiungere? Che a quanto pare la scadenza della retribuzione dei dipendenti sia considerata l’unica tranquillamente aggirabile per le più disparate motivazioni e che questo ulteriore ritardo impatta ancora più negativamente sui dipendenti (si presume che qualcuno di essi debba fare fronte a spese quotidiane, magari anche a mutui o prestiti con finanziarie…).

Probabile il solito ritornello: che se non fossero arrivati loro la struttura sarebbe stata chiusa, che occorre avere senso di responsabilità, che i lavoratori sono concordi, che le colpe (quali?) e il non capire la situazione è solo dei Sindacati e che sono tutti chiamati a fare sacrifici in un momento di difficoltà per permettere che l’attività prosegua (tutti? o solo i lavoratori dipendenti?).

A questo punto viene naturale chiedersi quali possano essere le prossime spiacevoli strategie da adottare sempre sulle spalle dei lavoratori così come se l’avvicendarsi di tutta una serie di manager e altre figure sia veramente in grado di portare risvolti positivi. Nel frattempo i lavoratori attendono il loro stipendio, che per il momento non si sa quando arriverà”.  Cgil Parma

 

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