24 marzo 2017

Speciale: AEROPORTO VERDI, DA QUI PARTE IL FUTURO

Speciale: AEROPORTO VERDI, DA QUI PARTE IL FUTURO

La trasformazione dello scalo è il tema centrale dello sviluppo di Parma nel prossimo decennio. Chi amministrerà la città dovrà fare scelte determinanti. Per il direttore di Sogeap, Wendler “Lo scalo cargo è un’opportunità per il territorio”


Parma si sta avvicinando alle elezioni amministrative. La rosa dei candidati si sta completando, i programmi iniziano a prendere forma, ma in questa fase restano ancora abbastanza generici. Ma quale sia il tema centrale, il progetto attorno cui verterà il dibattito e si determinerà lo sviluppo della città nella prossima decade, lo si sa già: è l’aeroporto.

Lo scorso novembre è stato presentato il grande piano di rilancio, un rilancio che passa attraverso l’affermazione di una nuova identità del Verdi, assai diversa da quella cui eravamo abituati, e che verte attorno ad una parola chiave, la parola cargo. A fine 2016 tutti gli attori istituzionali, a partire dal presidente della Regione Stefano Bonaccini, compatti, hanno sottoscritto l’opzione che prevede la trasformazione dell’aeroporto in scalo cargo di portata internazionale. E la Regione ha immediatamente reso disponibili 12 milioni di euro a sostegno del piano, un impegno mai preso negli anni scorsi. Si è già individuato il vettore partner, la compagnia Etihad, con sede ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti.

La conversione dello scalo, che comunque non sarebbe esclusiva, visto che il servizio passeggeri sarà mantenuto anche in futuro, è una grande opportunità economica per la città, ma per coglierla sarà necessario ripensare completamente l’area nord. E qui, chi sarà chiamato a governare Parma nei prossimi anni, dovrà assumersi l’impegno e la responsabilità delle scelte.

Per capire le potenzialità del disegno abbiamo intervistato Federico Wendler, Direttore Generale di Sogeap, la società che gestisce l’Aeroporto G. Verdi.

Direttore, il progetto Cargo è ancora sulla carta o sta avanzando?

“Sta prendendo forma. Ci sono già diversi spedizionieri e clienti che hanno iniziato ad operare a Parma. Nella seconda parte dell’anno l’accordo sottoscritto con Etihad è entrato in fase operativa e Parma è diventato un Transit Point”.

Come funziona il Transit Point?

“Nel Transit Point le merci destinate all’Aeroporto di Malpensa sono visionate, sottoposte ai controlli di sicurezza, sigillate e trasferite, pronte per la spedizione dallo scalo lombardo. La richiesta di utilizzo di questo servizio è in forte crescita e rappresenta un’opportunità e un vantaggio in termini di tempo per le imprese del territorio”.

E la tempistica per lo sviluppo dello scalo?

“Il progetto è una grande opportunità per il territorio. Ovviamente il progetto ancora in fase preliminare, per passare alla fase esecutiva, richiede tempi adeguati e un’espansione non è programmabile prima del 2018 o 2019. Gli interventi strutturali necessari sono già noti, l’allungamento della pista e l’ampliamento del park per gli aerei, che ora ne può gestire solo tre, sono i punti cardine da cui partire”.

Quali sono le potenzialità dello scalo cargo?

“C’è un dato che da solo dà la risposta: nel raggio di 250 km da Parma si produce il 60% del Pil italiano. Inoltre si considerino alcuni fattori di partenza, che privilegiano Parma rispetto ad altri scali, come la prossimità della ferrovia e del casello autostradale che nessun altro aeroporto italiano può vantare. A questa dotazione di partenza va aggiunta la vicinanza con l’interporto, il Cepim, struttura d’avanguardia, già collegata con il porto di La Spezia. Infine, se si porteranno a compimento i progetti riguardanti la Cispadana, Parma avrà una connessione diretta anche con il porto di Ravenna. Allora il punto centrale è se territorio e cittadini credono e hanno interesse nell’infrastruttura”.

La poca distanza con gli altri aeroporti non è un elemento di concorrenzialità?

“No. Il tema vero è l’interesse infrastrutturale. Faccio due esempi. In Germania gli aeroporti di Dusseldorf e Colonia distano tra loro circa 30 km, ma superano rispettivamente i 20 e i 10 milioni di passeggeri. Sempre in Germania, l’aeroporto di Lipsia, specializzato cargo, connesso direttamente al sistema ferroviario, da solo muove oltre 1 milione di tonnellate di merci, più di tutto il sistema aeroportuale italiano. È sbagliato quindi considerare aspetti di concorrenzialità tra aeroporti. Il trasporto è gestito dai vettori, questi scelgono gli aeroporti in base alle potenzialità che intravvedono, come ha fatto Etihad. Da Parma già ora si può decollare in tutte le direzioni e anche questo è un vantaggio non secondario, soprattutto se si considera come si sta sviluppando il sistema delle consegne con lo sviluppo dell’e-commerce. Senza entrare nelle modalità operative dei grandi colossi, basta ricordare che l’utente che ordina online vuole sempre più consegne veloci: e il mercato si sta aprendo anche ai prodotti freschi e quindi all’agroalimentare”.

Il tema ambientale è però un tema non secondario…

“Non esiste in Italia un aeroporto così vicino alla ferrovia. Lo sviluppo dell’intermodalità, quella treno aereo, permette un abbattimento dell’inquinamento e delle emissioni di CO2 rispetto all’attuale sistema di trasporto basato sui camion”.

Per tornare, invece, al trasporto passeggeri, i dati 2016 sono in crescita…

“Sì, è un segnale positivo. Abbiamo 200mila passeggeri, ma soprattutto i voli charter sono passati da 61 a 158. I tour operator stanno ricominciando a lavorare”.

I voli di linea invece hanno perso Londra. La tratta sarà ripristinata?

“Il volo Parma Londra nel 2016 ha portato 20.214 passeggeri, un decimo della portata dell’aeroporto. Il vettore Ryan Air non l’ha reputato remunerativo, ma anche la comunità locale non l’ha utilizzato molto. Sono confermate le tre destinazioni attuali, che in estate saranno rafforzate. Cagliari passerà da due a cinque voli, Trapani da tre a sei e Chisinau da due a quattro”.

(Servizio a cura di Daniele Paterlini e Rosaria Frisina)

 

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