21 marzo 2018

Essere scout significa anche aiutare i malati

Essere scout significa anche aiutare i malati

Un gruppo di ragazzi ha incontrato i giovani pazienti del Centro Cardinal Ferrari per uno scambio di esperienze ed emozioni


Seduti ad un tavolo come vecchi amici, alcuni giovani scout, con età compresa tra i diciassette e i diciannove anni, e tre pazienti pressoché coetanei del Centro Cardinal Ferrari di Fontanellato hanno trascorso una mattinata di condivisione intensa e gioiosa.

L’incontro è stato organizzato dai Foulard Blanc di Parma e Fidenza, i gruppi scout al servizio dei giovani e degli ammalati, insieme alla psicoterapeuta Benedetta Basagni, membro del team di Psicologia del Centro, specializzato nel favorire l’accettazione della malattia e nel sostegno alla realizzazione di una nuova vita appagante, nonostante i limiti imposti dalla condizione di disabilità. Era presente anche la fisioterapista Katia Cristella.

“Obiettivo dell’incontro – ha spiegato Basagni – era aprire una riflessione sul rapporto con il proprio corpo, per acquisire piena coscienza della responsabilità che occorre avere nei suoi confronti: il corpo, infatti, deve essere custodito nei periodi di salute, curato e gestito nella malattia”.

Esiti di traumi, ad esempio per incidenti stradali, eventi patologici come le emorragie cerebrali o malattie derivanti dall’abuso di sostanze stupefacenti, possono infatti generare una condizione di disabilità per i gravi danni indotti al cervello. Nel Centro di Fontanellato, struttura del gruppo Santo Stefano Riabilitazione, recuperare il più possibile le proprie funzioni fisiche e mentali è l’obiettivo del progetto riabilitativo personalizzato, volto a favorire il ritorno a casa del paziente nella condizione di massima autonomia possibile, anche attraverso il coinvolgimento dei familiari e delle strutture socio-sanitarie del territorio.

“Per i nostri pazienti l’esperienza ha rappresentato un piacevole contatto con la vita esterna all’ospedale e un’occasione preziosa per raccontarsi e condividere la propria nuova condizione” ha concluso la psicoterapeuta.

I giovani scout hanno molto apprezzato la visita, mostrando grande interesse e sensibilità verso le storie personali dei coetanei. “Al termine dell’incontro i ragazzi scout si sono resi conto che il vero servizio non si esaurisce nel fare delle cose ai pazienti, come imboccarli e aiutarli nell’igiene o nella vestizione, ma raggiunge un senso più pieno nell’essere loro accanto, dedicare del tempo ad ascoltarli, creare una relazione” ha detto Beatrice Rizzi, uno dei Foulard Blanc, nonché medico presso una struttura riabilitativa parmense.

La mattinata  di condivisione si è conclusa con la festa di compleanno a sorpresa per uno dei giovani pazienti, che ha ricevuto dagli “amici” scout alcuni elaborati origami e la tradizionale torta.

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