9 giugno 2016

RETE DIRITTI IN CASA. IL 10 PRESIDIO IN VIA BENGASI

RETE DIRITTI IN CASA. IL 10 PRESIDIO IN VIA BENGASI

Oggi a distanza di 8 anni dal primo sgombero e a 4 e mezzo dal secondo la casa rimane abbandonata, fatiscente, pericolante, invasa da topi, con una ricaduta negativa su tutto il quartiere in termini di pericolo, condizioni igieniche, degrado, con costi sociali che ricadono su tutto il vicinato


“La   recente   protesta   degli abitanti della zona  intorno   a   Via   Bengasi   che   lamentano   lo   stato   di abbandono di una grande palazzina privata abbandonata dai proprietari, ci consente di aggiungere alcune considerazioni più generali alle giuste rimostranze fatte dai vicini di casa. La palazzina in oggetto era stata oggetto di ben 2 occupazioni da parte di senza casa: la prima occupazione del 2008 fu opera di un gruppo di rifugiati che non trovavano spazio nei progetti di accoglienza. La seconda fu un’occupazione del 2010 da parte di alcune famiglie e alcuni single che venne appoggiata dalla Rete Diritti in Casa. In entrambe i casi i proprietari ottennero l’intervento  della polizia per far sgomberare l’edificio, giustificando l’urgenza dell’intervento con il fatto che la casa doveva essere ristrutturata per essere venduta. Oggi a distanza di 8 anni dal primo sgombero e a 4 e mezzo dal secondo la casa rimane abbandonata, fatiscente, pericolante, invasa da topi, con una ricaduta negativa su tutto il quartiere in termini di pericolo, condizioni igieniche, degrado, con costi sociali che ricadono su tutto il vicinato.

La proprietà, che era stata tutelata dalla magistratura e dalla polizia a discapito del diritto all’abitare di chi aveva occupato perché mosso da necessità e da reale bisogno, trionfa oggi come diritto  assoluto di  chi arrogantemente pretende di lasciare l’edificio vuoto per anni anche se crea disagio e pericolo a chi vive nelle vicinanze.Via Bengasi non è l’unico esempio: Via Casa Bianca 64, ex Cinema lux, borgo Bosazza 6 e 22, ViaCagliari 30, ex Sovescio in via Bixio, Ex Scuola di Marore, Bunker di Via Pellico. Tutti esempi di edifici la cui   proprietà,  tutta  nelle   mani di grandi  proprietari   immobiliari, è  stata tutelata dalla magistratura   con   sgomberi   a   spese   di   famiglie   e   singoli   in   difficoltà   economica,   poveri   che volevano affermare che le loro esigenze vitali venivano prima di ipotetici interessi speculativi di proprietari che per di più sono anche incapaci di gestire le proprie abbondanti proprietà.Questa palese ingiustizia rischia inoltre di essere riprodotta nell’edificio di Via Zarotto, occupata da8 famiglie e 4 gruppi di single dopo essere rimasta vuota per circa 15 anni. Anche in questo casa una famiglia multiproprietaria di tanti altri immobili  pretende lo sgombero per l’affermazione di un vuoto diritto di proprietà che si pretende superiore al diritto all’esistenza di quasi 40 esseri umani.Questo orientamento dei poteri dello stato in soccorso agli interessi economici di categorie già forti,segna purtroppo una fase in cui una massa sempre più ampia della popolazione sta cadendo nelle maglie della povertà e in cui le politiche pubbliche a sostegno del sociale sono sempre più deboli ed inadeguate. Allo stesso modo in politica economica si affondano i colpi a discapito delle classi subalterne   con   precarizzazione   (jobs   act   docet),   privatizzazioni,   sottrazione   continua   di   diritti acquisiti, sfruttamento intensivo, incentivazione/legalizzazione del lavoro nero.Nel   mentre   diventa   sempre   più   evidente   che   la   soluzione   delle   questioni   sociali   passa obbligatoriamente da una redistribuzione della ricchezza, le classi al potere si rinchiudono in modo sempre più stretto intorno alla difesa dei propri privilegi e per accaparrarsi più quote di ricchezza. Per affrontare con serietà la questione abitativa occorre la requisizione dello sfitto: le case ci sono già   per   tutti.   Se   le   requisizioni   no   le   fanno   le   istituzioni,   le   fanno   coloro   che   hanno   bisogno dell’alloggio. Una casa abitata è comunque meglio di una casa abbandonata, in tutti i sensi. Questa difesa a oltranza della proprietà porta ad effetti nefasti, con costi sociali insostenibili.”

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