4 aprile 2016

“Olive”: uno spazio a misura di donna…e di mamma

“Olive”: uno spazio a misura di donna…e di mamma

Storie di commercio. Il negozio d’abbigliamento in borgo Giacomo Tommasini: una casa, un ritrovo, un punto di riferimento e un posto in cui trovare capi (quasi) unici


Borgo Giacomo Tommasini, una via elegante, ricca di negozi, deliziosa nella sua natura e sorprendente per i suoi angoli. Proprio lì, tra gli altri, spicca “Olive”, nato tre anni fa dall’amore e dalla passione della ventinovenne Laura Reffo.

Partiamo dal nome. Perché “Olive”?
«Ho vissuto due anni in Inghilterra e ho incontrato molte persone con questo nome. Di conseguenza, pensare a questo nome è un po’ come tornare lì. Sono stati due anni belli, ma difficili perché ero in un Paese non mio con una lingua non mia. È stata dura, ma la gente è stata dolce e disponibile nei miei confronti, molti mi son stati dietro e mi hanno fatto sentire a casa. Quindi, quando sono venuta qui ero già certa: il mio negozio l’avrei chiamato “Olive”…e così è stato».

Come nasce l’idea di aprire un negozio di abbigliamento?
«Nasce dalla mia passione: è il mio sogno da quando ero bambina. Mio nonno aveva un negozio di elettrodomestici e mi ha trasmesso la passione del commercio, tanto che mia madre mi racconta che da piccolina incartavo il cane perché volevo venderlo – ride –. Insomma, direi che è una passione innata».

I capi che si trovano qui sono molto ricercati…
«Ci provo. Io non sono di Parma, sono di Padova, mi sono trasferita qui, dopo aver vissuto due anni in Inghilterra, perché il mio compagno gioca a rugby, nelle Zebre. Una volta arrivata in città, avevo voglia di creare qualcosa di mio e così ho deciso di aprire questo negozio. Il mio amore per l’Inghilterra mi porta a vendere anche marche inglesi perché è uno stile che mi piace molto. In Inghilterra, in realtà, ci sono due stili: uno “street”, un po’ aggressivo, e uno “country”, romantico, dolce. A me il romanticismo piace tanto, ma soprattutto mi piace la femminilità, ed è su questo che punto».

Stai avendo riscontro da parte delle parmigiane?
«A differenza di altri miei colleghi ho fatto una scelta: avere due pezzi per ciascun vestito. Mi piace l’individualità, non mi piace che più persone indossino la stessa cosa. Devo dire che sapere che di uno stesso abito ci sono solo due pezzi, piace molto alle persone perché dà la sensazione di unicità».

Perché la scelta di aprire in borgo Tommasini?
«È stato amore a prima vista. È una via piccola, contenuta, è una bomboniera. L’unica nota negativa è la grande competitività tra i negozianti, cosa che non sopporto. Vivi in un acquario dove ci sono gli squali e non è bello perché, anziché farsi la guerra, ci si può aiutare, creando un giusto equilibrio. Differenziandomi con i prodotti che vendo, cerco quindi di evitare la lotta continua del commercio, ma è difficile perché molti clienti inseguono le tendenze, mentre io cerco cose che rispecchiano il mio gusto personale e che sono altre rispetto alle tendenze del momento. La cosa che mi riempie il cuore è camminare per strada e vedere persone che indossano i vestiti che vendo.: l’idea che una persona esca felice da qui è la mia più grande soddisfazione».

Oltre a lavorare, sei anche mamma.
«Esatto, lo sono diventata nove mesi fa. Nonostante questo, non ho mai smesso di lavorare, ho interrotto solo poco prima di partorire. Riesco a conciliare il lavoro con la vita da mamma, sia perché voglio stare con mia figlia, ma anche perché devo: il mio compagno è sempre fuori per lavoro. Lei – Anne Sofie – viene con me in negozio, qui ha la sua piccola palestrina, gioca e, nel frattempo, sta con me. Devo dire che commercianti e vicini mi danno una mano quando c’è tanta gente in negozio, e mi aiutano come possono. Che dire, sono mamma 24 ore su 24 e commerciante di giorno».

Qual è la filosofia di “Olive”?
«Qui i clienti trovano delle amiche. A me piace provare e consigliare. Secondo me, una donna ha bisogno di sentirsi bene con se stessa, soprattutto le mamme: indossare un bel vestito può aiutare a stare bene. Mi piace che qui le persone si sentano a casa, magari arrivano qui e facciamo due chiacchiere. In più, ci sono dei pennarelli: i bambini possono scrivere e disegnare sul vetro. Nel retro, invece, c’è uno spazio in cui le mamme possono cambiare i propri bambini».

Quindi un negozio a misura di mamma?
«Certo, perché a Parma non c’è, a parte alcuni negozi. Nei bar non ci sono fasciatoi, le mamme non sanno dove andare e tante sanno che possono venir qui, cambiare i propri bambini, sedersi e allattare. Il bambino più grande, invece, può disegnare. Così la mamma ha cinque minuti di relax e guardare tutto con tranquillità».

Progetti per il futuro?
«Innanzitutto, far crescere la mia bambina nel miglior modo possibile. E poi il mio sogno sarebbe quello di aprire altri punti vendita e continuare a cercare cose nuove che vanno al di là degli schemi. Questa (l’attività) è stata la mia prima figlia, quindi spero di tirare su anche lei nel migliore dei modi».

 

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