8 luglio 2015

Turismo in crescita? Flussi anomali da Africa e Cina


Sono aumentati i posti di ricezione, ma non in proporzione i turisti. Ci sono pochi parcheggi: 1 ogni 116 abitanti, contro la media nazionale di 1 posto ogni 40. Incerti, Federalberghi: “Più condivisione su come spendere la tassa di soggiorno”


Di Parma si sente spesso parlare, eppure pochi sono coloro che decidono di concedersi una vacanza nella città ducale. A Parma infatti, si parla di turismo da business, quel turismo fondato sugli eventi fieristici e congressuali e che quindi genera un meccanismo inceppato, fatto di periodi alquanto floridi per gli albergatori e altri quasi vuoti. Così, i posti letto aumentano, la capacità ricettiva si fa sempre più imponente, la qualità dei servizi alberghieri cresce giorno dopo giorno, le attese si ampliano, le speranze si dilatano, le illusioni irrompono. E poi giù, verso la realtà, verso il quadro di una città dipinta senza tutti i colori del turismo, senza le giuste metodiche di promozione, carente della capacità di attirare i turisti, sia giovani che non. E chi pensa che questa sia una descrizione troppo severa per una città che cerca di farsi rispettare nel mondo, può guardare i dati, i numeri, le cifre di un turismo che poi tale non è.

Ma andiamo per gradi. Nel 2013, la maggioranza, da sola, senza l’aiuto di nessuno, ha approvato l’istituzione della tassa di soggiorno, introdotta a partire dal 1° luglio di quello stesso anno. E, se inizialmente l’imposta oscillava tra i 50 centesimi e i 2 euro, oggi raggiunge un picco di 3 euro. Cosa comporta tutto questo? «Il turista si sente spaesato – racconta Emio Incerti, Presidente Federalberghi Parma – e i tour operator che muovono migliaia di pullman all’anno, scelgono di pernottare in città in cui non si paga l’imposta, così da non incidere negativamente sul proprio bilancio».

Gli introiti della tassa di soggiorno però, dovrebbero servire, per legge, a promuovere e favorire le iniziative turistiche. Cristiano Casa, assessore al Commercio e al Turismo, confida che il Comune ha utilizzato il ricavato per promuovere eventi come Ingrediente Parma e le Mille Miglia, mentre Incerti sottolinea che, lo scorso anno, gli introiti sono serviti soprattutto per consolidare il Festival Verdi, un Festival che, però, purtroppo, si rivolge quasi esclusivamente ai parmigiani. E dunque, di quale turismo stiamo parlando? Tra l’altro, analizzando i dati forniti dall’Ufficio Statistica della Provincia di Parma e studiati da Ascom e Federalberghi, si evince che il 2014 rappresenta l’anno della ripresa, con un notevole aumento delle presenze turistiche sul territorio. Ma attenzione, anche in questo caso è d’obbligo usare i piedi di piombo, senza lasciarsi trasportare dalla fantasia e dall’illusione che il “Prodotto Parma” sia perfetto così com’è. Proprio così, perché, guardando con occhi critici i dati, è evidente che il percorso di crescita sia dovuto principalmente al “mercato” straniero, fatto, per la maggior parte, di flussi anomali di africani e cinesi. Cosa significa tutto questo? Semplice, i primi giungono sul nostro territorio per trovare ospitalità fuori dal loro Paese d’origine e dunque per cercare di ottenere un permesso di soggiorno, come è dimostrato dalla permanenza media superiore a otto giorni. I cinesi invece, nel 2014, hanno avuto una permanenza media di un giorno sul nostro territorio. Questo significa che, probabilmente, hanno preso parte a circuiti più ampi in cui Parma ha rappresentato semplicemente una tappa di pernottamento; circuiti che, essendosi verificati già nel 2014, non potranno certo essere ripetuti negli anni più prossimi.

Dunque, Parma, il ducato dei Farnese, la terra dei castelli, la città dei parchi e dei prati, non riesce a spiccare il volo verso quella che dovrebbe essere l’economia del futuro. Il settore agroalimentare non basta più, servono nuovi consumi, serve gente che torni sul territorio e che assapori i prodotti locali. E, soprattutto, serve promozione, quella vera, quella che riesce a farsi sentire e che riesce ad attirare gente non solo per le fiere e i congressi, ma anche e soprattutto per la cultura, per la storia, per la musica, per l’arte e per l’architettura. Parma, d’altronde, è la culla di Giuseppe Verdi, la dimora del Teatro Regio e di quel Teatro Farnese invidiato nel mondo. Parma sa parlare, ma non riesce a farsi ascoltare. E dunque tocca all’Amministrazione Comunale, ma anche ai privati, cercare di rendere il territorio sempre più attrattivo. È dalla sinergia tra pubblico e privato che può nascere qualcosa di nuovo e di florido, qualcosa in grado di restituire a Parma ciò che merita, qualcosa che riesca, finalmente, a mettere in luce le sue potenzialità. Servono i grandi eventi, Cibus e il Salone del Camper ne sono la dimostrazione. Ma, come sempre, servono soprattutto le idee, quelle valide, quelle efficaci, quelle mirate.

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