2 agosto 2017

“Les Nuits Barbares”… un successo al Teatro Due

“Les Nuits Barbares”… un successo al Teatro Due

Tra danza e “barbarie” alla riscoperta delle origini della civiltà


Si è rivelata una sintesi tra il mondo della danza e quello barbaro delle origini delle civiltà mediterranee il balletto portato in scena il 17 luglio scorso al Teatro Due all’Arena Shakespeare. Lo spettacolo, in prima nazionale, già dal titolo (“Les Nuits Barbares ou le primiere matins su monde”) rivela il tema che permea le magistrali coreografie dirette da Hervé Koubi: coreografo franco-algerino, ha voluto chiarire al pubblico i motivi che stavano alla base di una scelta così particolare e allo stesso tempo così intima.

Convinto in gioventù di essere “completamente e soltanto” francese, e scoperte in un secondo momento le radici che lo legavano all’Algeria, ha sentito di dover indagare attraverso l’arte cosa leghi visceralmente terre così lontane e allo stesso tempo vicine, unite da un mare, il Mediterraneo, che si fa culla di civiltà.

Non è quindi un caso se il corpo di ballo da lui messo insieme è composto da tredici giovanissimi ragazzi algerini; e nemmeno se il pubblico è messo di fronte a una coreografia molto peculiare, che unisce la grazia della danza alla potenza e precisione proprie dell’arte della guerra. Sì, perché l’arte da sempre ha il potere di cancellare i confini, di eliminare le differenze, e proprio grazie a questo suo potere Koubi dà la possibilità al pubblico di assistere a uno spettacolo che si fa veicolo dell’incontro tra culture, tra religioni diverse, in un periodo -il nostro- saturo di diffidenza e pregiudizi.

Lo sviluppo della coreografia prende l’avvio dunque dall’immagine dello straniero (e dalla paura ancestrale che ne deriva), per studiarla, trasformarla, sublimarla in arte pura. Attraverso una combinazione ideata da Maxime Bodson con arrangiamenti di Guillaume Gabriel tra la musica sacra di Mozart e Fauré, e melodie tradizionali algerine (combinazione che simboleggia il dialogo tra Oriente e Occidente), viene portata in scena l’origine delle antiche civiltà mediterranee, pervasa da un’atmosfera quasi spirituale.

La scelta dei costumi, studiati affinché sublimassero i movimenti e le immagini mistiche evocate, quasi come a voler calare lo spettatore all’interno di un rito religioso, unisce infatti stoffe e gonne che ne amplificano i movimenti, a maschere composte da cristalli di Swarovski che ne potenziano la luce: ecco quindi una sintesi perfetta tra oscurità e splendore, tra civiltà e barbarie, che non si esaurisce nella risoluzione ottenuta ma trova il suo senso compiuto nel dialogo continuo e nella reciproca influenza.

Uno spettacolo quindi che non esaurisce la sua potenza espressiva nella grande abilità tecnica dei ballerini o nella concretezza (e insieme astrazione) delle scene, ma che assume connotati più profondi, simbolici, proprio perché stimola riflessioni che scandagliano temi così vivi e presenti nella quotidianità, cercando di superare la sterilità dei pregiudizi e facendosi portatore di conoscenza: partire dalla notte dei Barbari per approdare “all’alba del mondo”. [Deborah Orlandini]

Ph.: Pierangela Flisi e Roberto Perotti


 

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